Tu sei qui

Semplificare? Le colpe della P.A.

Sempre più in difficoltà fin dalle pratiche più banali, il comune cittadino, il professionista, le partite IVA annaspano sotto il diluvio di decreti, circolari e dispostivi cresciuti a dismisura in tempo di Covid.
Nessuno riesce più a comprendere un linguaggio indecifrabile: quello dei burocrati.
Il Covid ha peggiorato la situazione e ciascuno di noi è alle prese con operazioni che sembrano banali ma sono sempre più complicate perché spesso inventate da una Pubblica Amministrazione vecchia ed ottusa che applica i criteri “borbonici” all’era della digitalizzazione.
Ma c’è di peggio, il burocrate non parla più la nostra lingua e non basta un docente di italiano per decifrare norme, decreti e circolari incomprensibili.
È ora di cambiare pagina e così più di mille personalità del mondo economico hanno partecipato all’evento “Ripartitalia P.A. – Reinventare lo Stato”.
Risultato? Occorre rivoltare la pubblica amministrazione come un calzino, con personale di qualità, motivato, competente. 
Non più persone alla ricerca di un posto sicuro ma persone con idee chiare, obiettivi precisi e tanta, tanta motivazione.
Solo così, un giorno, noi e loro –al di là della barricata– parleremo la stessa lingua. 

Lotta alla “vecchia” burocrazia
SEMPLIFICARE? LE COLPE DELLA P.A.
Da “ripartitalia” un appello al cambiamento
 

La più grande occasione per il nostro Paese di risollevarsi da una storica arretratezza anche rispetto agli ultimi tra i paesi europei è quella che abbiamo davanti con un tesoro che fa gola a troppi.
La pioggia di miliardi provenienti dall’Europa non dovrà incentivare gli impiegati pubblici a stare a casa sui divani ma a modificare radicalmente la Pubblica Amministrazione sulla quale si gioca gran parte del sistema Italia e della sua efficienza.
Da dove iniziare?
La risposta potrebbe essere una: avere dei governanti illuminati con obiettivi lungimiranti. E poi?
E poi occorre smetterla con il teatrino giornaliero delle critiche, dei contrasti e degli scontri per una opposizione soltanto strumentale.
Ma soprattutto occorre ricostruire la pubblica amministrazione del futuro: semplice, digitale e smart.
Il confronto –avvenuto il 2 luglio scorso– attraverso l’evento “Ripartitalia” ha visto la partecipazione di oltre 1000 personalità della economia, della finanza e della politica collegate via zoom.
Nomi illustri di giuristi, ministri, ex ministri ed economisti hanno ricostruito un quadro desolante della pubblica amministrazione, strutturalmente superata, demotiva e dispersiva.
Le sette o più piaghe della P.A. sono state stigmatizzate in una analisi lucida e spietata, individuandole nel basso livello dei funzionari, nello spirito demotivato e nella scarsa formazione non più adeguata ai nostri tempi.

Orgoglio di appartenenza nella PA
Paolo Panerai, direttore di “Milano Finanza” ha sottolineata l’importanza della qualità delle persone impiegate nel pubblico. Secondo Panerai è fondamentale l’orgoglio di appartenere alla P.A. mentre –troppo spesso– chi cerca di essere assunto persegue altre priorità

Le competenze
L’altra questione riguarda le “competenze”. I giovani che escono dalle università con voti eccellenti dovrebbero avere il diritto di entrare ai livelli più alti delle amministrazioni. C’è inoltre la necessità di valutare le skills e come si possano adattare le competenze nella P.A. Occorre poi recuperare le capacità tecniche con competenze tecniche, informatiche e manageriali adeguate.

Canali ad hoc
Un altro aspetto riguarda i criteri di entrata nella P.A. che dovrebbe avvenire tramite corsi universitari d’ élite ed accessi molto selettivi garantendo una formazione internazionale su misura.

Riforme, giustizia ed investimenti
La riforma della P.A. deve peraltro andare di pari passo con quella della giustizia e degli investimenti.

Fuga dalla firma
Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria ha puntato il dito contro certe norme penali ed erariali che –specie con riferimento all’abuso d’ufficio– producono la fuga dalla firma da parte dei funzionari pubblici. I funzionari devono conoscere le leggi, applicarle ed essere responsabili evitando di bloccare le pratiche per paura delle responsabilità.

Peso e non valore
Secondo Giovanni Vallotti, docente alla Bocconi, occorre invertire quella tendenza per cui la responsabilità nella P.A. è percepita come un peso, mentre nelle aziende private è intesa come valore.
In questo senso il premio di produttività non si può elargire a tutti indipendentemente dai meriti mentre occorre attribuirgli una funzione premiante per chi lo merita.

Piattaforme che “non si parlano”
Francesco Merloni, presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, afferma che l’art. 63 del codice degli appalti consente di agire in deroga accelerando così l’affidamento delle opere. Punta il dito contro la P.A. affermando che è “spesso inesistente sia dal punto di vista della struttura che del personale”.
Anche quando esiste non è adeguatamente formata perché servono tecnici, economisti informatici.
A suo avviso serve digitalizzare tutte le gare, ridurre a un centinaio le stazioni appaltanti e farle operare per ogni provincia con personale qualificato.
Le piattaforme esistono ma se i sistemi non si parlano, non serve.
Dal confronto del 2 luglio emerge un panorama sconfortante della nostra P.A.
L’impiego pubblico dovrebbe essere il cavallo di battaglia per un Paese con la voglia di rinascere.
Per ottenere questi obiettivi serve –innanzitutto– una scuola di alto livello, molto selettiva.
Serve inoltre un diverso atteggiamento da parte dei funzionari che devono considerare l’impiego nella P.A. come un punto di partenza e non di arrivo.
Ma soprattutto serve progredire nelle competenze tecniche, informatiche, digitali e manageriali.
Chissà che con questa formula la P.A. non arrivi anche a parlare la lingua di tutti, capace di farsi capire. Finalmente.