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Rifiuti: nessuno li vuole eccetto…

Le vicende dei rifiuti in Italia hanno qualcosa di sconvolgente. Dietro alle montagne di rifiuti abbandonati nelle grandi città e all’emergenza, c’è un fiume di denaro, di inefficienza e di criminale attacco all’ambiente.
Un quadro inquietante di un problema che Antonio Fraschella e Sergio Rizzo hanno delineato in un report pubblicato su Repubblica e che riportiamo nelle parti più inquietanti del problema.

Rifiuti: nessuno li vuole eccetto…

Eco balle, un deposito grande come il Principato di Monaco
RIFIUTI: NESSUNO LI VUOLE ECCETTO…
Sconvolgente storia di rifiuti in Italia

Emergenza ambiente, costi e politica
Quante promesse dei politici per ripulire le strade, le città e le campagne dallo squallido scenario di cumuli o montagne di rifiuti?
Ormai non si contano più, così come non si contano i costi sulle spalle dei cittadini, né le montagne di quattrini in tasca a chi lucra dal disastroso fenomeno italiano dei rifiuti.
Dalla inchiesta di Rizzo e Fraschella (La Repubblica 1° settembre 2019) esce un quadro non solo increscioso ma del tutto fallimentare della gestione nazionale dei rifiuti.
Dati alla mano è la carta tornasole di una politica chiacchierona che corre dietro le emergenze ma, appena si affievolisce l’eco dello scandalo, abbandona il problema al proprio destino.
L’ Italia produce 165 milioni di tonnellate l’anno. Un affare da 28miliardi l’anno, 11 dei quali pagati con la Tari, aumentata del 50% al Nord, del 64 al Centro e dell’88 al Sud dal 2009 ad oggi.
La differenziata è ancora troppo contenuta: 66% al Nord, 51% al Centro e 41% al Sud ma –come vedremo– pure la differenziata non gode buona salute. 

Italia divisa in due
Come al solito l’Italia è divisa in due: il Nord attratto dall’Europa ed il Sud che affonda verso il Mediterraneo.
Degli esempi?
Gli impianti di compostaggio sono 427 al Centro Nord e solo 161 al Sud.
Invece i termovalorizzatori sono 28 al Nord, 13 al centro e solo 8 al Sud.
Le discariche (solo quelle legali) sono 51 al Nord, 27 al Centro e 45 al Sud. 
Secondo le stime della commissione parlamentare sui rifiuti una quantità incredibile di monnezza (ben 80 milioni di tonnellate) viaggia su oltre un milione di TIR che la porta a destinazione negli inceneritori del Nord o nei grandi inceneritori d’Europa. Soltanto lo scorso anno i TIR hanno percorso 18 miliardi di chilometri (409mila volte il giro del mondo) producendo oltre otto milioni di tonnellate di CO2.
Dietro questo imponente spreco c’è purtroppo il passaggio delle competenze, fatte all’insegna del federalismo, che ha sottratto il Paese da una programmazione unitaria per lasciarla allo sbando in mano a Regioni, Province o Ambiti ottimali.

Rifiuti che puzzano di criminalità
Il mondo del crimine non si è certo lasciato sfuggire un simile business. L’affare dei trasporti nasce dalla mancanza di impianti al Sud ma la mafia e la ‘ndrangheta non si fanno scrupoli ad ottenere commesse milionarie con recapiti spesso sospetti ed incendi ancor più equivoci. Negli ultimi due anni i roghi sono stati ben 628 ed hanno riguardato impianti, discariche ma in particolare rifiuti speciali in siti di stoccaggio.
Il fenomeno è aumentato in misura impressionante dal momento che la Cina ha chiuso duemila centri di smaltimento respingendo i nostri rifiuti, anche differenziati, perché di pessima qualità. 

L’assurdo delle “eco balle”
La vicenda delle eco-balle ci è costata 180 milioni di sanzioni (120.000 euro al giorno) nei confronti dell’Europa.
La vicenda non è seria ma drammatica solo a pensare com’è stata gestita.
Dal 2001 al 2009 i rifiuti della Campania sono stati impacchettati nelle eco balle in attesa degli inceneritori che non c’erano e non si sono realizzati, promessi dai politici.
Nel frattempo se ne sono accumulate per 5 milioni e 700mila tonnellate: una superficie quasi doppia del Principato di Monaco.
Quando è arrivato il tempo di immetterle negli inceneritori, le eco balle non bruciavano più essendosi trasformate in polvere.
Ed ecco la soluzione: utilizzare macchine “rompiballe” per selezionare la frazione ancora in grado di bruciare.
Con quali costi? Astronomici sicuramente perché la camorra ci ha messo lo zampino e continua a lucrare su questa piaga italiana sempre sanguinante: infatti i terreni dove le balle sono parcheggiate si trovano in zone ad alta densità camorristica e vengono affittati al pubblico con esborsi nell’ordine dei 2 milioni di euro l’anno.

L’ultima beffa
L’ultima beffa che perseguita il nostro Paese riguarda i sacchetti ecologici destinati alla differenziata dei rifiuti organici.
Ci si è accorti che il compost ricavato conteneva frammenti di plastica. Di fatto nei campi veniva sparso compost e frazioni di plastica perché il processo di trasformazione richiedeva tempi diversi.
Finale? 
Alcuni comuni hanno deviato la frazione umida in discarica.
E qui si ricomincia daccapo.

E per finire…
A scuola insegnavano di evitare ad ogni costo il “fervorino finale”, però, stavolta dobbiamo fare una eccezione per cercare una morale di una storia tanto deprimente come quella appena riportata.
Da una parte i bravi cittadini onesti, quelli che credono nel progresso e nelle minacce all’ambiente, che lavorano per una economia circolare.
Però dall’altra parte una altra grande massa di affaristi o criminali che non va per il sottile: dove c’è odore di denaro si butta senza scrupoli.
Nel mezzo la politica: confusionaria, senza obiettivi a lungo termine se non timorosa di spezzare quei circoli viziosi tra affari e criminalità. 
Ora non ci chiediamo più cosa circola nelle teorie interminabili di camion sulle autostrade: una gran parte è il “turismo dei rifiuti”: tanti di quei camion in autostrada porta a spasso 80 milioni di tonnellate dei nostri rifiuti che viaggiano, su e giù dallo stivale, con i nostri soldi percorrendo 18 miliardi di chilometri ogni anno.