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Usufrutto anno 2020

Il Decreto del ministero dell’economia e finanze del 20.12.2019 ha modificato le percentuali per il calcolo dell’usufrutto.
Oltre alla tabella riassuntiva, proponiamo ancora qualche chiarimento utile per definire i caratteri di questo diritto reale.

Piena e nuda proprietà: chi paga le tasse
USUFRUTTO ANNO 2020
Calcolo aggiornato con G.U. n° 304/2019

Il Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze del 20/12/2019 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30/12/2019) ha modificato le percentuali per il calcolo del valore dell’usufrutto e della nuda proprietà di un bene. L’usufrutto è un diritto reale di godimento, che troviamo ripetutamente nelle successioni testamentarie del passato, ma anche negli atti di cessione di diritto e nelle donazioni.
Quando il nudo proprietario intende alienare la nuda proprietà dell’immobile si dovrà indicare nell’atto il valore dell’immobile stesso moltiplicato per la percentuale corrispondente all’età dell’usufruttuario.
Se quest’ultimo venisse a mancare, invece, la nuda proprietà si trasforma in piena proprietà e basterà presentare all’Ufficio Catastale competenze per la Provincia interessa una voluta catastale per “riunione d’usufrutto” corredata dalla dichiarazione sostitutiva dell’atto di morte senza che sia necessario inserire l’immobile nella dichiarazione di successione dell’usufruttuario.
Viceversa, se venisse a mancare il nudo proprietario, il valore della nuda proprietà deve essere indicato nella dichiarazione di successione trasmettendo così la predetta nuda proprietà agli eredi del de cuius.
Poiché l’usufruttuario può pienamente godere dell’immobile, l’IMU e le varie imposte e tributi dovuti all’erario sono a suo carico, così come sono a suo favore gli eventuali introiti derivati, per esempio, da una locazione la quale si intenderà valida anche dopo il decesso dell’usufruttuario con i limiti di cui all’articolo 999 del Codice Civile (la locazione non può perdurare oltre il quinquennio della cessazione dell’usufrutto come anche sottolineato dalla Cassazione n. 9345/2008 e n. 11602/2011).
Una particolare forma di usufrutto è quella dell’usufrutto “congiuntivo” dove è impedita al nudo proprietario la consolidazione del suo diritto di proprietà fintanto che è in vita almeno uno dei contitolari originali dell’usufrutto; in questo sistema si dice esista il “diritto di accrescimento” tra i vari cousufruttuari e tale casistica deve essere inequivocabilmente prevista nell’atto costitutivo e devono essere concordi le volontà di tutte le parti richiamate all’atto costitutivo stesso (vedasi Cassazione n. 24108 del 27/11/2011).
Quando invece l’usufruttuario è una persona giuridica, la durata dell’usufrutto non può superare i trent’anni, eliminando così ogni possibilità di usufrutto perpetuo.
Per quanto riguarda il diritto di usufrutto in generale, si richiamano gli articoli 978 e seguenti del Codice Civile.

Prospetto dei coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite (o pensioni) vitalizie calcolate al saggio di interesse legale del 0,05%. 

Anno di riferimento: 2020