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Parliamo di donne.

Ormai le ho tentate tutte. Finora ho cercato di stimolare i lettori con gli argomenti più strani e diversi, ciononostante vedo che il notiziario sta scivolando sulla china pericolosa che lo potrebbe portare alla chiusura.
Con il Covid19 se ne sono andate molte imprese e chissà, forse porterà con se anche il glorioso (?) notiziario fortemente voluto dal Collegio di Trento nel 1988 ma –alla fine– reso più evanescente dall’attuale versione digitale.

Parliamo di donne.

Allora è il momento di tentare il tutto per tutto, con un argomento che non può esservi indifferente.
“Parlare di donne” sul notiziario per geometri sarà forse troppo azzardato?
Dipende.
L’impronta non è sicuramente quella di internet dove, appena accendi lo schermo, ti appare qualche star, una diva, una miss, la fidanzata di chissà chi, in reggiseno e slip con sguardo ammiccante ed un sottotitolo che promette chissà quali performance erotiche.
Troppo facile accalappiare l’interesse con immagini stuzzicanti e messaggi intriganti! 
Come facciamo noi a reggere la concorrenza? Vuoi mettere un fisico da urlo di qualche cover girl a confronto con le nostre immagini di compassati relatori in giacca e cravatta o di banali foto di cantieri? Siamo certamente perdenti in partenza.
Parlare di donne ad una categoria di (quasi) soli uomini non è facile.
Comunque per attirare qualche visualizzazione in più su “P.G.” si può tentare anche questo.
Ai miei tempi una ragazza finita nelle classi dei geometri era una mosca bianca e tutti si chiedevano se davvero si fosse spinta in quel pianeta inesplorato dalle donne perché ispirata dalla topografia e dalla scienza delle costruzioni oppure dallo stuolo di ragazzi che le potevano ronzare attorno senza rivali.
Sono trascorsi molti anni ma la situazione non è cambiata di molto e se soltanto volessimo introdurre le quote rosa nel Collegio, quasi la metà dei consiglieri dovrebbero andare a casa.
Bolzano invece ha avuto il coraggio di eleggere una Presidente donna: tutti ricordano la lady gentile ma decisa ed instancabile qual’ era Rotraud Wittig che vorrei fosse ancora una nostra affezionata lettrice.
Nonostante siano assunte meno, pagate peggio e promosse con difficoltà tra noi geometri le donne rappresentano ancora un numero esiguo anche se sono molto più brave di noi e spesso più impegnate ed ambiziose.
Ma non è nemmeno questo il nocciolo del nostro argomento…
Parliamo di donne.
Cosa potrebbe dire una sorta di misantropo come me che –da ragazzo– arrossiva fino alle punte dei capelli quando in famiglia mi chiedevano se avessi qualche simpatia?
Oppure quando mio padre mi rinfacciava di non volermene andare di casa a 30anni perché alla mia età lui una famiglia ce l’aveva da un pezzo?
Sì è vero, non sono un grande intenditore ma sull’argomento qualcosa posso dire anch’io, se non altro per l’età e per quante ne ho viste nel corso di molti, troppi lustri.
Ho un ricordo un po’ sbiadito delle ragazze anni ’60: però non dimentico le prime minigonne e lo shock di quel repentino cambio di look, dall’innocente e castigato grembiule nero della scuola all’ammiccante gonnellina che esibiva gambe (mai viste prima) tipo gemelle Kessler.
Allora però le ragazze erano più femminili di adesso, almeno avevano un vocabolario molto più garbato e gentile: riuscivano perfino ad arrossire per qualche sottinteso.
Adesso non è raro sfiorare codazzi di studentesse vocianti dove le parole più “pulite” cominciano con la c….e dove il frasario più innocente è all’altezza dell’ex comico Beppe Grillo
Perfino le insopportabili bestemmie stanno sulle bocche di rosa di precocissime filosofe che già sanno tutto della vita e dei suoi misteri, anche quelli “escatologici”.
Parlare di donne non è facile perché appaiono fragili ed aggressive, innocenti ed indecifrabili al tempo stesso.
Perfino il rapporto uomo-donna è diventato più complicato mentre le unioni di lunga durata non si usano più, perché la fedeltà non è più un valore e la responsabilità è un optional.
Allo stesso tempo, in una società dove la sensibilità dovrebbe essere aumentata e si accettano le molte diversità continua a stupirmi ed indignarmi la violenza contro di loro: apparentemente fa ribrezzo a tutti, ma le cronache non smettono di farci rabbrividire per incredibili violenze e perfino femminicidi.
A casa mia questo problema non c’è: sebbene il pensiero non mi sfiori nemmeno mi spaventerebbe l’idea di arrivare alla forza, visto che lei è molto più forte di me!
Donne. A guardarle passeggiare a 16, 20, 25 anni sono spesso uno spettacolo della natura. Non tutte intendiamoci, ma la disinvoltura, la grazia e la moda ne fanno delle creature da mozzare il fiato.
Donne, allo sbocciare della loro giovinezza –spesso– appaiono così belle da far venire quasi rabbia. Innocenti o maliziose, sognanti o navigate si muovono con leggiadria camminando come sospese a mezz’aria e con quell’atteggiamento distaccato ti sfiorano ma non ti vedono perché sono irraggiungibili fintanto che cadono giù trascinate sotto il peso delle prime rughe, un po’ di ciccia sui fianchi e qualche zampa di gallina attorno agli occhi.
E se non ci fossero? Cosa guarderesti per strada, al caffè, in spiaggia? Un bancario incravattato, un compassato barista, oppure un muscoloso bagnino?
Suvvia, non possiamo farne a meno. Ma torniamo seri.
Nei miei ricordi ho sempre in mente un corso prematrimoniale (ci saranno ancora?) dove uno psicologo spiegava che le liti coniugali, le fratture e le difficoltà di coppia derivavano da una sorta di gioco che funzionava pressappoco così….
Il primo dei due comincia a criticare, a provocare o accusare. L’altro coniuge incassa, poi replica, si giustifica o contrattacca. Il primo reagisce ed alza i toni mentre il secondo non è da meno, si altera, ricorre a parole più dure ed offensive e così via, per poi urlare tutti e due fino a coprire le parole dell’altro in una sorta di gioco infinito, finché la lite esplode in un silenzio di tomba pieno di rancore.
Non se ne esce proprio.
Ma ecco che, dopo questo enigma, dove lo stesso psicologo faticava a trovare una via d’uscita, esce un personaggio straordinario, quello che ha inventato la formula della perfetta convivenza.
Vive sulla lontanissima isola di Marettimo, quasi un piccolo scoglio in mezzo al mare di Sicilia dove è perfino difficile trovare un posto distante dalla moglie dopo una sfuriata.
Alla domanda del reporter sul suo segreto per fare durare un rapporto di coppia per così tanto tempo, ha risposto così…
Si è appoggiato alla sua barca e con un sorriso sornione e l’accento siculo ha spiegato la sua tecnica vincente:
“Quando la moglie si infuria, ti striglia, ti sgrida e continua ininterrottamente a brontolare, tu la lasci dire e la stai ad ascoltare.
Poi – quando finirà – le vai vicino e le sussurri:
“Hai finito? E allora dammi un bacio!”.

Proprio dai confini marittimi d’Italia doveva venire la soluzione per vivere sereni e felici accanto a queste fantastiche, insondabili, istintive, enigmatiche, generose, insostituibili, amabili, irresistibili, meravigliose donne?