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L’aria che tira

…e le quote rosa? Perché i CTU “si allargano”?
LE DOMANDE DEI LETTORI
P.G.: Solo in italiano? Davvero sta chiudendo?

CORSI DI FORMAZIONE: c’è un obiettivo?
I messaggi riferiti al fenomeno della pandemia sono molto numerosi.
Tra i tanti merita essere riportato quello che riguarda i corsi di formazione che, testualmente espone quanto segue:
“La recente esperienza del Covid19 ha messo in evidenza una inverosimile improvvisazione proprio negli ambienti più vulnerabili.
Mi riferisco ad ospedali e case di riposo dove –nel periodo iniziale– i malati Covid non erano separati dai sani, i visitatori entravano ed uscivano portando e diffondendo attorno a sé il virus.
Ma non solo, perfino i dirigenti minacciavano chi portava le mascherine affermando che stavano diffondendo un inutile allarmismo.
Tutto questo significa una sola cosa: improvvisazione davanti alla emergenza.
Di conseguenza, ben sapendo che tutti i soggetti coinvolti hanno frequentato più e più corsi di formazione, è lecito chiedersi: tutti i corsi di formazione ed aggiornamento insegnano qualcosa di essenziale? Pensiamo ai casi estremi, alle emergenze ed al modo di affrontarle, oppure sono semplicemente a ciò che serve per far funzionare la macchina della burocrazia, cioè a compilare moduli, archiviare numeri per le statistiche, eccetera?
Molte sono le domande che il cittadino della strada si pone dopo questo disastro che ci ha colti così impreparati.
Lo stesso discorso può valere per i nostri corsi di professionisti tecnici? Esistono anche per noi delle priorità?
Sono davvero prese in considerazione?”

I vizi del CTU
Passiamo direttamente alla pubblicazione di quanto scrivono i lettori di “P.G.”, davvero molto attenti a cogliere nei minimi dettagli le pubblicazioni di Prospettive geometri.
Ecco il commento di un Collega circa gli articoli che riguardano i CTU.
“Non sono certo passati inosservati alcuni articoli di “P.G.” che hanno come argomento certi comportamenti che –forse– si potrebbero definire “deviati” del CTU.
Davvero interessante mi è sembrato, anche l’altro articolo che trattava degli “invisibili”, cioè della consuetudine di troppi CTU nell’evitare la risposta ai commenti dei consulenti di parte, spesso snobbandoli o –più semplicemente– ribadendo le proprie posizioni senza mai rivedere obiettivamente le proprie valutazioni tecniche.
Qualche CTU avrebbe proprio da imparare qualcosa facendo tesoro di queste pubblicazioni”.
Ora leggo il testo ricavato dalla sintesi di due pubblicazioni (una dell’avv. Massimiliano Debiasi e l’altro dell’avv. Teresio Bosco) che trattano dei limiti di indagine dei CTU. Dopo anni di attività, finalmente si fa chiarezza sui limiti operativi del CTU, spesso attaccato dagli avvocati per essere uscito dai propri limiti di potere”

“P.G.” non più in tedesco?
Qualcuno chiede conto delle mancate traduzioni in tedesco. 
Tra le altre riportiamo la richiesta di D.G. che scrive:
“Negli scorsi anni la nostra rivista pubblicava costantemente le traduzioni in tedesco degli articoli dell’avv. Debiasi e dello studio del dr. Ghidoni.
Trattandosi di argomenti importanti per la professione consideravo questa opportunità molto importante e quindi utile da mantenere per gli argomenti più significativi.
Invece devo constatare che ciò non avviene più e che solo raramente un argomento riporta la traduzione.
Per questo devo ringraziare il Collega Morocutti di Bressanone ed il Collega Lun che pubblicano i loro contributi anche in tedesco.
Ma perché gli altri rinunciano alle traduzioni?”

PERCHÈ CHIUDERE “P.G.”?
Dopo l’invito agli iscritti per trovare gli sponsor della nostra rivista, sembra che l’invito sia caduto nel vuoto.
Niente sponsor, niente rivista?
È quanto si chiede un affezionato lettore che scrive:
“Da indiscrezioni ho appreso che la nostra rivista avrebbe poche risorse e che il pericolo è quello di non poter proseguire nella pubblicazione.
Personalmente seguo la rivista in tutti i suoi articoli e la trovo molto interessante sia per argomenti innovativi che per la chiarezza di esposizione: cosa che non guasta in questo momento di anglicismi e di lessico astruso da grandi firme.
Poi mi chiedo: “con quale coraggio certi iscritti si lamentano (per sanzioni, scadenze ecc.) dicendo che non sapevano?”
Se non leggi la rivista, caro collega, ti perdi molte informazioni.
Attenzione quindi a mettere fine a questa pubblicazione, fintanto che ci sono i coraggiosi volontari che la sostengono, lasciamoli lavorare!”.

Finalmente un apprezzamento…femminile.
Né il Collegio, né gli altri organismi di categoria rispettano le quote rosa. Ci siamo sempre chiesti se si tratta dello storico e logoro atteggiamento maschilista, oppure di una “auto rinuncia” del mondo femminile ad esserci e partecipare.
A lamentare il problema è proprio una Collega del gentil sesso della quale pubblichiamo molto volentieri il suo messaggio.
“Leggo immancabilmente tutti i testi pubblicati su “P.G.” e li trovo tutti molto stimolanti ed inconsueti per originalità, in particolare ciò che scrive il direttore in apertura di ogni numero.
Spesso mi scontro con colleghi che molto superficialmente, quasi con sufficienza, si vantano di non leggerlo quasi mai, oppure di sfogliarlo “distrattamente”.
Ho perfino sentito un collega che si vantava di utilizzarlo come “carta da riciclare”!
Al di là dei contenuti, che personalmente trovo utili e spesso molto innovativi (mica ci possiamo permettere un “Sole 24 ore” oppure un “Italia oggi”), apprezzo la fatica e lo sforzo della redazione che, a quanto mi sembra, è costituita da forze molto limitate.
Non sono proprio la più adatta per scrivere e per farmi coinvolgere nelle attività del Collegio, ma vorrei soltanto sottolineare come noi “donne geometra” siamo state capaci di renderci del tutto invisibili.
Non soltanto abbiamo una rappresentanza veramente ridicola nelle istituzioni di categoria ma non siamo nemmeno in grado di partecipare maggiormente.
Se la mia memoria non mi inganna, ricordo che soltanto Ursula Vivori riportava gli aggiornamenti sulle procedure della mediazione. 
Dopo di lei? Il silenzio!
Il mio vorrebbe essere veramente un appello alle colleghe geometra per una maggiore partecipazione. Del resto “Prospettive geometri” mi sembra proprio la sede più adatta per fare questo”.