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Non detrazioni ma sconti

SCONTI IN FATTURA:
Le innovazioni del “decreto crescita” in alternativa alle detrazioni fiscali per riqualificazioni energetiche ed interventi antisismici.
Novità assolute nell’articolo del dr. Ghidoni. 
Non mancano le complicazioni.

Non detrazioni ma sconti

Novità per riqualificazioni energetiche ed interventi antisismici
NON DETRAZIONI MA SCONTI
Sconti in fattura, alternativa alle detrazioni

Premessa
I commi 1 e 2 dell’art. 10 del c.d. “Decreto Crescita” (DL 34/2019), entrato in vigore lo scorso 1 maggio, hanno introdotto la possibilità per il contribuente, in alternativa all'utilizzo diretto ovvero alla cessione delle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica (c.d. “ecobonus”) e per gli interventi antisismici (c.d. “sismabonus”), di ottenere dal fornitore uno sconto sul corrispettivo pari all’importo della detrazione stessa.
Le modalità attuative di detta disposizione sono state definite dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 660057 del 31 luglio 2019, così come di seguito illustrate.

Sconto sul corrispettivo per “ecobonus” e “sismabonus”
Come evidenziato in premessa, il contribuente beneficiario delle detrazioni fiscali previste per gli interventi di riqualificazione energetica e per gli interventi antisismici di cui, rispettivamente, agli artt. 14 e 16 del DL 63/2013, può, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per uno “sconto” sul corrispettivo dovuto.
La novità è contenuta nell’art. 10, commi 1 e 2, del DL 34/2019 e si va ad affiancare alla possibilità, per i soggetti beneficiari delle agevolazioni, di cedere il credito corrispondente alla detrazione fiscale alle imprese che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati.
Le disposizioni contenute nei commi 1 e 2 in commento sono entrate in vigore l’1.5.2019 ma solo dopo il 31 luglio, con l’emanazione del provvedimento n. 660057, sono state rese note le relative modalità attuative.

Ambito oggettivo
La possibilità di ottenere lo sconto sul corrispettivo in luogo della detrazione fiscale riguarda:

  • gli interventi volti alla riqualificazione energetica di cui ai commi 344 - 347 dell’art. 1 della L. 296/2006 e all’art. 14 del DL 4.6.2013 n. 63 (conv. L. 3.8.2013 n. 90), compresi quelli relativi a parti comuni degli edifici condominiali di cui agli artt. 1117 e 1117-bis c.c. o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio;
  • gli interventi di adozione di misure antisismiche di cui all’art. 16 dello stesso DL 63/2013, compreso l’acquisto di immobili antisismici da imprese (comma 1-septies dell’art. 16 del DL 63/2013). 

Ambito soggettivo
Possono optare per lo sconto tutti i soggetti che hanno diritto alle suddette detrazioni fiscali, come di seguito riepilogato.

Soggetti beneficiari del c.d. “ecobonus”
In generale, sono ammessi alle detrazioni di cui all’art. 1 co. 344 - 347 della L. 27.12.2006 n. 296 i soggetti, residenti e non residenti, titolari di qualsiasi tipologia di reddito.
Ai sensi dell’art. 2 del DM 19.2.2007, le detrazioni d’imposta in esame spettano quindi:

  • alle persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni;
  • agli enti e ai soggetti di cui all’art. 5 del TUIR non titolari di reddito d’impresa (es. associazioni tra artisti o professionisti, società semplici);
  • ai soggetti titolari di reddito d’impresa: imprenditori individuali, società di persone (snc, sas), società di capitali (srl, spa, sapa, società cooperative e società di mutua assicurazione) e enti commerciali.

Dal 2018, inoltre, le detrazioni previste per gli interventi di riqualificazione energetica competono anche:

  • agli Istituti autonomi per le case popolari (IACP), comunque denominati, nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing e che siano costituiti e operanti alla data del 31.12.2013, per interventi di efficienza energetica realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei Comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;
  • alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

Soggetti beneficiari del c.d. “sismabonus”
Per gli interventi antisismici di cui alla lett. i) dell’art. 16-bis co. 1 del TUIR, la detrazione IRPEF spetta soltanto ai soggetti IRPEF residenti e non residenti in Italia proprietari degli immobili, ovvero titolari di diritti reali sugli stessi che sostengano le spese dei lavori.
Per quanto riguarda invece il c.d. “sismabonus” previsto dai co. 1-bis - 1-septies dell’art. 16 del DL 63/2013, a decorrere dall’1.1.2017 la detrazione può essere usufruita sia dai soggetti passivi IRPEF, sia dai soggetti passivi IRES che sostengano le spese per gli interventi agevolabili, a condizione che possiedano o detengano l’immobile in base a un titolo idoneo e che le spese siano rimaste a loro carico (gli immobili interessati dall’intervento possono essere adibiti ad abitazione o ad attività produttive, quali le attività agricole, professionali, quelle produttive di beni e servizi, commerciali o non commerciali e, così come chiarito dalla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 22 del 12.3.2018, anche quando gli immobili messi in sicurezza non siano direttamente utilizzati ma destinati alla locazione).
Dall’1.1.2018, inoltre, le detrazioni di cui ai co. 1-bis - 1-sexies dello stesso art. 16 possono essere fruite anche:

  • dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP), comunque denominati, nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing e che siano costituiti e operanti alla data del 31.12.2013, per interventi di efficienza energetica realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei Comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;
  • dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

Esercizio dell’opzione
L’esercizio dell’opzione per ottenere lo sconto sul corrispettivo deve essere effettuata d’intesa con il fornitore.
Il fornitore, infatti, utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, deve preventivamente:

  • confermare l’esercizio dell’opzione da parte del soggetto avente diritto alla detrazione;
  • attestare l’effettuazione dello sconto.

Ammontare dello sconto
L’importo della detrazione spettante per gli interventi agevolati eseguiti deve essere calcolato tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dello sconto non corrisposto al fornitore.
In presenza di diversi fornitori per il medesimo intervento, la detrazione spettante è commisurata all’importo complessivo delle spese sostenute nel periodo d’imposta nei confronti di ciascuno di essi.

Non detrazioni ma sconti

Modalità di esercizio dell’opzione
I soggetti che hanno diritto alla detrazione devono comunicare, a pena d’inefficacia, l’esercizio dell’opzione entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese, accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.
La comunicazione potrà essere inviata dal 16.10.2019.

Dati da indicare nella comunicazione
La comunicazione deve contenere, a pena d’inammissibilità:

  • la denominazione e il codice fiscale del soggetto avente diritto alla detrazione;
  • la tipologia di intervento effettuato;
  • l’importo complessivo della spesa sostenuta;
  • l’anno di sostenimento della spesa;
  • l’importo complessivo del contributo richiesto (pari alla detrazione spettante);
  • i dati catastali dell’immobile oggetto dell’intervento;
  • la denominazione e il codice fiscale del fornitore che applica lo sconto;
  • la data in cui è stata esercitata l’opzione;
  • l’assenso del fornitore all’esercizio dell’opzione e la conferma del riconoscimento del contributo, sotto forma di sconto di pari importo sul corrispettivo dovuto per l’intervento effettuato.

Modello cartaceo
In alternativa, la comunicazione può essere inviata per il tramite degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando l’apposito modello allegato al provv. 660057/2019 (tale modulo può essere inviato anche via PEC, sottoscritto dal soggetto che ha esercitato l’opzione, con il relativo documento d’identità).
Per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici condominiali, la comunicazione dell’opzione deve essere effettuata dall’amministratore di condominio con le modalità previste dai provv. 165110/2017 e 108572/2017.

Fatturazione delle spese
Nella fattura emessa a fronte dei suddetti interventi, lo sconto non viene sottratto all’imponibile IVA.
Lo sconto è riconosciuto all’atto dell’emissione della fattura e, quindi, prima che il beneficiario della detrazione abbia effettuato la comunicazione.

Modalità di pagamento delle spese
Il provv. 660057/2019, punto 1.5, dispone che i soggetti beneficiari delle detrazioni fiscali che intendono esercitare l’opzione per lo sconto devono pagare le spese relative agli interventi di riqualificazione energetica mediante bonifico agevolato (bancario o postale) dal quale risulti:

  • la causale di versamento;
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione;
  • la partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale è effettuato il bonifico.

Il pagamento non deve avvenire mediante bonifico per l’acquisto di case antisismiche di cui al co. 1-septies dell’art. 16 del DL 63/201325.
In generale, i soggetti titolari di reddito d’impresa che intendono avvalersi del c.d. “ecobonus” non sono vincolati al pagamento delle spese a mezzo bonifico e possono farvi fronte anche tramite altre modalità (es. assegno bancario o postale). Nel caso gli stessi optino per lo sconto del corrispettivo, tuttavia, dalla lettura del provvedimento sembrerebbe che anche loro debbano provvedere al pagamento delle spese mediante bonifico agevolato. Al riguardo, tuttavia, si attendono delle precisazioni ufficiali.

Recupero dello sconto praticato da parte del fornitore come credito d’imposta
Al fornitore l’ammontare dello sconto è rimborsato sotto forma di credito d’imposta:

  • da utilizzare esclusivamente in compensazione, mediante il modello F24 presentato esclusivamente in via telematica;
  • a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è effettuata la comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate;
  • in 5 quote annuali di pari importo.

La quota di credito che non è utilizzata nell’anno, inoltre:

  • può essere utilizzata negli anni successivi;
  • non può essere richiesta a rimborso.

Ulteriore cessione da parte del fornitore
In alternativa all’utilizzo in compensazione, il fornitore che ha effettuato gli interventi può cedere a sua volta il credito d’imposta ai propri fornitori, anche indiretti, di beni e servizi. Questi ultimi non possono cedere ulteriormente il credito.
Rimane in ogni caso esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari e alle amministrazioni pubbliche di cui al D.Lgs. 165/2001.
La comunicazione della cessione deve essere fatta in questo caso dal fornitore (primo cessionario) con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il secondo cessionario del credito può utilizzarlo in compensazione tramite modello F24, alle stesse condizioni applicabili al cedente (primo cessionario), dopo l’accettazione della cessione, da effettuare sempre con le medesime funzionalità.
Nel caso della ulteriore cessione del credito il provv. Agenzia delle Entrate 660057/2019 non stabilisce né una data a decorrere dalla quale deve essere comunicata dal parte del primo cessionario, né una data a partire dalla quale il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione dal secondo cessionario. Sul punto si attendono chiarimenti ufficiali.
Rimane in ogni caso esclusa la cessione ad istituti di credito, ad intermediari finanziari e alle amministrazioni pubbliche di cui al D.Lgs. 165/2001.

Considerazioni finali
Seppur in sede di conversione del DL 34/2019 la norma contenuta nell’art. 10 in commento sia stata modificata per tener conto del potenziale danno che il provvedimento creava in capo alle piccole e medie imprese - così come peraltro sollevato dall’Antitrust -, creando discriminazioni tra operatori concorrenti a vantaggio di imprese di grandi dimensioni con maggiori capacità finanziarie, non sembrano totalmente risolte le criticità sollevate dal Garante. I fornitori che hanno eseguito gli interventi, infatti, possono a loro volta cedere il credito ai propri fornitori di beni e servizi ma questi ultimi non possono cedere ulteriormente il credito.
La cessione della detrazione, quindi, potrebbe essere realmente ammessa soltanto nel caso in cui il fornitore del fornitore che ha eseguito gli interventi sia un’impresa di grandi dimensioni con le capacità finanziarie per poter accettare il credito.

Quindi, in sintesi, se da un lato si favorisce l’accesso alle detrazioni fiscali anche a quei soggetti con limitate disponibilità finanziarie, dall’altro si penalizzano le imprese che eseguono i lavori, per le quali il mancato incasso di parte del corrispettivo può creare non pochi problemi di liquidità, stante la possibilità di recuperare il credito in cinque anni. Tale anomalia è solo in parte attenuata dalla possibilità, concessa dalla norma in sede di conversione, di cedere il relativo credito a terzi, rendendo “accessibile” lo strumento anche alle piccole/medie imprese esecutrici dei lavori, che altrimenti non avrebbero la possibilità di recuperare in 5 anni l’ammontare dello sconto praticato, consentendo loro quindi la possibilità di “competere” con le imprese di grandi dimensioni con maggiori capacità finanziarie ed in grado quindi di concedere lo sconto in commento.