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Rami e radici che si protendono

Piccole incomprensioni tra vicini.
Prima: c’eravamo tanto amati. Ora ci scriviamo attraverso i nostri legali.
Perché mai?

Rami e radici che si protendono

Per “ottimizzare” i rapporti di vicinato
RAMI E RADICI CHE SI PROTENDONO
Rami, radici, frutti oltre confine: che fare?

RECISIONE DI RAMI PROTESI E RADICI SUL FONDO DEL VICINO
Con il presente articolo tratteremo della questione relativa ai rami che si protendono sul fondo di un vicino confinante.
Ce ne dà occasione una rilevante sentenza ossia Cass. Civ. sez.II, 25/06/2012 n. 14632 dove viene data approfondita interpretazione all’art. 896 c.c. che tratta specificatamente la materia:

“Recisione di rami protesi di radici

Quegli sul cui fondo si protendono i rami degli alberi del vicino può in qualunque tempo costringerlo a tagliarli, e può egli stesso tagliare le radici che si addentrano nel suo fondo, salvi però in ambedue i casi i regolamenti e gli usi locali. Se gli usi locali non dispongono diversamente, i frutti naturalmente caduti dai rami protesi sul fondo del vicino appartengono al proprietario del fondo su cui sono caduti. Se a norma degli usi locali i frutti appartengono al proprietario dell’albero, per la raccolta di essi si applica il disposto dell’articolo 843.”

Il codice civile, nell’articolo in questione, tutela i vicini dalla diffusione sul proprio terreno di radici o rami, nonché dalla conseguente lesione che potrebbe subire il fondo del vicino dalla diminuzione di aria, luce, panorama e soleggiamento. 

L’articolo in questione prevede la facoltà, per il vicino ed a qualsiasi distanza sia posto l’albero in questione (argomento, questo, diverso: se è l’albero a distanza irregolare, infatti, non mi preoccupo dei rami, ma della pianta in sé, chiedendo l’estirpazione, salvo usucapione) di chiedere la recisione dei rami e questa richiesta può avvenire in qualunque tempo. 

È quindi una facoltà imprescrittibile e può essere esercitata sia dal proprietario del fondo che da qualsiasi altro titolare di diritto sul fondo medesimo e, di converso, proprio perché imprescrittibile, il relativo “diritto di protendere” con i detti rami NON è in alcuna maniera usucapibile. Cioè a dire, magari in maniera contro-intuitiva, posso chiedere il taglio dei rami anche se protesi da ben oltre vent’anni sul mio fondo.

Se però la pianta è da frutto ed è stata regolarmente coltivata per oltre vent’anni anche sul fondo del vicino, è ovvio che siamo forse in presenza di altro e cioè dell’usucapione della proprietà e/o di una servitù sul fondo del vicino, non tanto di protendere rami, ma proprio di passare per coltivare il proprio albero ovvero “l’ombra” dell’albero equivale alla proprietà del fondo del vicino usucapita, essendo entrata nella sua disponibilità e possesso per più di vent’anni.

Attenzione: il diritto di chiedere che i rami siano tagliati, non equivale assolutamente a poterli tagliare autonomamente se il vicino non si attiva (non esiste il “silenzio assenso” neppure a seguito di raccomandata). Se il vicino non risponde all’invito di procedere a tagliarli (e per farlo, se necessario, ha diritto ad accedere al fondo vicino ex art. 843 c.c.), l’unico rimedio è la vertenza giudiziale avanti il Giudice di Pace, competente per questa materia. Diversamente il taglio autonomo potrebbe avere addirittura rilievo penale.

A norma dell’articolo di cui sopra, anche qui in maniera contro-intuitiva, il vicino invece, senza dire nulla a nessuno, può tagliare autonomamente le radici che si addentrano nel suo fondo ed un tanto, anche qui contro-intuitivamente, a spese del titolare del fondo ove insistono gli alberi (anche se posti a distanza regolare). Inoltre il proprietario degli alberi sarà sempre tenuto al risarcimento dei danni nei confronti del vicino, anche quando quest’ultimo non si sia avvalso della facoltà di recidere le radici (ad esempio se le radici divelgono il muro di cinta o le fondamenta della casa).

Ci si chiede, a tale ultimo proposito, se il detto taglio delle radici possa eventualmente causare il crollo dell’albero ed in quel caso, sebbene non vi siano precedenti in termini, secondo chi scrive è forse meglio rivolgersi prima al Giudice affinché, quale pericolo incombente sul proprio fondo, assuma i provvedimenti opportuni prima di un taglio autonomo addirittura “auto-dannoso”. Oppure, peggio ancora, se l’albero poi cadesse sulla casa del vicino o di un terzo: ho esercitato un diritto, ma ho fatto danno!

Altro tema importante –anche se desueto– è quello dei frutti. Può infatti accadere che i frutti dell’albero cadano naturalmente dal ramo proteso nel terreno altrui. Il Codice civile stabilisce che i frutti naturalmente caduti dai rami protesi sul fondo del vicino appartengono al proprietario del fondo su cui sono caduti (salvo diversi usi locali). Questo significa, però, che non posso io stesso raccoglierli finché sono sul ramo, anche se proteso sul mio fondo!