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Più pandemia e più burocrazia

Qualcuno si è accorto che, come raccomandava Mario Draghi ed altri insigni economisti, il dopo Covid abbia spazzato via la burocrazia?
Nessuno, anzi.
Il prof. Sabino Cassese, spesso ospite dei convegni della CIPAG, ha stigmatizzato l’eccessiva produzione di norme che azzoppano ancora un Paese dalla difficile ripartenza.

Più pandemia e più burocrazia

Tutti ce ne siamo accorti: è più complicato di prima
PIÙ PANDEMIA E PIÙ BUROCRAZIA
Solo norme che ingessano l’azione esecutiva

Ormai è una voce unanime: dopo la pandemia è più difficile lavorare.
Il pur meritevole impegno del Governo nel produrre decreti e regolamenti non ha per nulla cancellato il fardello più pesante in ogni attività.
Se permane il paradosso per cui per realizzare un piccolo lavoro di edilizia da 2-3 giorni lavorativi un professionista ne deve dedicare 10 per impilare inutili carte e scartoffie, significa che la strada giusta non è stata imboccata.
Sul Corriere della Sera di giovedì 14 maggio l’autorevole professor Sabino Cassese ha scritto tra l’altro:
“I tempi ordinari dello Stato non corrispondono agli obiettivi e alle esigenze della crisi, specialmente se alcune norme sembrano scritte da un teologo medioevale (infatti si riprendono piani che contengono programmi operativi, che dispongono misure, ma nell’ambito di altri programmi operativi previsti da altre leggi) e se occorre attendere i decreti attuativi, notifiche alla Commissione europea, decisione degli organi collegiali, stati di avanzamento lavori, controlli amministrativi che rallentano i funzionari onesti e non frenano quelli disonesti… Il governo non si è preoccupato degli impedimenti prodotti da troppe pesanti sanzioni e da controlli preventivi, che bloccano l’azione esecutiva e non si è chiesto se si poteva operare delegiferando invece di produrre tante norme che ingessano le burocrazie. Si sommano qui la storica inadeguatezza degli uffici di staff dei ministri e la scarsa attenzione per le realizzazioni delle promesse di politici impegnati nella rappresentazione e nella comunicazione…”
Aggiunge Alberto Bombassei su “Repubblica”:
“Ci vorranno almeno due anni prima di vedere qualche effetto della semplificazione (NDR: nel programma di governo) dovendo prendere le parole del Presidente Conte e del ministro Patuanelli come un semplice auspicio”.
In poche righe c’è tutto il dramma del Paese Italia, la sua inefficienza, la sua ubriacatura di norme ed anche –purtroppo– del grande appetito di notorietà e presenzialismo volto alla ricerca del consenso minuto per minuto.
E pensare che –per spazzare via molta zavorra della burocrazia– basterebbe copiare ciò che fanno altri Paesi Europei che producono meno complicazioni ma molti più risultati.
La formula? In tempo di emergenza, si cancellano tutte le vecchie norme e si sostituiscono con quelle nuove…semplici e chiare.