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Digitalizzazione della P.A.

Sicuramente sottovalutata in Italia, la digitalizzazione della PA farebbe risparmiare 30 miliardi l’anno. Utilizzato solo il 3% dei fondi europei.

Digitalizzazione della P.A.

A passo di lumaca: utilizzato solo il 3% dei fondi europei
DIGITALIZZAZIONE DELLA P.A.
Vantaggi per gli ordini professionali

Premesse
L’argomento riguardante la digitalizzazione della pubblica amministrazione interessa tutti noi, indistintamente.
È certo spiacevole affrontare una questione che ci vede, ancora una volta, fanalino di coda in Europa. Ma non saremmo obiettivi e chiari fino in fondo se non andassimo ad analizzare i motivi di tanta arretratezza.
La macchina dello Stato siede certamente sul banco degli imputati; però è in buona compagnia assieme alla politica, alla vita corta dei governi ed all’immobilismo dei dirigenti statali.
Questo nutrito schieramento di ostacoli ci pone nel mondo al 23esimo posto sui 63 Paesi studiati dalla Wold Wide Web Foundation.
Ed in Europa? In Europa siamo i 25esimi, però sui soli 28 Paesi dell’Unione.
Recentemente una suggestiva puntata di “Report” su Rai3 ha messo il sale sulla piaga andando a controllare il grado di digitalizzazione in diversi Comuni della Penisola. Risultato? Molti dei dirigenti intervistati si sono trovati a balbettare nell’impietoso confronto tra le loro amministrazioni e quelle indicate (esempio nel Regno Unito) come le più efficienti del continente.
Inesperienza, pressapochismo, sprechi diffusi non fanno partire la digitalizzazione sebbene esista un apposito ministero (per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione) con a capo la Ministra Paola Pisano.

Svantaggi e costi
Esiste una stima del vantaggio conseguente alla digitalizzazione a regime. È stato stimato che i risparmi potrebbero aggirarsi tra i 25 ed i 31 miliardi di euro l’anno: un valore di non poco conto in un momento dove il Governo cerca di rintuzzare risorse di pochi milioni di euro per far quadrare i conti.
Cosa può importare all’uomo della strada che la P.A. sia digitalizzata oppure brancoli nella arretratezza del sistema? Apparentemente nulla, ma solo per chi non ne conosce ed apprezza i vantaggi.
Infatti l’insufficiente digitalizzazione si riflette in un basso livello dei servizi offerti, in una ridotta diffusione dei dati e pertanto in una scarsa trasparenza, in un più difficile controllo delle spese ed in definitiva nella maggior diffusione della corruzione.
Il comune cittadino troverebbe immediati vantaggi con banche dati accessibili ed aggiornate. Tramite internet consentirebbe ai cittadini di ricevere documenti e certificati a loro volta scambiati dalle diverse amministrazioni. In tal modo i servizi offerti sarebbero più efficienti, favorendo il controllo delle spese ed evitando costose duplicazioni di documenti.
Non è detto che perfino le procedure ed i tempi possano essere uniformati evitando ciò che succede ora di ottenere la ricevuta di un catastino dopo un mese nell’ufficio “X” e dopo un giorno nell’ufficio “Y”.
Il nostro Paese si caratterizza per un allarmante grado di arretratezza. Esistono infatti ben 82 sistemi informatici di grandi dimensioni, 27mila sistemi intermedi ed un numero indefinito di centri di calcolo nelle migliaia di comuni ed enti locali d’Italia. I 1.033 data center si caratterizzano inoltre per il numero di addetti e spazi in eccesso rispetto alle nuove tecnologie cloud.
Ma ciò non basta, infatti anche le norme esistenti non fanno chiarezza ma comportano una esagerata sovrapposizione di competenze. Il decreto crescita 2.0 non interviene in materia con la dovuta chiarezza e determinazione in quanto risulta poco innovativo perché cerca di digitalizzare le procedure burocratiche esistenti piuttosto che semplificarle.

Benefici anche per l’ambiente
L’italiano medio –forse– non percepisce ancora i vantaggi di una PA completamente digitalizzata.
Però basterebbe pensare a quanto costa in termini di tempo e di denaro la rincorsa a qualsiasi scartoffia indispensabile nella vita quotidiana. Viaggi, spostamenti in città, ricerca dei parcheggi, code agli sportelli, giornate sottratte al lavoro.
Quanti chilometri percorre un semplice cittadino per individuare l’ufficio giusto, avere indicazioni corrette, spostarsi nella sede e nello sportello giusto?
In un anno si calcola che siano milioni i chilometri per questi spostamenti e quindi sarebbero incredibili le quantità di CO2 emesse inutilmente in atmosfera.
Ma in quale realtà vive il nostro Paese sempre impegnato a rincorrere gli ultimi?
 Politici in continuo conflitto, discussioni a non finire su temi più o meno effimeri del tutto svaniti dalle cronache del giorno dopo.
Ed intanto i problemi veri non si affrontano mai e così vanno persi (incredibilmente) i contributi europei nell’immobilismo più totale.
Proprio per questa innovazione –come vedremo tra poco– l’Italia sta perdendo occasioni irripetibili.

Le soluzioni
Le soluzioni, dopo anni di ritardo, confusione, sprechi ed arretratezze non sono certo veloci ed alla portata di mano.
Nemmeno il semplice cittadino può incidere più di tanto, mentre –però– gli Ordini professionali, i rappresentanti di categoria e le associazione dei consumatori (per definizione portatori di idee ed innovazioni) dovrebbero alzare la voce nei confronti della politica e della “macchina dello Stato”.
Le soluzioni infatti ci sono. 
A titolo di esempio citiamo le principali:

  • Sfruttare l’agenzia Italia digitale per sviluppare la innovazione
  • Adottare il testo unico della identità
  • Favorire l’ inter operabilità dei dati e tra banche dati
  • Rendere obbligatoria l’adozione dei documenti digitali
  • Garantire “open data” fruibili e semplificare i processi
  • Incentivare lo sviluppo del commercio elettronico.

Piccoli in Europa
Come accennato in premessa, l’Italia è agli ultimi posti nel processo di digitalizzazione. Ci seguono soltanto Bulgaria, Grecia e Romania. Ci precedono perfino Polonia, Ungheria Cipro e Portogallo.
La distanza è invece abissale rispetto alla Danimarca, Svezia e Finlandia.
Mancano forse le risorse?
Tutt’altro.
L’Europa ha disposto per il nostro Paese ben 1,65 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 ma le nostre (fiacche) amministrazioni ne hanno spesi solo il 3%, cioè meno di 50 milioni, mentre in programmazione ce ne sono appena 150 milioni.
Ed ora –sul finale– una notizia buona ed una cattiva.
L’Italia è divisa in due: Trento guida la classifica dei migliori, quasi tutti al nord.
E poi quella cattiva…
La Calabria è l’ultima della classifica, dietro la Romania, vale a dire l’ultima degli ultimi.

Digitalizzazione della P.A.