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Scorci in-fotografabili

Per lavoro o per svago, ci troviamo spesso a voler cogliere uno scatto fotografico interessante.
Purtroppo avere una immagine “pulita” è pressoché impossibile a causa degli ingombri più sgradevoli presenti un po’ dappertutto. Stavolta presentiamo la storia degli “in-fotografabili”, con un finale che avremmo voluto proprio evitare!

Scorci in-fotografabili

Quando una bella foto diventa impossibile
SCORCI IN-FOTOGRAFABILI
Paesaggi suggestivi e rifiuti, monumenti storici e degrado

Armati di macchina fotografica, si parte –spesso– con le migliori intenzioni di tornare a casa con un bottino di buone fotografie.
Gli spunti non mancano certamente nel nostro bel Paese: dagli splendidi panorami ai palazzi nobiliari, dai castelli alle vecchie case liberty, dai paesaggi collinari alle montagne più maestose.
Purtroppo spesso, il miglior fotografo torna a casa più amareggiato che deluso, senza essere riuscito cogliere nemmeno uno scatto decente.
È un po’ come il paziente pescatore che –in riva al lago– riesce a recuperare una scarpa vecchia, una bottiglia di plastica, il sedile di un wc ed altri rifiuti sommersi.
Cos’è quella triste piaga che non ti consente di diventare un grande fotografo, oppure con minori pretese, di portare a casa una foto quantomeno decente?
È fin troppo evidente!
Si tratta di tutta una serie di “brutture” che la nostra civiltà ha disseminato negli angoli più belli della natura o nei pressi dei luoghi più pittoreschi dei nostri borghi.
C’è proprio di tutto: fili della luce, fili del telefono, segnali stradali, tralicci dell’alta tensione, cartelloni pubblicitari, segnali turistici, camion ed auto parcheggiate.
Purtroppo questi brutti intralci sono proprio davanti al soggetto fotografico di maggior attrazione: la chiesa, un monumento, l’angolino di paese salvato dalla “ristrutturazione selvaggia” e via dicendo.
Si direbbe che, né i piani Regolatori, né le salvaguardie paesaggistiche ma nemmeno la Sovrintendenza ai Beni Culturali abbiano mai pensato ad uno “spazio vitale” attorno ai luoghi più significativi.
Il risultato è uno solo: rinunciare alla foto oppure cercare un onorevole compromesso.
La soluzione può essere un “primo piano” che elimini il contesto, oppure la foto con uno scampolo di segnale stradale, oppure –nei casi più disperati– il ricorso al foto shop.
Se questa premessa non vi pare sufficiente per inquadrare il problema, vi proponiamo la storia di un esempio concreto; cioè un cimelio storico “in-fotografabile”.
Tra i pochissimi cimeli della prima guerra mondiale presenti in Vallagarina ed in particolare nell’area di Rovereto, c’è una zampillante fontanella nei pressi della Madonna del Monte.
Non è un monumento importante come la fontana del Bernini ma una piccola fontana in pietra vecchia di secoli, con una vasca circolare che raccoglie il continuo zampillare della fresca acqua di sorgente.
Sotto la vasca in pieta una insegna scolpita nella pietra:
“A questa fonte, tra due linee nemiche “terra di nessuno”, dal Natale 1915 al maggio 1916 venivano ad attingere da virtuosa sorella acqua, brevemente affratellati, i soldati dei due eserciti”
Questa piccola ma dignitosa fontana ha però una storia importante.
A questa stessa fontana si dissetavano sia i soldati austro-ungarici che gli italiani, appostati nelle contrapposte trincee a breve distanza tra loro.
La fontana stava proprio nel mezzo e –per un tacito accordo– chiunque si dissetasse con la fresca acqua della fontanella, lo poteva fare senza pericolo.
Anzi, si narra, che tra “nemici” ci fossero anche scambi di battute e di qualche sigaretta: sicuramente una vicenda da meditare considerando che contrapposti soldati erano stati mandati su quella collina allo scopo di eliminarsi a vicenda!
Da sola questa storia merita una particolare attenzione ma questo non è il solo motivo per renderla “unica”. Infatti la fontana sorge nel pianoro frontale alla chiesetta della Madonna del Monte, dal quale si gode un panorama unico sulla parte più ampia della Vallagarina. 
Non solo su Rovereto ma su moltissimi paesi da Brentonico a Mori, da Isera a Lenzima, da Pedersano a Castellano e poi, su, su fino a Villa Lagarina, Chiusole e Pomarolo.
Un luogo veramente unico nel suo genere: unico ma –purtroppo– “in-fotografabile”.
Il motivo è quello che non ha bisogno di commenti.
Da qualsiasi angolatura si voglia riprendere la fontanella, alle sue spalle incombe un indecente schermo in lamiera innalzato assieme ad un improvvido condominio costruito in virtù di una maldestra previsione urbanistica del Piano Regolatore.
La visuale –però– non è impedita dalla parete della vicina residenza ma da un vero e proprio sipario metallico che protegge “dalla vista degli estranei”, l’ampio terrazzo della casa.
Uno schermo alto circa due metri e lungo circa 25 metri che difende la legittima privacy dei residenti ma che svilisce un piccolo prezioso angolo di storia cittadina.
L’emblema di un angolo di storia e di paesaggio “in-fotografabile”.