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Culle vuote e previdenza in crisi

Calo demografico, crisi di natalità, invecchiamento della popolazione, crisi cronica del sistema, sono tutti fattori che non inducono certo all’ottimismo per il futuro della previdenza.
Abbandonare i facili ottimismi e frenare gli esodi può essere una ricetta per la CIPAG.
Vediamo come…

Culle vuote e previdenza in crisi

Può rischiare anche la CIPAG?
CULLE VUOTE E PREVIDENZA IN CRISI
I maggiori pericoli: denatalità ed invecchiamento

Previdenza generale e CIPAG: incognite future
L’argomento “Cassa di previdenza” è certamente quello tra i più richiesti dal (nostro) pubblico.
I motivi sono talmente ovvii che non vale la pena sottolinearli.
Di sicuro riguardano la nostra vita ed il nostro futuro ma soprattutto lo scenario che si prospetta dipende da molti fattori, spesso inquietanti, 
Calo demografico, crisi di natalità, invecchiamento della popolazione, crisi cronica del sistema, sono tutti fattori che non inducono certo all’ottimismo.
Senza avanzare fumose e pessimistiche previsioni ma solo per anticipare qualche scenario più realistico, abbiamo considerata la concreta possibilità che i fenomeni rilevati dalla Banca d’Italia e gli scenari conseguenti non riguardino solo la previdenza nazionale ma anche la nostra previdenza di categoria.
Senza avere la pretesa di prevedere il futuro, vediamo i problemi che ci stanno difronte come italiani e come liberi professionisti.

La contrazione del PIL
I ricercatori della Banca d’Italia hanno calcolato dati e previsto scenari molto preoccupanti circa i rischi depressivi del calo demografico in Italia.
Molto poco si conosce degli effetti di invecchiamento, dello spopolamento e della diminuzione della ricchezza nazionale del nostro Paese, dove si svuota l’esercito degli italiani in età di lavoro e si aumenta quello degli over 65. 
Infatti le previsioni sono piuttosto allarmanti.
Tra soli 22 anni l’attuale tendenza farà scendere il PIL del 15%, mentre il reddito pro capite scenderà del 13%. Invece tra 45 anni il PIL scenderebbe del 24% ed il reddito pro capite del 16%.

I possibili rimedi
I possibili rimedi sono quasi tutti in controtendenza rispetto ai provvedimenti assunti dal governo giallo verde (vedi quota 100), infatti le possibilità di rallentare questo fenomeno potrebbero riguardare:

  • L’allungamento della vita lavorativa
  • L’incremento della forza lavoro femminile
  • L’aumento del grado di istruzione
  • Una politica che imponga il prolungamento della vita lavorativa oltre i 67 anni.

Troppi pensionati e troppa spesa previdenziale
Limone del Garda. Te Deum del 31 dicembre 2019.
Il parroco, nella sua omelia, esprime preoccupazioni per la sua parrocchia.
Anno 2019: 4 nati e 21 funerali!
Tra i fedeli, per lo più anziani, sorge un brusio. La domanda di tutti è la stessa: “Di questo passo cosa ne sarà del nostro paese?
Eppure siamo dinanzi ad una perla del Garda, una star tra le più belle e richieste località della fortunata area turistica del Garda.
Anche qui le ragioni del reddito c’entrano poco con la denatalità.
Se Limone del Garda è un esempio preoccupante estremo, è ovvio che il sistema previdenziale rischia il collasso senza le nuove generazioni che sostengano quelle ritirate dal lavoro.
La situazione è certamente seria e si può riassumere nei tre andamenti negativi: il declino demografico diffuso, il rapido spopolamento (436mila unità dal 2015) e l’aumento degli over 65 che sono saliti quasi al 23%.
Nel 2041 gli over 65 saranno ben il 32%, cioè 6milioni più di oggi, mentre gli under 54 saranno 8milioni in meno.
Di conseguenza la spesa previdenziale potrebbe salire al 17,3% del Pil.
Il fenomeno della diminuzione della popolazione attiva perdura ormai da qualche decennio e diverrà un problema sociale perché nemmeno l’immigrazione potrà modificarne la tendenza. L’immigrazione infatti sarà in diminuzione perché le mete preferite sono quelle del nord Europa verso cui emigrano –molto spesso– anche i nostri giovani, per lo più laureati.
Sono numeri preoccupanti e non di sapore demagogico quelli riguardanti l’immigrazione: tra il 2001 ed il 2011 –grazie all’immigrazione– il PIL è aumentato del 2,3% mentre in sua assenza sarebbe sceso del 4,4%.
Si calcola infatti che lo spopolamento ed il calo demografico provocheranno la diminuzione di 1,2milioni di cittadini residenti nei prossimi 20 anni e di ben 5,6 milioni nei prossimi 40 anni.

Chi fugge dall’Italia
Ogni giorno vanno a vivere all’estero 400 giovani, molti dei quali laureati
Secondo l’Istat nel 2018 sono 30.000 i laureati espatriati. 
La Lombardia è la regione con più abbandoni. 
Recentemente “L’Espresso” ha dedicato loro un servizio dal quale otteniamo un campione delle perdite di valore per il fenomeno dei cervelli in fuga. Ecco un piccolo assaggio con qualche nome:
Giulia Giggiotti 35 anni “head manager” alla scuola dell’ambasciata di Pechino, Alberto Campagnoli 31 anni architetto a Londra, Raffaele Gradini 27 anni ingegnere aerospaziale all’aerospace system di Atlanta, Emanuele Colonnelli 32 anni professore di finanza all’università di Chicago, Nicola Tamanini 33 anni (di Trento) a Berlino dove si dedica alla ricerca sulle onde gravitazionali, Chiara De Lazzari (di Trento) ora all’università di Melbourne dove insegna Scienze politiche. 
Questi non sono soli ma assieme a tanti, tanti altri.

E la nostra CIPAG?
La Cipag è costretta –per legge– a dimostrare la sostenibilità dei propri bilanci per i prossimi 50 anni. Ovviamente l’attuario, cioè colui che dovrà verificare i numeri assieme alle previsioni, non potrà disattendere i dati forniti dalla Banca d’Italia e quindi avrà davanti una difficile equazione per dimostrare che con meno iscritti, minori introiti e maggiori spese previdenziali la stima reggerà fino al 2070.
Pur senza facili allarmismi è naturale che le difficoltà non si possono nascondere. 
Non solo, gli stessi preoccupanti fenomeni “nazionali” dovranno applicarsi anche alla popolazione CIPAG, ma oltre alla scarsa natalità ed alla massiccia uscita dagli Albi, si deve aggiungere la confusione generale prodotta dalla eliminazione degli Istituti per geometri e dalla creazione del corso di studi CAT.
La fine degli istituti per geometri e la nuova scuola CAT rappresenta di per se una grossa incognita.
I rimedi? Noi non siamo i medici al capezzale di un importante malato. Possiamo solo avanzare ipotesi.
I rimedi potrebbero venire dal diploma universitario e dall’avvio di nuove professioni sotto l’ombrello del nostro titolo di “geometra”: proprio quelle nuove professioni citate dal presidente Savoncelli nella intervista a “Prospettive Geometri” di inizio 2019.
Quasi tutti i rimedi sono –però– a lungo termine con effetti tra 5-10 e più anni.
Ma altre misure saranno ben più dolorose come ad esempio l’aumento dei contributi (vedere le recenti novità normative).

Una soluzione urgente?
Soltanto un provvedimento potrebbe bloccare l’attuale esodo di iscritti (quasi 11.000) in tre anni.
Si tratta di dimezzare la quota fissa a carico dei pensionati attivi quelli cioè che con una spesa annua oltre i 5.000 euro sono costretti alla cancellazione a fronte di volumi d’affari sempre più striminziti.
Da semplici iscritti e quindi senza la pretesa di sostituire gli attuari o gli addetti ai lavori possiamo supporre che se la quota fissa previdenziale scendesse da circa 5.000 a 2.500 euro, quasi la metà dei “cancellati” potrebbe rimanere negli albi.
Sempre nel campo delle ipotesi, calcoliamo che il maggior introito per la Cassa, nei tre anni considerati, sarebbe pari a:
n° 11.000x 50% x n° 3 x € 2.500 = € 41.250.000.
Calcoli fantasiosi? Ipotesi avventate?
Può darsi ma ci si augura che la Cassa consideri anche questa ipotesi.
E non sarebbe difficile verificarlo… anche solo attraverso un sondaggio a campione tra gli “aspiranti cancellandi”.

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