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Anch’io vittima del Covid

Tutto è più complicato e difficile in tempo di Covid.
E tutto gioca contro di noi: dagli uffici chiusi, ai contatti solo on-line, ai nuovi anglismi, alla pioggia di nuova modulistica.
Un Collega –molto amareggiato– esprime tutta la sua irritazione e chiede:
“A tutto c’è un limite. Ci tocca solo subire?”

Privilegi per i dipendenti pubblici e “punizioni” per noi
ANCH’IO VITTIMA DEL COVID
Un arrabbiato dice basta!

Un Collega veramente irritato ci ha fatto pervenire una lunga mail che non ha bisogno di commenti, perché riassume una situazione insopportabile che peggiora un difficile equilibrio cui deve soggiacere il libero professionista in tempo di Covid.
Vi proponiamo il testo, al quale aderiamo per solidarietà, omettendo solo la firma; infatti ci mancherebbero pure gli strali nei suoi confronti da parte di chi non è d’accordo!

“Ed ecco il Covid.
Ha mietuto vittime, ha creato lutti e sofferenze. Ci ha privati di molte persone che –ad inizio anno– non mettevano in conto di lasciare –anticipatamente– la loro vita terrena.
E subito montano le polemiche: mascherine sì, mascherine no, guanti sì, guanti no, tutti a casa o tutti fuori?
Nella confusione generale adesso spuntano anche i negazionisti e mentre riprendono i contagi, quel signore che invocava i “pieni poteri” chiede alla gente di gettare la mascherina!
Veramente siamo in un mondo di matti. L’unico a mantenere saldo il timone di una barca che fa acqua è l’Avvocato foggiano che vede orizzonti radiosi nel nostro avvenire.
Basta che l’ebbrezza dei 270 miliardi dall’Europa non faccia sperperare le risorse in aiuti per chi non lavora, oppure in ponti sullo stretto, l’interramento di ferrovie e le funivie su pendii disabitati.
Con tutti i problemi del nostro Paese e del Pianeta, questa sarebbe veramente l’ultima scelleratezza.
L’Italia cominci a fare le riforme, cioè abbattere i vincoli interni di casa nostra, burocratici e corporativi e approfitti della pioggia di soldi per cominciare a mettere i conti in ordine.
Ma non era di questo che volevo parlare, perché invece volevo parlare di me, anch’io vittima del Covid.
Le partite IVA ed i professionisti, nonostante privi di qualsiasi copertura, fin dal mattino devono arrabattarsi per guadagnarsi la giornata e non soccombere: niente malattie e ferie pagate, niente 13esima, niente copertura infortunistica, niente cassa integrazione.
Il professionista, tutto ciò che gli serve se lo deve pagare.
Ed eccoci al Covid: qualche ingenuo pensava ad un momento di solidarietà ed invece ecco accentuarsi le differenze: i “soggetti deboli contagiabili” da una parte e “tutti gli altri” dall’altra.
I primi sono i dipendenti pubblici per la massima parte lasciati a casa a “lavorare”. Lavorare si fa per dire, perché nessuno sa chi li controlla, ma anche perché esistono lavori (portierato, pulizie, mense, fattorini, bidelli ecc.) che certo non puoi fare con lo smart working.
Eppure “loro” sostengono di lavorare da casa, magari più di prima.
Questi sono i “soggetti deboli”, quelli che devono evitare il contagio a tutti i costi, specie sul posto di lavoro nei loro belli uffici che riapriranno non si sa quando.
E gli altri?
Tutti gli altri si possono anche contagiare perché fuori casa ci debbono andare.
Tra gli altri ci siamo noi. Noi non siamo così “contagiabili” come i dipendenti pubblici: possiamo, anzi dobbiamo, uscire di casa per guadagnarci la pagnotta e per questo avremmo bisogno di maggiori tutele.
Ed invece?
Non scendo nei particolari ma voglio soltanto raccontare la mia giornata. Una giornata qualunque in ufficio; una giornata che era fatta di contatti, di scambi di informazioni, telefonate, mail, incontri, appuntamenti e sopralluoghi.
Con le misure anti Covid tutto questo è diventato un altro mondo.
Le telefonate?
Vuoi chiamare qualche ufficio pubblico al telefono? Ecco la più odiosa registrazione che attacca con: “Vuole parlare con la segreteria? prema 1. Vuole parlare con Caio? prema 2.
E così via”

Non ho mai capito se devo premere subito, se alla fine della registrazione, se essere morbido sul tasto o schiacciarlo con forza. Il risultato è sempre lo stesso: non si aggancia mai il telefono giusto, perché la malefica voce registrata riattacca con la sua cantilena…prema 1,
prema 2, prema…
Alla fine io o la vocina si deve pur stancare: di solito è lei, proprio perché alla decima volta cade la linea e ricevo solo il segnale di “occupato”.
Talvolta invece la vocina mi spiega che per risolvere i miei problemi posso inviare una mail.
Ci provo ed ottengo la risposta automatica:
“Abbia pazienza, alle sue richieste verrà data risposta appena possibile”.
Avviene che trascorrano più giorni: due, tre, sette ed infine mi decido ad inviare una mail di sollecito alla quale “finalmente” mi viene risposto che io sono soltanto un numero e che, in quanto numero, devo aspettare il mio turno: “Prima di te ci sono altre 60 richieste: adeguati!”
Con il Covid, le procedure informatiche diventano di vitale importanza.
Purtroppo non tutti sono dei geni e le nuove ed improvvise procedure digitali mandano in panne i meno attrezzati, i più anziani, i meno digitali insomma.
Qui ripartono i miei guai perché –lo confesso– ho difficoltà con l’Inbank ed ignoro cosa sia il Belkin Tablet Stage.
A scuola avevo studiato tedesco e francese e mai avrei immaginato che la mia vita sarebbe diventata dura se non conosco gli anglismi che mi rovinano la vita, quali: account, adsl, bit, blog, browser, chat, check, cookie, desktop, hacker, layout, link, software, ubs e user. Ci dovevano mettere di mezzo anche tutte le nuove parole in inglese. Infatti non ci sono più parole italiane per dire: lockdown, smart working, recovery fund, droplet. Sono sulla bocca di tutti ma sono in molti che ne ignorano il significato.
Proprio ora ti accorgi che l’italiano è una lingua insufficiente, ed allora devi andare a chiedere soccorso proprio alla Gran Bretagna che –tra l’altro– non è più Europa.
Ma torniamo in tema.
Sei un imbranato informatico ed allora fai ricorso a tutti gli aiuti famigliari possibili. I figli in primo luogo. Quelli che non hanno mai tempo per te e ti mandano presto al diavolo perché “tanto non capirai mai niente”. Poi vai dalla moglie o compagna che sia. Bravissima con lo smartphone, con whatsapp, ma veramente una schiappa per le conferenze on-line.
Finalmente ricorri alla nuora: é la tua ultima spiaggia, le hai pagato le ferie, l’hai accolta in casa, hai accettato di compiacere ai consuoceri accompagnandoli a Iesolo: non può dirti di no.
Peccato che sia partita per le ferie perché troppo stressata dal lockdown.
Stai quasi per arrenderti ma davanti a tante promesse, ai 270 miliardi dall’Europa, al recovery fund, al decreto semplificazioni, ritieni ci sarà pure una misura prevista per te, povero cristo messo in croce dal Covid e dal sistema.
Ed in effetti “l’aiuto” arriva. Arriva dalla Provincia.
Non bastava averti messo davanti all’imbarazzo di dover scegliere tra tutte le possibili procedure cioè le opere libere, le opere libere con comunicazione, la CILA, la SCIA ed il permesso di costruire.
No, non bastava perché si sono inventati ancora nuovi moduli.
Non fai tempo a scaricarne uno la sera che al mattino è già superato e devi ricominciare a compilare quello inventato stanotte dall’assessore.
Ed eccolo il comunicato dall’assessore della Provincia.
Tutto in bell’ordine con carattere “Helvetica” della video scrittura.
Solo il luogo e la data sono scritti rigorosamente a mano perché era troppo difficile immaginare il giorno della sua firma dopo sofferte meditazioni.
Ebbene, puoi tirare un sospiro di sollievo perché proprio l’assessore ti rassicura che la nuova iniziativa è mirata “al miglioramento dell’efficienza dei processi edilizi ed urbanistici…con evidente vantaggio per i liberi professionisti…in termini di semplificazione”.
Puoi stare certo che dietro a queste lusinghe c’è un malefico disegno: quello di semplificare le cose per l’ente pubblico e di complicarle per te.
Ma chi ci crede più alla semplificazione?
Infatti qual’ è il contenuto dell’annuncio?
L’annuncio è semplicemente questo:
“Con deliberazione della G.P. sono stati approvati, in formato digitale, ulteriori modelli unificati in materia edilizia e paesaggistica…modello CILA, modello SCIA, CPC, CEC/CPC e SottoCUP”.
Leggi e rileggi questo testo e ti fai una risata nervosa: quanta burocrazia ci sarà ancora sulla strada della semplificazione?
Aveva ragione quell’economista che scriveva:
“L’era digitale in Italia ha prodotto soltanto più carte, più perdita di tempo, più lentezza nelle procedure, più dipendenti pubblici e più sprechi.
Ma perché questo è avvenuto solo in Italia tra i Paesi avanzati?
Il motivo è semplice: il sistema borbonico è stato adattato alla informatizzazione con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi”

Ne volete un esempio?
Compilate un modello CILA. Quante volte dovete rispondere: Chi sei? Dove sei nato? Quando sei nato? Qual è il tuo codice? Dove abiti?
Ma davvero volete prenderci in giro?
Tutti sappiamo che “Serpico” conosce perfino quante volte vado al bar, e allora avete veramente bisogno che nella stessa pratica, io dichiari 10 volte chi sono?
Se non siamo tornati al Medioevo è perfino peggio.
Qui ho finito il mio sfogo, vi pregherei soltanto di pubblicare per intero questa mia accorata protesta perché tra le ignote vittime del Covid ricordatevi che ci sono anch’io.