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Senza burocrazia, metà vittime

La burocrazia è un cancro malefico che si insinua in tutti gli apparati del nostro sistema.
Se qualcuno la riteneva un innocente folkloristico difetto delle nostre strutture –colpevole tutt’al più di troppe tonnellate di carta– adesso deve ricredersi. 
Perché –ora– è diventato il vero colpevole di molte, troppe morti nella ecatombe del Coronavirus.

Senza burocrazia, metà vittime

Dopo l’emergenza, una buona occasione per liberarsene
SENZA BUROCRAZIA, METÀ VITTIME
Il virus batte in velocità l’arrugginita macchina statale

L’editoriale di Paolo Panerai così esordisce su “Milano Finanza” del 25 aprile scorso:
“Burocrazia, maledetta burocrazia. Senza la burocrazia che asfissia l’Italia, i danni del Covid-19 sarebbero la metà”.
Non è una esagerazione la sua, proprio perché il ritardo nell’approvvigionamento di protezioni a medici, infermieri e tanti, troppi malati, ha un vero e riconosciuto colpevole: cioè la burocrazia.
Infatti tutti gli acquisti sono dovuti transitare dalla Consip, cioè la centrale acquisti dello Stato…ovviamente nel pieno rispetto della burocrazia.
Eppure Giuseppe Conte, per anni navigatore di lungo corso tra gli “azzecca garbugli” dei suoi colleghi avvocati, conosce fin troppo bene le insidie di questa bestia che intrappola l’Italia con la più inefficiente macchina statale del mondo occidentale.
Mario Draghi l’aveva raccomandato: in guerra ci vogliono e sono consentite decisioni e procedure straordinarie!
Nel nostro piccolo mondo di scartoffie abbiamo sempre sbuffato davanti alle montagne di carte e moduli assurdi ma i nostri lamenti nemmeno sono arrivati ai burocrati provinciali –ostinati e duri d’orecchi– che hanno messo assieme una montagna di norme, una più confusa dell’altra, per garantirci una urbanizzazione sconclusionata ed orribile.
Ma adesso non si parla di carte; parliamo di vite, di vittime e di persone con una missione: quella di garantire la nostra salute.
Ed infatti c’è stata una perdita incalcolabile di sanitari assieme a quella non meno preziosa di anziani, memoria dei nostri tempi, scomparsi troppo in fretta.
Ma perché siamo giunti a tanto?
La burocrazia è l’insieme della struttura dello stato, l’organizzazione che lo guida, l’esagerato complesso delle leggi ed il potere enorme che queste leggi attribuiscono alla burocrazia.
Se l’Italia è perdente al confronto di altri Paesi, il motivo è in pochissime cifre:

  • In Italia le norme sono 160.000
  • In Inghilterra sono 3.000
  • In Francia sono 7.000
  • In Germania 5.400 

Nell’emergenza virus, l’Italia ha costituito 16 comitati speciali con 470 esperti o presunti tali. Trascuriamo (volutamente) di riferire i numeri di gran lunga inferiori riguardanti gli altri Paesi.
Proprio in questa emergenza “da periodo bellico” l’Italia ha preso ben 220 provvedimenti. Le leggi, le note e le ordinanze hanno complessivamente richiesto oltre 1000 pagine scritte come al solito in linguaggio spesso oscuro e con continui rinvii ad altre norme.
Qualcuno ha detto che la burocrazia serve ad alimentare la criminalità, nella assurda confusione di leggi ed interpretazioni, perché ci può guazzare dentro con maggior velocità rispetto al lento percorso della giustizia…quando arriva.
Ma la burocrazia non solo è connivente con i peggiori mali nostrani ma è pure iniqua perché non ha nemmeno saputo evitare che i 600 euro arrivassero a soggetti con conti in banca di centinaia di migliaia di euro, come hanno denunciato, giustamente disgustati, vari impiegati di banca.
Ed allora a cosa serve questo peso insostenibile se in Italia il risultato è quello di sprecare risorse, bloccare i procedimenti, impoverire il Paese e perfino far morire i suoi cittadini?
Addirittura l’onesto Borrelli ha confessato che se ci sono delle leggi complesse nessun dirigente si azzarda a firmare perché corre il rischio di essere rinviato a giudizio per danno erariale.
È così che –nonostante gli sforzi di molti onesti italiani– il paese va alla rovina perché i burocrati impregnati di burocratismo scrivono leggi assurde che si sommano sempre più alla montagna esistente.
Se si aggiunge l’operato di certa magistratura, il risultato può essere soltanto un blocco insormontabile che può segnare il nostro destino.
Un esempio illuminato di come si devono risolvere i problemi in situazioni di emergenza è la ricostruzione del ponte di Genova.
Se non fossimo ricorsi ad un commissario straordinario, probabilmente saremmo ancora a piangere in mezzo alla polvere delle vecchie rovine.
Ma questa era una emergenza!
E perché quella del virus con oltre 34.000 morti non era forse emergenza?