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Sogno o son desto?

Incredibile ma vero. Dopo il premier Conte anche il direttore ha fatto la scoperta: il 2019 è l’anno delle meraviglie. Scoprite perché leggendo l’editoriale “dal direttore”.

“Come ogni giorno, di buon mattino Paperon de Paperoni si accingeva a fare l’abituale tuffo salutare nella piscina piena di dollari…” proprio come oggi possono fare Jeff Bezos, Bill Gates e Mark Zuckerberg.

Con letture come questa iniziavano molte giornate delle mie vacanze estive.
Avevo scoperto una vecchia raccolta di fumetti ed il mio passatempo preferito era la lettura di fumetti intervallata da lunghissime dormite: quella estate credo di aver trascorso quasi tre mesi tra fumetti e dolci dormite.

Ero talmente immerso nel mondo degli eroi disneyani che, proprio come Paperino, mi chiedevo spesso: “Sogno o son desto?”
Per mia fortuna riesco tuttora a collezionare otto – nove ore di sonno ogni giorno e compatisco gli amici che alle tre del mattino sono svegli come grilli e devono andare in ufficio per trovare un po' di sedativo alla loro irrefrenabile iper-attività.

Ho solo amici passati a miglior vita tra i ricordi di persone poco dedite al sonno.
A caso ricordo un Collega che diceva: “Come si lavora bene dalle 3 del mattino alle 7: nessuno può immaginarlo. Alle 8 ho già fatto una giornata di lavoro e sono pronto ad accogliere i Clienti con la massima calma e rilassatezza”.
Purtroppo non ha raggiunto i 60 anni.

Invece è toccata bella ad un ingegnere che, quasi ogni notte, verso le due del mattino camminava in fretta nelle strade buie della città per raggiungere lo studio.
In una di queste notti si imbatté in una pattuglia della Polizia che lo fermò, chiese i documenti, volle rovistare la borsa in cerca di arnesi da scasso e poi lo interrogò sui motivi di una passeggiata in ore così sospette.
L’ingegnere – candidamente – ammise di doversi recare in studio per finire le pratiche più urgenti.
I poliziotti, più impietositi che meravigliati, lo lasciarono andare accompagnandolo con un benevolo commiato: “Vada vada ingegnere: deve essere messo molto male per dover andare a lavorare a quest’ora”.
Lui invece non arrivò ai 50 anni.

Io, invece ho ottime prospettive. Non solo dormo otto - nove ore filate ma quasi sempre riesco anche ad infilarci una pennichella che, vista la durata, è quasi una succursale del meritato sonno notturno.
Recentemente avevo un problema: quasi ogni notte mi trovavo in un quartiere della città dove c’era un inquietante via vai di carri funebri.
Non posso dire che sia stata una coincidenza ma alla fine mi sono deciso a circondare il quartiere di scritte con il “divieto di transito ai carri funebri” e d’incanto quei brutti scarafoni a quattro ruote sono scomparsi.

Che altro dire del sonno?
Penso che anche per voi sia il momento delle grandi emozioni.
Mai viste come nel sonno così tante bellissime ragazze ammiccanti ed accondiscendenti sorridermi e contendersi la mia simpatica compagnia, molto meglio di quelle smorfiose che incontro tutti i giorni sulla strada del liceo con gli occhi bassi, lo smartphone in mano e la cicca in bocca che fanno a gara per parlare più volgare dei maschi. Così pure mai provata come nel sonno l’ebbrezza della velocità e tanta abilità nello sfuggire alle situazioni meno simpatiche.

Forse l’unica eccezione non proprio gradita riguarda i sogni ricorrenti dove mi ritrovo a scuola per sostenere gli esami di maturità. Ecco pararsi davanti a me quello sbirro di professore e quell’antipatico secchione compagno di banco che si raggomitola allo spasimo per coprire la prova di topografia senza lasciarmi copiare quella maledetta formula di Pothenot-Snellius.

Per fortuna mi sveglio tutto sudato e – con un sospiro di sollievo – mi assicuro, non solo di aver superato gli esami di scuola, ma di essermi perfino guadagnato il timbro professionale.

“Sogno o son desto?” non è solo la esclamazione di Paperino che si risveglia in un altro mondo dopo le sue peripezie e le precipitose fughe assieme a Qui, Quo Qua.
Infatti il 2019 è l’anno dei sogni, dove tutto sembra talmente irreale che viene da chiedersi: “Sogno o son desto?”

Oggi infatti tutti i sogni sono a portata di mano e si stanno avverando.
Abbiamo quota 100, abbiamo il reddito di cittadinanza, abbiamo il decreto sicurezza e ci siamo pure liberati dei barconi.
Le città sono più belle senza i neri che girano attorno mentre i bambini sono (quasi) tutti biondi.
Non era forse questa l’Italia che verdi e gialli reclamavano per noi?
Sì è ben vero che lo stesso vice ministro onnipresente, non più tardi di qualche anno fa voleva tagliare l’Italia dal Po in giù e lasciare affondare il resto assieme a “Roma ladrona”, ma si sa come vanno certe cose. Abbandonato al suo destino il vecchio amico Umberto, già troppo occupato nelle grane giudiziarie, si è finalmente accorto che fanno comodo perfino i voti dei vituperati terroni.

I tempi cambiano velocemente e quando i sogni giallo verdi saranno una realtà ci guarderemo in faccia e vedremo finalmente tanti pensionati, pochi bambini, tanti cani al guinzaglio e tanti volti tristi.
É proprio questo 2019 che mi confonde le idee.

“Sogno o son desto?” Me lo chiedevo anche l’altro giorno quando il mio commercialista mi ha messo in mano le istruzioni per entrare a far parte del “regime forfetario”.
Niente più Iva, niente ritenuta d’acconto, tassazione al 15%, tetto massimo 65.000 euro. Mi ricorda tanto Pinocchio nel Paese dei Balocchi.

Ma allora è proprio vero! È finita la pacchia per quei poveri cristi imprigionati, ricattati, seviziati e poi spediti con un gommone sgonfio in mezzo al Mediterraneo.
Ma finita la pacchia per loro, finalmente la pacchia arriva per noi che bene o male mettiamo assieme tre pasti al giorno, facciamo un po’ di ferie, vestiamo alla moda, abitiamo in casa di proprietà e nessuno ci chiude nella bolgia infernale di un capannone sotto il tiro di un mitra spianato assieme ad una moltitudine di sventurati come loro.

D’altronde, pensandoci bene, noi il benessere ce lo siamo guadagnato e per dirla con le sagge parole del più autorevole frequentatore del bar all’angolo: “Mica siamo neri!”

Ed ora nel 2019 è ancora più bello: niente Iva, poche tasse, niente studi di settore.
Correvo ancora felice verso la scuola con i calzoncini corti quando Renato Rascel canticchiava “È passata la bufera, è passato il temporale, chi sta bene e chi sta male e chi sta come gli par…”

In effetti dopo il brutto viene il bello…
Però può essere anche viceversa, purtroppo.

E se la storia si ripetesse?
Mentre affondiamo, il capitano del Titanic proclama: “Il 2019 sarà un anno bellissimo”.
Senza barconi, senza neri, in pensione subito e niente più povertà: mi lacrimano gli occhi per la commozione.
Poi ci ripenso: quando mai un politico ha profetizzato le cose giuste?

Leggendo un pò qua un pò là mi capita in mano un commento sulle qualità dei nostri governanti e di chi li vota.  
É un giudizio che mi fa pensare.
Così scrive Massimo Cacciari

“…lo stupido è irresistibilmente sedotto da risposte semplici e rapide, che sembrano garantire tornaconto e soddisfazione; egli è propenso a credere senz’altro a chi sbandieri ovunque facili soluzioni”.

Ma lui non può aver ragione: sarà il solito “bolscevico disfattista”!
Eppure quanto è avvenuto negli ultimi mesi è talmente bello che nemmeno riesco a rendermi conto che “la pacchia” è davvero cominciata.
Allora mi viene da dire: sogno o son desto?