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Maso chiuso…e la montagna non si spopola

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Perché in Italia le sole aziende agricole che sopravvivono da secoli si trovano in Alto Adige?
Forse proprio grazie al “Maso chiuso”: infatti impedisce la frammentazione fondiaria, individua il titolare, disciplina i compensi per gli altri eredi. Ecco per i lettori un egregio approfondimento storico e normativo curato dal Collega di Bressanone Gianfranco Morocutti.

Maso chiuso…e la montagna non si spopola

Storia, norme in vigore e curiosità
MASO CHIUSO…E LA MONTAGNA NON SI SPOPOLA
Nasce dal diritto germanico e sopravvive da secoli

Introduzione
L’indivisibilità della proprietà contadina ha avuto, nell’ambiente culturale tedesco, radici profonde e remote. Il maso chiuso è nato proprio da queste tradizioni ed è sempre stato il fulcro e il cardine dell’evoluzione agricola dell’Alto Adige/Sudtirolo.
L’efficiente salvaguardia delle imprese familiari contadine è stata resa possibile grazie anche all’istituto del maso chiuso.
Questa particolarità del diritto civile della Provincia die Bolzano pone la conservazione del bene familiare sopra gli interessi dei singoli membri della comunità familiare e agevola l’evoluzione economica e sociale.
L’apposita legge sui masi chiusi costituisce senza dubbio una delle più importanti misure legislative nel settore dell’agricoltura e una particolarità dell’Alto Adige/Sudtirolo.
Il principio di indivisibilità dei masi, previsto dalla legge, permette ancora oggi a numerose aziende agricole familiari di sopravvivere grazie alla sola attività svolta presso il maso o in combinazione con le altre attività connesse e complementari.
In questo modo il maso chiuso garantisce la sussistenza di tali aziende mentre l’utilizzo agricolo capillare consente di curare la terra regalandole il suo inconfondibile paesaggio.
Nel mondo agricolo il concetto di maso chiuso è conosciuto e largamente apprezzato, mentre gran parte della popolazione ne sa poco o niente.
La comprensione e interpretazione delle norme sul maso chiuso creano qualche problema al giurista abituato agli schemi del diritto romano, perché esso è un tipico istituto del diritto germanico, ispirato ad una diversa logica: la fattoria non è un insieme di terreni e immobili che si possono separare senza danni, ma è una particolare azienda che ha raggiunto una redditività ottimale e che deve essere trasmessa alle generazioni successive.
Perciò l’erede non acquista un diritto sui singoli terreni o edifici, ma ha solo il diritto di utilizzare la fattoria secondo le regole della buona agricoltura, ampliandola o riducendola solo se necessario e su autorizzazione dell’Autorità per poi trasmetterla ad altri intatta.
In tal modo, per secoli, si è garantito che la famiglia agricola avesse la sicurezza del sostentamento e si è garantita la stabilità sociale.
L’istituto del maso chiuso è stato di recente ammodernato per renderlo conforme ai principi di uguaglianza dei diritti e di parità dei sessi, presenti in ogni moderna costituzione.
La coltivazione dei masi di montagna è una sfida continua all’economia e all’ambiente.

La storia
Con il termine di maso chiuso (Geschlossener Hof) si intende quel particolare istituto giuridico per cui in Alto Adige/Sudtirolo il podere, alla morte del proprietario, non viene suddiviso fra gli eredi, ma passa ad una sola persona, di solito uno dei coeredi, detto erede assuntore. Gli altri coeredi hanno diritto solo ad un compenso.
Il termine Hof indica genericamente la corte, ma ha assunto il significato più ampio di podere; in italiano è stato reso con la parola maso che deriva dal latino medioevale “mansio”, indicante sia la casa che la famiglia. Più incerta l’origine del termine chiuso, anche se in effetti il termine ne indica l’indivisibilità.
A tal fine il sistema ereditario germanico si differenziò decisamente da quello romano e comprese che per il miglior sfruttamento del terreno, per aumentare la redditività per legare il contadino al suo territorio, era necessario che l’unità agraria, il podere, non venisse frammentata ogni volta che il capofamiglia moriva.
La conservazione dell’integrità del podere, della sua capacità di produrre e di mantenere un certo numero di persone doveva prevalere sui diritti dei figli e pertanto era preferibile un sacrificio familiare, piuttosto che creare problemi sociali.
La legge tirolese del 1900 introdusse molte novità, eliminando norme troppo rigide: fissazione delle dimensioni minime e massime del maso ( estensione che consente di trarre da esso un reddito sufficiente al mantenimento confacente per una famiglia di 5 persone, senza però superare il quadruplo di tale reddito minimo), modifiche al maso solo mediante autorizzazione di una apposita commissione, obbligo per l’assuntore di pagare immediatamente quanto dovuto ai coeredi o al massimo entro 3 anni con garanzia ipotecaria.
L’istituto della minima unità colturale era stato introdotto dal Codice Civile del 1942. La Giunta provinciale di Bolzano, con delibera 30.12.2005, ha fissato che il podere sia formato da almeno 2 ettari di terreno effettivamente coltivato a frutteto o vigneto, oppure da 4 ettari di terreno effettivamente coltivato come arativo o prato.
La legge provinciale 23 luglio 2007 n° 6 ha introdotto modifiche sulla aggregazione e sui cambiamenti di estensione di masi chiusi.
La legge provinciale 22 gennaio 2010 n.° 21 ha modificato alcuni articoli della legge 17/2001.
Attualmente (riferimento maggio 2013) i masi chiusi in Alto Adige/Sudtirolo sono 13.410 e costituiscono circa 2/3 delle 20.206 aziende agricole e forestali dell’Alto Adige/Sudtirolo.
Merita considerare il fatto che i masi chiusi sono mediamente più grandi delle aziende non costituite in maso chiuso.
In media ogni anno vengono costituiti 40 masi nuovi e ne vengono svincolati una ventina.

Successione ereditaria
In linea di principio il maso chiuso che cade in successione va considerato indivisibile con tutte le sue pertinenze (scorte vive e morte, diritti vari, usi civici, ecc.). In caso di contestazione decide la Commissione Masi chiusi quali pertinenze siano inscindibili. Il maso può essere assegnato solo a un unico erede o legatario, il quale diventa debitore verso la massa ereditaria del valore del maso, accertato a norma dell’art. 20 della apposita legge.

Successione legittima senza testamento e scelta dell’assuntore
Se non vi è accordo fra i chiamati a succedere, decide sulla scelta dell’assuntore l’Autorità giudiziaria, rispettando il seguente ordine:

  1. Discendenti e loro figli, anche adottivi
  2. Il coniuge, se dall’ultima assunzione sono passati più di 5 anni e se ha collaborato alla conduzione del maso da più di 5 anni, prevale su tutti parenti, salvo quelli di cui al punto 1
  3. Altri coeredi fra i discendenti e gli altri coeredi

Successione per testamento
Il proprietario può designare con testamento l’assuntore, anche in persona diversa dagli eredi legittimi e determinare il prezzo di assunzione.
Se l’assuntore o i coeredi non sono d’accordo sul prezzo, questo è determinato dal giudice.

Determinazione del prezzo di assunzione
In ogni caso la determinazione del prezzo di assunzione viene fatta dal giudice in base al reddito normale annuo presunto, capitalizzato al tasso annuo del 5% oppure del 9% per il reddito riferibile ad attività accessorie ex art. 2135, comma terzo C.C.
La valutazione del reddito dei boschi viene fatta tenendo conto del parere dell’Autorità forestale.
Beni particolari non agricoli possono essere stimati con criteri diversi. Il valore di diritti d’uso, servitù, oneri reali vengono calcolati e dedotti dal prezzo.

Maso chiuso e legge urbanistica
I masi chiusi sono soggetti a regole particolari della legge urbanistica provinciale la quale si preoccupa di evitare che essi vengano stravolti da operazioni edilizie speculative.

Riferimenti legislativi

  • Legge provinciale 28 novembre 2001, n° 17 (legge sui masi chiusi)
  • Decreto del Presidente della Provincia 3 maggio 2006, n° 19 Legge urbanistica provinciale 11 agosto 1997, n.° 13, modificata con L.P. 2 luglio 2007 n° 3