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L’epitaffio del Vescovo

Buon anno? Le ultimissime del 2020 non sembrano migliori dell’anno appena trascorso.
Pessimismo o semplice concretezza? Forse la formula per guardare al futuro in positivo, esiste. Lo scopriamo attraverso un epitaffio…

Il nuovo anno, come di tradizione, è arrivato mentre stavo dormendo.
Troppo lo stress per questo notiziario digitale che mi vede frugare in continuazione un po’ dappertutto per sollevarne le sorti ed il gradimento.
Sì, forse un mortaretto scoppiato in qualche strada vicina, può avermi fatto aprire un occhio ma solo per poco.
Poi –finalmente– il risveglio.
Nuovo giorno, nuovo anno ma la solita realtà che smorza l’illusione di vedere realizzati i propositi ed i sogni per il nuovo anno.
Tutt’altro.
Scorro solo alcuni titoli dei settimanali e quotidiani, trovando di tutto per confermare il più nero scoraggiamento:
“La guerra a pezzi: Iran, Iraq, Libia. Usa all’attacco. Europa sparita”
oppure 
“’Ndrangheta continua ad estendersi in tutto il Paese dallo Stretto alle Alpi”
ed ancora
“Trump giustiziere del pianeta: disintegra (senza processo) il nemico Qasem Soleimani”
Notizie migliori non arrivano nemmeno dai nostri antipodi:
“Australia a fuoco: il pianeta finirà arrosto?”
Se dall’esterno tutti i segnali sono catastrofici o all’insegna del peggio, la soluzione è ignorare le cronache, spegnere la TV, negarci il giornale ed immergerci nella lettura di un libro oppure fare due passi per la città.
Ma potrei anche andare ad impigrirmi in ufficio dove il postino non suona, il telefono non squilla e le mail restano senza risposta.
Non ho scelta!
Esco di casa e faccio due passi in città.
È triste vedere la mia città come non l’avevo vista mai.
“Pfui, doppio pfui” esclamerebbero gli eroi indimenticati di “Topolino”
I marciapiedi sono proprio com’erano l’anno appena terminato. 
Sui marciapiedi rigagnoli di passeggiate canine da schivare dappertutto, mozziconi di sigaretta, fazzoletti di carta, lattine, bucce di banana e perfino foglie macerate cadute dagli alberi due mesi fa.
Ci sarà mai un Sindaco che passeggia per le strade della sua città e la vede in queste condizioni? Sarà così sporca anche casa sua?:
Così rimugino tra me e me calciando a lato del marciapiede il contenitore vuoto di una pizza.
Con questi tristi pensieri non avrei certo potuto affrontare l’editoriale di inizio anno.
Che senso avrebbe avuto mettere in affanno quei pochi superstiti che hanno avuto la pazienza di leggermi?
Per questo ho abbandonato diverse tracce che mi stavano passando per la mente rassegnato a non dire nulla, magari con una pagina in bianco ed una scusa qualsiasi come... “lavori in corso”.
Quand’ecco –come avviene nei momenti di maggior sconforto– un’occasione unica da non lasciar perdere.
Stavolta la fortuna si è manifestata con un libro, anzi un libretto...più un manuale che non un libro.
Di solito quando si presta un libro, si è pure rassegnati a non vederlo tornare.
Stavolta –però– è stato diverso. 
Qualche anno fa era venuto a casa mia un amico di carattere piuttosto chiuso e più incline a pensare agli affanni della sua esistenza piuttosto che alle cose simpatiche ed attraenti della vita.
Gli avevo prestato un libretto di pochi soldi dal titolo “Esercizi di buonumore”
Poi con il tempo mi ero pure scordato sia di averlo sia di averlo prestato.
Adesso era tornato per restituirmelo.
Manuali del genere riempiono interi scaffali delle librerie: forse ti danno un entusiasmo iniziale ma poi i risultati sono quasi sempre gli stessi: non dimagrisci in un mese ma nemmeno in due, non riesci a parlare in pubblico ma davanti alle persone balbetti più di prima, non sarai mai l’avvocato di te stesso perché (se vai in causa) non te ne danno vinta una, se vuoi recuperare un tuo credito spendi più di avvocato rispetto a quanto dovevi recuperare...e così via,
Eppure quel mio amico appariva sorridente. Lì per lì non pensai all’effetto della lettura ma forse al naturale rimbambimento di certe persone che si avviano verso la senilità.
Gettai il libro sopra altre carte candidate alla spazzatura, ma quel titolo continuava ad intrigarmi.
Per pura curiosità ho voluto rileggere qualche passaggio e qui ho trovato qualcosa di utile per contrastare quel clima da giudizio universale che imperversa nelle informazioni di cronaca quotidiana.
Vogliamo averne qualche assaggio?
Cominciamo con l’autostima.
Avere stima in se stessi ed averla dagli altri è fondamentale per il buonumore.
Infatti considerarsi uno “zero” e l’essere ignorati scatena in noi una specie di rabbia impotente. Basti pensare alle crisi depressive di Paperino!
Gli atteggiamenti di indifferenza ti dicono:

  • Sei un fallito
  • Conti poco
  • Sei uno sciocco

Di conseguenza l’immagine di sé stessi può essere:

  • Sono un disastro
  • Sono un nessuno
  • Sono un cretino

In realtà ciascuno è (e rimane) lo stesso indipendentemente dal giudizio degli altri. Quindi per contrastare la mancanza di autostima occorre pensare in positivo, cioè ripetersi:

  • Sono in gamba
  • Sono gradito
  • Potrei perfino essere di buonumore

Sicuramente sono piccoli esercizi che non servono per sopravvalutarci ma per sorridere alle situazioni di ogni giorno.
Forse l’ottimista è nato con il sorriso sulle labbra e per natura sorride vedendo le cose colorate.
Il pessimista guarda le cose attorno a lui ed è convinto che non potrà cambiare né il mondo, né le persone accanto a lui, né se stesso: per lui il mondo è grigio e non sorride mai.
Adesso questo piccolo manuale raccoglie le massime di uomini illustri che –forse– stavano cercando la strada per il buonumore.
Ecco qualche citazione che merita.

Coloro che scorgono magnifici significati nelle cose belle sono spiriti colti. Per loro c’è speranza.
(Oscar Wilde)

Il giorno più inutile è quello in cui nessuno ha riso.
(Nicolas Chafort)

Se siete capaci di sognarlo, siete capaci anche di realizzarlo.
(Walt Disney)

La qualità della vostra vita dipende dalla qualità dei vostri pensieri.
(Marco Aurelio)

Il poeta non vede il mondo colorato. Il poeta colora il mondo.
(Lido Valdré)

L’ultima citazione è anonima, potrebbe interessare gli apicoltori, ma anche qualcun altro:
“Stando alle leggi dell’aerodinamica, l’ape non potrebbe volare perché non lo consentono le dimensioni, il peso e la forma del suo corpo rapportati all’apertura alare.
Ma l’ape queste cose non le sa e così tutti i giorni non solo si lancia in volo –e vola– ma fa anche il miele.”

(anonimo).

Concludo la lettura del manuale del buonumore e seguo l’ultimo suggerimento: l’esercizio pratico di buonumore.
Seguo alla lettera le indicazioni scrivendo cosa vorrei cambiare per essere di buonumore.
Così procedo con l’elenco:

  • Eliminare tutte le armi dal mondo
  • Eliminare tutte le ingiustizie
  • Eliminare i privilegi e sconfiggere le povertà
  • Ripulire il pianeta dall’inquinamento
  • Eliminare i rumori superflui (odio la musica da strapazzo nei bar)
  • Essere ricambiato con il saluto dalle persone che incontro per strada
  • Mandare in un’ isola deserta gli antipatici, i superbi, gli iracondi e gli sbruffoni

Poi mi fermo perché penso che qualcuno potrebbe mandare anche me sull’isola deserta.
Alla fine mi arrendo e ripenso a quell’epitaffio scolpito sulla tomba di un vescovo a Westminster. 
Devo necessariamente riassumerlo in poche parole:
“Da giovane pensavo di cambiare il mondo. Quando crebbi e divenni più saggio pensai di cambiare solo il mio paese. Divenni anziano e ritenni di poter cambiare solo la mia famiglia. Ora sul letto di morte penso che se –con l’esempio– avessi cambiato me stesso, avrei cambiato la mia famiglia, il mio paese e –chi lo sa– avrei forse potuto cambiare il mondo.”
Non è mai troppo tardi per cominciare!