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Radon, come misurarlo e combatterlo

Il tumore ai polmoni? Tra le prime cause di morte c’è un killer sconosciuto: invisibile, inodore e subdolo.
Si insinua nelle case e sgattaiola perfino attraverso crepe e fessure…

Radon, come misurarlo e combatterlo

Un gas naturale da monitorare a cadenze regolari
RADON COME MISURARLO E COMBATTERLO
Si insinua ovunque ma preferisce il piano terra

Il radon, dal punto di vista della chimica, è un gas naturale che può presentare notevole tossicità, soprattutto in seguito alle radiazioni alfa cui possiamo essere esposti. Non si tratta di un gas puramente tossico, poiché non tende a depositarsi direttamente nei nostri polmoni, ma la sua tossicità è legata per lo più agli intermedi reattivi, come le specie radioattive alfa. Sono questi che possono depositarsi nell’epitelio bronchiale, da cui possono scaturire gravi tumori polmonari. Il radon può essere presente in buone concentrazioni anche all’interno di una abitazione. Questo può risultare un pericolo per il sistema respiratorio di chi si trova in casa, soprattutto se mancano opportuni sistemi di aerazione che permettano un corretto ricambio dell’aria. Le concentrazioni di radon possono variare all’interno degli ambienti chiusi e non sono prevedibili a priori, per cui è importante effettuare dei controlli dei livelli di radon con regolare cadenza.
La fonte principale del Radon risulta essere il terreno e le rocce sottostanti l’edificio.
Il radon proveniente dal suolo può infiltrarsi nei locali cantinati o nelle stanze poste al piano terreno in edifici su vespaio seguendo strade diverse:

  • attraverso le solette in calcestruzzo;
  • attraverso fessurazioni e crepe nelle murature di fondazione;
  • attraversando i punti di ingresso delle condutture di acqua, gas, scarichi, ecc.

La fonte principale risulta essere quindi il terreno e le rocce sottostanti l’edificio, dai quali il radon letteralmente migra negli ambienti indoor sia per diffusione, che spinto dal differenziale pressorio che si instaura fra il suolo e l’ambiente di vita. In alcuni casi, comunque sono state rilevate elevate concentrazioni dovute a particolari materiali da costruzione (contenenti elevate dosi di Ra226) utilizzati negli ambienti.
Fattori determinanti poi per l’accumulo di radon nelle abitazioni sono il clima, la tipologia costruttiva, il valore dei tassi di ventilazione (adottati nell’ottica di strategie gestionali energeticamente consapevoli).
Il limite attualmente previsto dalla legge nazionale per la concentrazione di radon all’interno di ambienti chiusi è 300 Becquerel per metro cubo, anche se le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano livelli inferiori pari a 100 Becquerel per metro cubo.
La misurazione del gas radon avviene tramite strumenti di monitoraggio a lungo termine che si basano sull’utilizzo di dispositivi passivi (dosimetri), come il Dosimetro CR-39. Il dosimetro CR-39 è un misuratore che registra la radioattività presente in locali e costruzioni di ogni genere. Ogni dosimetro è composto da una camera di diffusione in plastica e dal “rilevatore” vero e proprio, presente al suo interno, costituito da una resina di derivazione ottica sensibile alle radiazioni. Qualora non venga utilizzato immediatamente è consigliabile conservare il dosimetro a temperatura ambiente. Il rilevatore sigillato nella busta protettiva si conserva per un anno.
L’azienda che fornisce i dosimetri, darà tutte le indicazioni per il posizionamento e le misurazioni. La riconsegna avverrà secondo le informazioni suggerite. Di solito le misure avvengono nel periodo autunno–invernale. Comunque, ogni misura deve essere protratta almeno per un periodo di circa 3-5 mesi.
Gli ambienti consigliati per la misura sono il soggiorno o la camera da letto, in quanto luoghi in cui generalmente si trascorre la maggior parte del tempo. Il dosimetro va collocato in un luogo distante il più possibile da correnti d’aria e fonti di calore, quindi lontano da finestre, porte, caloriferi, stufe, caminetti, bocchettoni d’aria condizionata, ecc.. Si suggerisce di posizionare il dosimetro sulla sommità di un armadio o altro mobile, avendo cura di non spostarlo per tutta la durata della misura. Trascorso il periodo di esposizione, il tutto va rispedito nel più breve tempo possibile, utilizzando la busta fornita in dotazione oppure consegnando i dosimetri all’Istituto o ente prescelto.  Di solito i risultati si ricevono entro 60 giorni dal rientro del dosimetro presso il laboratorio prescelto.
Ogni dosimetro può essere posizionato in un solo locale e non deve essere spostato durante il periodo di esposizione.
L’Organismo di misura esegue le analisi sui misuratori passivi esposti ed invia al cliente i risultati in un rapporto di prova. Il risultato delle misurazioni è contenuto in un certificato rilasciato al committente dall’organismo di misura, sulla base delle informazioni fornite dallo stesso. Il laboratorio dovrà rilasciare due certificati (uno per ogni dosimetro) che dovranno riportare almeno le seguenti informazioni:

  • Intestazione dell’organismo che rilascia il documento
  • Identificazione del documento (per esempio un numero o codice progressivo)
  • Dati anagrafici del committente
  • Tecnica di misura utilizzata
  • Periodo di esposizione per ogni rivelatore esposto (sotto la responsabilità del committente) e relativi risultati in termini di concentrazione
  • Risultato della concentrazione di radon media annua associato al luogo della misura, chiaramente individuato (se in un luogo di lavoro vengono effettuate misure in più locali/ambienti o più misure in uno stesso ambiente, è necessario che nella scheda informativa compilata dal committente sia identificato ciascun punto di misura e che lo stesso identificativo sia riportato nella relazione)
  • Incertezza associata a tutti i risultati delle misure
  • Firma della persona che ha effettuato le misure e di chi autorizza il rilascio del risultato
  • Eventuali note relative ai risultati.

 

STRATEGIE DI BONIFICA DEL RADON
Un piano globale di intervento per la bonifica del radon si compone di 6 fasi susseguenti:

  • metodologie di diagnosi del radon indoor;
  • selezione di una strategia di mitigazione;
  • progetto di una strategia di mitigazione;
  • applicazione di una strategia di mitigazione;
  • valutazione dell’efficacia della strategia adottata;
  • eventuali azioni di feed back.

La quantità di gas che entra nella casa dal terreno, dipende da numerosi fattori, quali:

  • contenuto di radio nel suolo e nelle rocce sottostanti (e quindi il livello di radon in essi contenuto in Bq/kg);
  • numero e dimensione delle aperture fra casa e suolo;
  • differenziale presso rio fra abitazione e suolo ( Pa);
  • rateo di ventilazione nella casa (h-1);
  • approvvigionamento o meno di acqua potabile da pozzi circostanti (sorgente secondaria).

Le strategie di bonifica del radon provenienti da fonti naturali possono essere classificate in due raggruppamenti:

  • metodi che prevengano l’ingresso di radon nell’abitazione;
  • metodi che rimuovano il radon e i suoi prodotti del decadimento una volta entrati nell’abitazione.

La selezione ed il progetto di una efficace strategia anche in termini di costo-beneficio può essere operata solo prendendo coscienza dei numerosi fattori che possono influenzare tale scelta; fra questi i più importanti sono la concentrazione iniziale di radon e le caratteristiche tecnologiche della costruzione sulla quale si deve esplicare l’azione di bonifica. In particolare, tale azione di bonifica deriva dall’applicazione di uno o più dei seguenti metodologia:
a) rimozione della sorgente di radon;
b) eliminare le forze che conducono il gas all’interno, ad es. invertendo il differenziale pressorio che si è instaurato;
c) eliminare le vie di accesso sfruttate dal gas.

Una volta individuati elevati livelli di radon indoor si devono necessariamente determinare le potenziali vie di ingresso del gas; è questa una fase piuttosto delicata perché, com’è noto, sono numerosissimi i passaggi che il gas contenuto nel terreno riesce a sfruttare per penetrare nell’abitazione anche se questa è di recente costruzione ed ha un ottimo livello di esecuzione.

Le vie potenziali di ingresso del radon includono:

  • aperture nei muri di fondazione;
  • aperture nella soletta di fondazione in calcestruzzo;
  • (in abitazioni con vano cantinato) aperture collocate fra il sottofondo e le zone abitate;
  • (in abitazioni con vano cantinato) perdite nei condotti di ritorno d’aria calda quando la centrale sia collocata nel vano cantinato;
  • (in abitazioni su soletta in calcestruzzo) aperture nella soletta nell’intorno di punti di penetrazione quali tubazioni in genere che necessariamente la attraversino.

Una volta individuati gli eventuali elevati livelli di radon tale strumento si configura come una lista di elementi da verificare per indicare gli effettivi punti di ingresso del gas al fine di poter intervenire efficacemente con una strategia di bonifica mirata.
La struttura dell’edificio gioca un ruolo fondamentale sul tipo e numero delle vie di ingresso del radon.

 

BONIFICA DA RADON
Una volta accertata la presenza di Radon, si può diminuirne la pericolosità con il supporto di un tecnico che decide quale azione di rimedio più appropriata può essere vantaggiosa per risolvere la problematica. Le azioni di rimedio sono:

  • depressurizzazione del terreno, aerazione degli ambienti;
  • aspirazione dell’aria interna specialmente in cantina;
  • pressurizzazione dell’edificio, ventilazione forzata del vespaio;
  • impermeabilizzazione del pavimento;
  • sigillatura di crepe e fessure;
  • isolamento di porte comunicanti con le cantine;
  • ventilazione forzata del vespaio.

costi di bonifica, in base alla concentrazione di gas e alla struttura dell’edificio, possono variare da 500 a 3.000 €. Il metodo più efficace ed immediato –ma provvisorio e, d’inverno sicuramente  dispendioso– per liberarsi del gas è arieggiare correttamente ad esempio le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno per dieci minuti, iniziando dai locali posti ai livelli più bassi; la chiusura, invece, deve iniziare dai piani più alti, per limitare l’effetto “camino”.
Il problema è differente per gli edifici nuovi. Una semplice prevenzione può ridurre il rischio e limitare i costi: intervenendo già in fase di predisposizione dei piani urbanistici e, soprattutto, di progettazione degli edifici. È indispensabile, ad esempio, monitorare il terreno anche dopo lo scavo delle fondazioni, isolare l’edificio dal suolo mediante vespai o pavimenti galleggianti ben ventilati, impermeabilizzare i pavimenti e le pareti delle cantine con guaine isolanti, evitare collegamenti diretti con interrati o seminterrati, isolare le canalizzazioni degli impianti, usare materiali non sospetti: sabbia, ghiaia, calce sono quasi sempre innocui; così come la pietra calcarea, il gesso naturale, il legno, il cemento puro e quello alleggerito.

Tratto da Donne geometra