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Via matita e righello!

Terminati gli esami di abilitazione “2019” abbiamo chiesto un commento ad un “commissario” di lungo corso.
Nell’ intervista uno spaccato della nostra realtà: praticantato, numeri in discesa, prospettive future da definire. 

Via matita e righello!

Colloquio con il commissario Graziano Pizzini
VIA MATITA E RIGHELLO!
Svecchiamo la categoria partendo dagli esami

Esami 2019. La prima evidenza è quella dei numeri. Numeri che si commentano da soli. Il punto di non ritorno, per noi, è la perdita del titolo “geometra”. Tutto il resto viene di conseguenza.
Perfino i “cugini” periti vanno meglio di noi.
Chiarissimi, in questa intervista con il commissario d’esame Graziano Pizzini, i risultati di un immobilismo che ci danneggia: dal vecchio e superato cliché del disegno con matita e righello, ai titoli di esame troppo banali ma spesso anche superiori alle nostre forze.
Quale spunto per delle riflessioni per il nostro governo di categoria, Pizzini mette sul banco degli imputati anche il praticantato che dovrebbe essere monitorato e sostenuto con maggior convinzione.
Ecco a voi il colloquio del direttore con il commissario di lungo corso, il collega Graziano Pizzini, impegnato per anni in questa veste e quindi accreditato commentatore degli esami “edizione 2019”.

A caldo, dimmi la tua prima impressione.
In primo luogo –cosa purtroppo ormai risaputa e indubbiamente lamentata anche da noi– mi ha impressionato la scarsa partecipazione dei Candidati.
Ogni anno il numero si riduce notevolmente, mettendo in seria difficoltà il futuro della nostra Categoria.
Mi meraviglio che, nonostante la conclamata riduzione dei numeri anche a livello nazionale, i nostri rappresentati di Roma, non riescano ad adottare quelle "misure" che probabilmente incentiverebbero l'iscrizione ai nostri Albi: prima tra tutte quella inerente le competenze.

Siamo partiti dagli “esami” ma tu hai toccato un tema cruciale: quello delle competenze.
È veramente un punto debole per la categoria?

Credo che il problema delle competenze sia uno degli aspetti che, se risolto con le precise definizioni, potrebbe aiutare.
Sono convinto che, il sapere esattamente quello che puoi fare, permetterebbe di ottenere migliori risultati.
Non voglio escludere il fatto –collegato al titolo di studio– per cui tanti giovani necessariamente puntano alla laurea.

A tuo parere stiamo perdendo numeri anche rispetto agli altri?
Sì, mi lascia infatti perplesso che istituti tecnici come ad esempio “l’I.T.T. G. Marconi” di Rovereto" abbiano sempre più iscritti e che i periti possano vantare numeri sempre più gratificanti dei nostri. 
Anche la richiesta da parte delle aziende per questi tecnici intermedi è superiore rispetto a noi.

Con la tua esperienza di commissario nei recenti esami di abilitazione ti sembra che questo metodo ultra trentennale sia ancora attuale oppure vecchio e superato?
In merito agli esami resto perplesso che gli stessi vengano ancora svolti senza l'uso di strumenti informatici. Dalla prima volta che ho fatto il Commissario d'Esame all'ultima del 2019, le regole non sono cambiate.
Questo mette in evidenza grosse incertezze nei Candidati che trovano difficoltà nel disegnare con matita e righello. Non c'è dubbio che questo condiziona il risultato grafico, anche se in sede di correzione se ne tiene conto in misura marginale.
Non per questo, però, giustifico la mancata conoscenza delle norme nel disegno tecnico che, in ogni caso dovrebbero, e sottolineo dovrebbero, essere note a chi aspira a diventare un Libero Professionista.
 Non è sufficiente giustificare il tutto con la abusata frase: 
“…il computer mi stampa le cose con quello schema…”.
Considerato che ormai tutti gli Istituti dove vengono svolte le prove scritte sono dotati di attrezzate aule computer, dov'è il problema? (vedi ad esempio l’I.T.E.T. Fontana di Rovereto dove si svolgono le Olimpiadi di CAD) 

Il cliché degli esami segna il tempo, ma la preparazione dei candidati risulta adeguata?
Altro aspetto che vale la pena sottolineare, riguarda la preparazione dei candidati. 
Per evitare di trovarsi senza abilitati si devono ricercare nelle "pieghe" dei curriculum le informazioni sulla preparazione del candidato e di conseguenza trovare le domande da porre.
Condivido il fatto che deve essere valutata anche l'esperienza maturata durante il Praticantato, ma il candidato che poi sarà abilitato, dovrà confrontarsi con altri Tecnici, tra i quali sicuramente anche dei laureati, sulle innumerevoli tematiche della nostra Professione.
Ricordo, a tale proposito, che quando ho sostenuto l'esame nel lontano 1989, dopo avermi chiesto il tipo di attività che avevo approfondito durante il praticantato (lavoravo nello studio Baldessarini con una attività esclusivamente o quasi nel campo topografico), mi venne chiesto come risanare una struttura a volta, per poi passare al risanamento di un solaio in legno. 
Oggi, iniziare la prova orale con queste modalità, farebbe ritenere il Commissario sleale o ambiguo, cioè un esaminatore che vuole eliminare il Candidato quasi temesse di abilitare un concorrente che gli ruberà il lavoro. 
Non credo neppure alla logiche che "...è il mercato che fa la selezione...", perché, come ti esporrò in seguito, certi candidati hanno, a mio parere, una considerazione discutibile della professione.

Sì, d’accordo ma i titoli delle prove erano adeguate?
Nello specifico dei testi delle prove scritte, devo dire che finalmente è stata proposta –come credo poche altre volte– una prova che può considerarsi allineata con le "competenze" di noi geometri. La casa bifamiliare infatti risponde, sostanzialmente, alle "limitate" dimensioni che ci impone la normativa anche se gli aspetti legati alle strutture in c.a. restano ancora problematici. Non c'è paragone con quanto visto negli anni scorsi dove era stato proposto, tra il resto, un centro velico, un centro polifunzionale, un teatro, ecc…
A parte la tipologia edilizia proposta, le richieste della prova erano
proprio minime. Il fatto che non veniva richiesta una relazione tecnica, a mio parere, la dice lunga su quanto venga considerata la capacità espositiva dei Geometri.
Per alcuni aspetti, però, credo che forse è stato meglio così, perché a memoria, da quanto constatato negli anni passati, di "novelli" Dante Alighieri, ce ne abbiamo visti pochi…

Lasciamo perdere la bravura letteraria, ma i risultati delle prove cosa dimostrano invece riguardo al praticantato?
Nonostante la semplicità della prova, i risultati qualitativi lasciano il tempo che trovano. Questo è esclusivamente da ricondurre alle esperienze maturate durante il Praticantato dove non esiste un controllo puntuale sulla qualità dell’apprendimento da parte del candidato se non le varie relazioni periodiche. In passato erano effettuati i controlli e le verifiche venivano fatte direttamente negli studi dove veniva svolto il praticantato: adesso non so se ciò venga ancora attuato ed in quale misura. Sarebbe certo un momento di verifica importante ed assai utile anche per i praticanti.

Invece la seconda prova, quella di topografia, era adeguata rispetto alla preparazione necessaria ai candidati nella professione? 
Per quanto riguarda la seconda prova, quella di Topografia/Estimo, c'è ben poco da dire. La semplicità, in questo caso, rasenta il ridicolo per non ricordare –come ha sottolineato il collega geom. Walter Iseppi– che veniva richiesto il calcolo delle quote mentre le stesse erano indicate nel testo (a meno che non venissero chieste le eventuali "quote rosse" cosa peraltro non specificata).
Anche in questo caso sollevo forti dubbi sul fatto che i candidati abbiano risolto il quesito applicando formule non strettamente topografiche (Pitagora): soltanto una candidata, tra il resto molto brava e ordinata, lo ha fatto.
Per quanto riguarda la parte estimativa mi sarei aspettato, vista anche la "difficoltà" della prima prova, un po' di impegno in più, ovvero che venisse richiesta almeno una stima del valore, magari per delle porzioni di terreno da espropriare.
Non mi riferisco all'applicazione di formule di matematica finanziaria ma qualcosa di più impegnativo lo avrei ritenuto utile.

Quindi un parere più in generale?
In generale le prove di questa sessione erano assolutamente accessibili ed il numero degli abilitati ne è la prova provata, anche se in alcuni casi –per alcuni– sarebbe stato meglio rinviare l’abilitazione.

Ed invece come si pongono i “non abilitati” davanti al giudizio negativo della Commissione?
Ho apprezzato, tra quelli che non sono stati ammessi agli orali e che sono venuti a visionare le prove, un candidato che ha riconosciuto alcuni passaggi errati e si è preso appunti in merito così da non doverli ripetere eventualmente in un prossimo tentativo.

Con quale sentimento chiudi questa tua nuova esperienza di Commissario?
Forse percepisco un senso di afflizione.
Avverto un certo scoraggiamento nell’osservare la nostra categoria da un punto di vista privilegiato come quello di una commissione d’esame.
In particolare sono certi atteggiamenti qualunquisti di alcuni candidati che mi rattristano.
Infatti sono stato colpito da un candidato che ha sostenuto apertamente che non gli interessa "fare di più" rispetto a quanto richiesto perché “tanto non serve” ed in effetti ha consegnato entrambe le prove qualche minuto dopo lo scadere del tempo minimo previsto.
A mio avviso può essere veramente la supponenza ed arroganza –come questa– a contribuire alla fine della categoria.
A parte la preparazione di questo candidato, un atteggiamento di indifferenza e di presunzione qualifica come “non deontologicamente abilitato” un collega che si esprime in questo modo.
La conoscenza, i più svariati incarichi professionali e l’approccio con altri tecnici anche laureati richiedono sempre il massimo del nostro impegno. Non solo ma una certa dose di modestia e di rispetto per gli altri diventa un fattore qualificante per un professionista, specie negli incarichi più delicati di CTU e di CTP dove –purtroppo– la presunzione e supponenza verso le posizioni altrui fanno anche la differenza nella qualità della prestazione.