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Assemblee condominiali e Covid

Temete di non poter indire le assemblee condominiali?
Temete le conseguenze delle normative per il Covid?
Avete ragione: le assemblee condominiali si possono organizzare ma con molte precauzioni…

Assemblee condominiali e Covid

Possibili soluzioni: riunioni all’aperto o in video conferenza
ASSEMBLEE CONDOMINIALI E COVID
No alle riunioni in spazi ristretti…

Dal 18 maggio via libera alle assemblee condominiali, con quali le modalità da rispettare?
L’argomento è parte del decreto legge n. 33 del 16 maggio 2020, pubblicato alcuni giorni fa sulla Gazzetta Ufficiale n. 125, che concede il “via libera, dal 18 maggio, anche alle riunioni”. Potremo dire che si tratta di una “buona notizia” quella di consentire “la ripartenza delle assemblee condominiali”.
Ritengo però doveroso raccomandare “attenzione!” in particolare alle distanze.
In riferimento alla riunioni, quindi comprese quelle condominiali, l’art. 1 del predetto decreto legge, evidenzia e specifica che “le riunioni si svolgono garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”
Da questo appare evidente che vi sono dei vincoli da rispettare che potranno rendere facile l’assemblea in relazione a condomini composti da pochi partecipanti, anche direttamente negli uffici degli amministratori se vengono rispettate le “linee guida” che sono state convenute tra Stato e Regioni.
Sarà –però– meglio privilegiare comunque i luoghi all'aperto.
Le assemblee condominiali potranno esser tenute anche per i condominii con numerosi partecipanti, ma in questo caso sarà molto importante e necessario scegliere il luogo “adeguato” nel quale svolgere l’assemblea. Verrebbe da chiedersi…ma per quale motivo?
Semplice, se le citate “linee guida” non venissero rispettate, questo produrrà una consistente sanzione, che è disposta dall’art. 2 del predetto decreto legge, il quale recita e specifica che la violazione delle disposizioni in esso contenute, quindi anche dello svolgimento di riunioni senza osservare il limite del metro di distanza per la sicurezza interpersonale, comporta la sanzione amministrativa di cui all'art. 4, primo comma, del decreto legge n. 19/2020, che potrà essere di una somma compresa tra euro 400 ed euro 3.000. 
Di chi sarà la responsabilità?
Certamente ed “in primis” la responsabilità riguarderà l'amministratore che, convocando l'assemblea dovrà tenere a mente la distanza tra le persone, ma pure dei condomini che si accorgessero della non regolarità della situazione, dovendosi dissociare ed allontanare dalla riunione.
Una soluzione da non trascurare e che potrebbe trovare rispetto di tutte le norme, sarebbe quella di tenere le assemblee in “luogo all’aperto”.
Però penso che non sia facile.
Vi è un’ultimo aspetto di rilevante importanza.
Le riunioni che non si tengono in spazi privati, ma in luoghi aperti al pubblico sono soggette al decimo comma del già citato decreto legge, riguardante le riunioni, oppure all’ottavo comma dello stesso dedicato al divieto di “assembramenti in tali luoghi”.
Il decreto legge n. 33/2020 ha causato un “sacco” di polemiche.
Le assemblee condominiali –quindi– si possono tenere “” ma con i riferimenti sopra accennati anche “no”.
La modalità più semplice sarebbe quella della “videoconferenza” oltre alla modalità che ho già riferito, purché i condomini non siano molti e gli stessi siano garanti degli spazi che sono stabiliti dallo stesso decreto.
Chiarezza –per la verità– non ne esiste.
Però in questo tempo esistono diverse aspettative di interesse dei condomini. Mi riferisco ad esempio “il bonus fiscale del 110% per lavori da dedicare ai condomini” il quale, prima di raggiungere l’assemblea condominiale, necessita della raccolta di preventivi tecnici, una attività questa che comporta un certo lungo tempo.
Tempi lunghi che in questo periodo stanno soffrendo a causa di questo stesso decreto.
Proprio per questo preciso argomento, è carente il legislatore che non ha dedicato “precise disposizioni”. Proprio per questo motivo dovrà sopperire il diligente amministratore con evidenti difficoltà per la carenza evidente dei dispositivi amministrativi.
La domanda più immediata consiste nella scelta di cosa dover fare. Servono infatti chiari provvedimenti riservati al “condominio”, una realtà che interessa il 70% degli edifici italiani.
In attesa di questi –al momento– sarebbe preferibile attendere e rinviare le convocazioni delle assemblee condominiali. 
Viene quindi spontanea un’ultima domanda. 
È possibile considerare le assemblee condominiali “delle riunioni private”? 
No, perché non lo sono. Infatti nelle stesse, oltre ai condomini, vi possono essere anche delegati o terzi, ad esempio tecnici o altri.
La modalità meno rischiosa, sotto ogni punto di vista –e qui mi riferisco alle possibili sanzioni– potrebbe essere “la convocazione dell’assemblea in videoconferenza”. Però alla stessa, ad oggi, non sono dedicati dei precisi provvedimenti normativi. 
In parole semplici, è meglio è attendere con fiducia che vengano emessi dei precisi provvedimenti anche se sarebbe preferibile che al più presto arrivasse la fine di questo grave periodo che sta compromettendo il “vivere di tutti i condomini”.