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Se potessi avere 2000 euro al mese

Una storia vera con personaggi veri: perfino un Al Capone reduce dal Canada ed un nostalgico gerarca.
Un timido studente dei geometri riavvolge la pellicola della sua vita e si ritrova al capolinea.
È in questo momento che si accorge perché un anziano è materiale di scarto, perfino troppo vecchio per rincorrere i crediti formativi...

Se potessi avere 2000 euro al mese

A colloquio con un Collega over
SE POTESSI AVERE 2000 EURO AL MESE
Ad un soffio dalla cancellazione

Natalino Otto ad un celebre Festival di Sanremo strappò interminabili applausi con un motivetto che –per anni– gli italiani avrebbero canticchiato con il sorriso sulle labbra.
Il celebre ritornello “Se potessi avere 1000 lire al mese” non era soltanto una scanzonata strofetta che accompagnava il rituale casalingo delle massaie oppure la pedalata giornaliera del postino.
Era una vera e propria aspirazione per tutti quelli che le “mille lire al mese” proprio non le avevano mai avute ma che –avendole– avrebbero risolto gli acrotiche manovre del bilancio familiare.
Ecco il perché di questo titolo, non poi tanto fuori dalla nostra realtà.
Tutto inizia con l’incontro di R.A. un Collega di lungo corso con il quale abbiamo intrattenuto un cordiale e simpatico colloquio e che lui ha accettato diventasse una intervista per il nostro notiziario.
Iniziamo con la sua storia: 

Lo hai conosciuto Degasperi?
Vuoi proprio fregarmi? Non avevi altre domande?
E allora ti accontento: non l’ho conosciuto ma da bambino mio padre, tornato da un viaggio in Valsugana, mi raccontò di averlo visto di lato ad una strada con una ruota bucata. Erano gli anni 50 e non tutte le strade erano tavoli da biliardo.

E l’ avventura più spericolata ai tempi di scuola?
La scuola dei geometri era un rifugio peccatorum: poche materie, impegno relativo ed un certo clima goliardico.
L’azzardo più temerario fu la scalata al monumento di Rosmini per mettergli un cappello in testa.
La vicenda finì davanti al preside ma l’omertà prevalse ed i colpevole rimasero impuniti.

Uscito da scuola, trovasti subito da lavorare?
Tutt’altro. Il boom sembrava appena finito ed io ero arrivato in ritardo. Il mio primo lavoretto fu il disegno a mano libera di una bilancia: non fa proprio un capolavoro, ricordo che era un po’ sbilenca, ma guadagnai 2.000 lire.

Erano gli anni delle raccomandazioni?
Non ne so molto in materia. Ricordo che dopo alcuni mesi di “disoccupazione” mio padre mi presentò alla figlia di un noto industriale perché mi trovasse una occupazione. Ero impacciato come uno scolaretto, ma lo era anche lei, giovane, bella, elegante ma intenta a tutt’altre occupazioni che non procurare posti di lavoro.
Questo incontro non sortì alcun esito. Più tardi chiesi di partecipare ad un concorso per l’ENEL ma i voti del mio diploma mi esclusero automaticamente dalla rosa dei candidati.

E allora?
E allora furono anni duri. Girai per mesi con un campionario di mattoni mal cotti e deformi ma non feci breccia come rappresentante di commercio.
Poi finii di fare il tirocinio da disegnatore in una industria di carpenteria metallica. Era inverno ed andavo a lavorare in Vespa: arrivavo con le mani e le orecchie così gelate che credevo di perderle. Ma ricordo soprattutto le ore straordinarie (non pagate) per mettermi in vista ed essere assunto ma il titolare, che poi finì in manette, nemmeno mi pagò per intero quelle “ordinarie”.

Tempi duri?
Sì: non ebbi grandi soddisfazioni. Ricordo che il 4 novembre, giorno della alluvione biblica, pedalavo sotto la pioggia battente per consegnare in cantiere un pacco di chiodi. Ero bagnato fradicio e poi tornai a casa per asciugarmi ed ascoltare le notizie da Trento semi sommersa dall’acqua.
La mia vecchia zietta che abitava alla “Predaia” uscì di casa e vedendo il mare d’acqua tutt’attorno, rimase interdetta e se tornò al sicuro al 4° piano.

Andava tutto a rovescio?
Non proprio. In ufficio mi innamorai come un gatto della segretaria. Stavo proprio male: lavoro o corteggiamento? Pensavo solo a lei. Tornato a casa mi sdraiavo sul letto e pensavo a lei. Stavo proprio male.
Mi tolse d’impiccio il titolare che mi licenziò e così i miei pensieri trovarono altre preoccupazioni meno romantiche.

Così la fortuna non arrivò mai?
Sì, sì arrivò con un incarico che detestai fin dall’inizio: quello di amministratore di un grande condominio.
C’era una sorta di comitato di controllo. Uno era un vecchio gerarca fascista sempre arrabbiato, pignolo, arrogante ed esigente.
Un altro era un malavitoso che a Montriol aveva fatto fortuna con le case per appuntamenti ma era stato “scoperto” e sbugiardato davanti a tutti i condomini con i volantini della sua “storia americana” messi da mano misteriosa in tutte le bussole delle lettere.
Tra gerarchi fascisti ed eredi di Al Capone non mi ci trovai bene…

Ma non fu questa la tua fortuna?
No, non fu questa, ma questa mi permise l’incontro con un Giudice che si trovava a corto di consulenti. Poveraccio; era una persona intelligente e garbata: in tarda età si lasciò morire d’inedia, solo al mondo.
Mi affidò alcuni incarichi e sfondai perché i CTU del tempo erano pochi: tre o quattro.
Le perizie erano di quattro-cinque pagine, i disegni molto pochi. Poche anche le foto.
Devo ammettere che quell’incontro fu una svolta nei miei tormentati inizi.

La strada fu tutta in discesa?
In discesa non lo fu mai, però abbi diverse soddisfazioni.
Non credo di avere mai assunto atteggiamenti di superiorità come molti CTU di adesso; nemmeno nei confronti di chi iniziò l’attività dopo di me.
Cercavo di ascoltare tutti, affermare la mia convinzione ma dare voce ai consulenti di parte: tutto il contrario di ciò che vedo ora, dove certi frettolosi ctu nemmeno leggono le considerazioni dei periti di parte.

E le soddisfazioni economiche?
Anche queste non mancarono. Fui davvero un buon contribuente fintanto che…
Fintanto che, raggiunta l’età della pensione, andai dai Giudici per dire loro che –siccome era necessario “far largo ai giovani”– non avrei più assunto alcun incarico.

Qualcuno ti fu grato quando ti sei fatto da parte?
Nessuno è stato riconoscente. La rinoscenza non è di questo mondo. Pensandoci, proprio nessuno ma ugualmente non me ne pento.
Ho voluto restare in attività perché avendo trascorso una vita in studio non avrei resistito a vagare per la città oppure a cercare qualche hobby che non avevo coltivato.

Ed ora come ti trovi?
A parte la situazione economica che trovo decente, direi che in questa situazione non c’è molto da sorridere.
I rapporti con i colleghi sono molto rarefatti. Quelli con i quali avevi stretta relazione si sono cancellati o seguono i figli ingegneri ed architetti.
L’attività si riduce di molto anche perché non hai più la tua clientela: molte aziende hanno chiuso, altre sono passate di mano.
E così anche gli introiti vanno a picco.

Te ne lamenti?
È giusto che sia così ma vedo molte cose che non vanno.
Persone anziane ma non vecchie, ricche di preparazione, in piena attività si trovano a non avere nulla da fare: nessuno le cerca e sembra che non ci sia più bisogno di loro, salvo spingere le carrozzine dei nipotini quando figli e nuore sono troppo indaffarati.
Oggigiorno, se non servono, gli anziani sono materiale di scarto, subito messi da parte.

Cosa proporresti?
Vedo grandi possibilità nel volontariato. Non solo quello per l’aiuto alle persone in difficoltà.
La mia città sprofonda nello sporco e nell’incuria. Nessuno ha più l’orgoglio di vederla risorgere. Città e paesi vicini fanno invidia per la cura del verde, le manutenzioni e noi offriamo solo rigagnoli delle passeggiate canine, ma anche tante cicche per terra e molti graffiti sui muri…
Gli anziani potrebbero dare grandi esempi anche per contrastare il degrado ed invece sono costretti al loro triste ruolo: lamentarsi in continuazione.

E la vita professionale?
La vita professionale è del tutto a rischio. Se avessi duemila euro al mese, potrei continuare i miei lavoretti senza nulla togliere agli altri. Ma il mio reddito sotto i 20.000 euro l’anno mi mette in grave difficoltà.
Costretto alla contabilità ordinaria, devo avvalermi di un commercialista. Poi pago lo studio, le spese condominiali e circa 5.000 euro di contributi previdenziali fissi.
Tutto diventa più difficile e mi chiedo: “Quest’anno sarà l’ultimo?”

E con i crediti formativi come sei messo?
A quasi 75 anni, costretto ad acquisire i crediti mi fa un po’ ridere. Chiedo agli ingegneri, agli architetti e agli avvocati della mia età, ma nessuno è costretto a farli dopo i 70 anni.
È proprio vero che non si finisce mai di imparare e che gli esami non finiscono mai.
Mica siamo tutti bravi come il nostro amico Cappellini. Nel mucchio c’è anche qualche scamorza come me. Ho imparato abbastanza dalla vita per non sentirmela di tornare nei banchi di scuola!

E del Collegio cosa pensi?
Bravo il Presidente Cova. Ci vuole coraggio per fare il presidente.
Entrare nel Consiglio è solo il primo passo. È dopo che viene il bello!