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Non paghi? Niente autorizzazione!

Il malvezzo della clientela di non pagare il professionista è ormai un fenomeno dilagante.
Spesso è difficile far comprendere al Committente che il nostro lavoro produce “poco” perché oppressi da una burocrazia opprimente e demenziale…giorni e giorni per compilare inutili scartoffie e risultati molto magri.
Qualcuno finalmente ha pensato ad un provvedimento per costringere il Committente a pagare, prima che utilizzi il risultato delle nostre fatiche.
L’esempio viene dal Sud: vediamo come…

Non paghi? Niente autorizzazione!

Gli esempi di Calabria, Basilicata e Campania
NON PAGHI? NIENTE AUTORIZZAZIONE!
Alcune regioni impongono già il saldo ai professionisti

Ed io…non pago!
La situazione più fastidiosa per un professionista è quella di giungere alla fine del proprio lavoro…e non essere pagato.
Quando si intraprende un intervento edilizio -spesso- il committente paga tutti (o quasi tutti) gli artigiani ma immancabilmente lascia per ultimo il professionista, chiamato spesso a fare da “banca” o concedere “prestiti” ad interesse “zero”.
Sono situazioni molto antipatiche ma soprattutto ingiuste specie quando il committente sfoggia una serie di alibi e scuse talmente banali da suscitare reazioni di stizza, spesso incontrollabili.
Il malvezzo deve essere universale, cioè non si registra soltanto da noi ma risulta uniformemente diffuso in tutto il Paese.
La cosa appare ancora più fastidiosa quando questa condotta viene praticata dai più abbienti, cioè quelli che non se la passano male e che, talvolta, se sollecitati si sentono magari in diritto di “ricorrere al proprio avvocato”.
Sull’argomento -però- abbiamo trovato alcune soluzioni “normative” provenienti dal Sud molto interessanti e di sicura efficacia.

Il regolamento della Calabria
Proprio tre regioni meridionali, cioè Calabria, Basilicata e Campania hanno introdotto norme che subordinano il rilascio di autorizzazioni a livello comunale, provinciale e regionale solo a seguito della presentazione della documentazione che attesti il pagamento delle spettanze professionali del tecnico.
Altre regioni, oltre le tre citate, hanno approvato solo linee guida o delibere di giunta.
Alcune -infine- affrontano un dibattito ancora aperto e stanno ancora mettendo a punto provvedimenti specifici.
Prendiamo ad esempio la Calabria che con la legge regionale n° 25/2018 ha fatto da apripista con questa norma:
“La presentazione dell’istanza autorizzativa o di istanza ad intervento prevista dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali deve essere corredata, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente...
L’amministrazione, al momento del rilascio dell’atto autorizzativo o della ricezione di istanze ad intervento diretto, acquisisce la dichiarazione sostitutiva di atti di notorietà del professionista o dei professionisti sottoscrittori degli elaborati progettuali, attestante il pagamento delle correlate spettanze da parte del committente”.

Lo schema tipo
Come può essere stilata la dichiarazione in merito al pagamento delle spettanze al professionista?
Riportiamo un piccolo esempio per quanto riguarda lo schema tipo.

Dati del tecnico
Il sottoscritto ...
Nato a ... il ... identificato con ... iscritto all’ordine di ..., in qualità di ...
Dati del committente ...
Dati dell’incarico ...
Dati del pagamento ...
Testo della dichiarazione:
“Il sottoscritto….per la prestazione professionale sopra indicata ha ricevuto il pagamento delle correlate spettanze da parte del committente nei termini stabiliti dalla lettera o contratto di incarico sottoscritti dalle parti in data ...
Luogo, data e firma

L’ appello ai nostri politici
Se dovessimo chiedere ai nostri politici un minimo di solidarietà per le improbe fatiche cui sono sottoposti i professionisti, potremmo pretendere di allinearci all’esempio delle tre regioni che hanno adottato uno strumento normativo di giusta tutela.
Lo possiamo pretendere se non altro per lo scotto di non aver mai mantenuto la promessa di semplificare un’assurda burocrazia ma -viceversa- ad ogni nuova iniziativa nel settore urbanistico ed edilizio aver sempre più appesantito il carico estenuante ed insopportabile senza conseguire alcun beneficio ai fini della qualità progettuale men che meno di quella ambientale.