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Smart Working: pro e contro

Chi vince e chi perde. Se lo smart working è una buona occasione per molte aziende, allo stesso tempo crea disparità di reddito ed anche la chiusura di aziende collegate alle attività trasferite a “remoto”.

Smart Working: pro e contro

Il contro: disparità di reddito ed aziende a rischio chiusura
SMART WORKING: PRO E CONTRO
Il pro: risparmio di 10.000 € per ogni lavoratore

“Non è tutto oro ciò che luce”. Il vecchio adagio si adatta benissimo allo smart working che vede schierati su fronti opposti convinti sostenitori e scettici detrattori.
In effetti mentre lo smart working ha dato un colpo di acceleratore alla digitalizzazione, ha creato conseguenze piuttosto impreviste.
Del resto, imprevisto è pure il contraccolpo del Covid sull’economia globale che “Affari e finanza” prevede non esaurirsi se non alla fine del decennio appena iniziato.
Torniamo, però, allo smart working: si tratta di un bel regalo fatto alle aziende che hanno la possibilità di risparmiare fino a 10 mila euro per ogni dipendente da remoto.
Mentre prima della pandemia lo smart working riguardava l’1,2% dei lavoratori nel settore privato, ora la percentuale si è stabilizzata attorno al 5,3% per salire a livelli enormemente superiori nella pubblica amministrazione.
Questo sistema di lavoro rischia però di accentuare le disuguaglianze di reddito.
Infatti il salario medio degli esclusi dallo smart working varia tra 500 e 1.800 €/mese mentre chi può lavorare da remoto guadagna tra 800 e 3.500 €/mese.
Non è l’unica conseguenza negativa perché anche gli stili di vita cambiano.
Se da una parte c’è meno traffico e minor inquinamento, dall’altra va in crisi un indotto collegato alla ristorazione, bar, snack bar, negozi, taxi, trasporti ed altro la cui economia ruotava attorno ai lavoratori che ora lavorano da remoto.
Si calcola che ben 19 mila imprese e 38mila addetti si volatilizzino proprio a causa dello smart working che, nonostante tutto, rappresenta il futuro della digitalizzazione.