Tu sei qui

Mandateli a casa!

Se non fosse uno stomachevole spettacolo trasmesso in TV ogni sera, sarebbe perfino divertente. Purtroppo non lo è.
Ogni sera una sfilata di soloni bucano lo schermo ed essendo fuori dalla “stanza dei bottoni” hanno sempre la ricetta giusta per mettere in riga il nostro povero Paese ed insegnare a chi governa cosa dovrebbe fare.
Peccato che, una volta saliti al governo, non ne azzeccano una e a loro volta sono nel mirino dei sapienti ospiti dei talk show.
Ma perché? Perché l’Italia da più di vent’anni è in recessione e lo è perché la macchina dello Stato si è inceppata.
Per questo motivo è una cosa da brivido pensare al Recovery fund: un mare di denaro che si aggiunge a quello già stanziato e mai speso.
Cosa si è inceppato nella macchina dello Stato?

Mandateli a casa!

Oltre ai 120 MLD finanziati e mai spesi
MANDATELI A CASA!
287 miliardi in arrivo per non sapere come spenderli

Molti soldi in arrivo
Da giorni si discute come spendere i 207 miliardi di euro del Recovery fund, ai quali si aggiungeranno altri 80 miliardi di fondi europei per la programmazione 2021-2027.
Che sia la ricetta giusta per far ripartire l’Italia?
Molti non ne dubitano e pensano al vecchio piano Marshall che nel secondo dopo guerra diede una spinta inimmaginabile alla stremata economia nazionale.
I più realistici pronostici dicono il contrario perché tra la realtà dell’Italia del dopoguerra e quella attuale è sorto un muro.
Un muro impenetrabile ed inattaccabile della burocrazia, della inefficienza e della incapacità di mettere in atto il più piccolo progetto, sia pure quello di un piccolo Comune che deve tappare le buche sulle strade.
Ed allora, c’è un sentimento che monta nelle coscienze dei più ed è quello che si traduce in uno slogan estremamente chiaro ed anche pericoloso: “Mandiamoli a casa”

Mandiamoli a casa
Con un linguaggio davvero “indecente” per un filosofo e politologo come Massimo Cacciari, in una infuocata trasmissione TV, l’ex Sindaco di Venezia ebbe a dire: “Verranno a prendere anche voi che siete con il culo al caldo!...arriveranno anche a voi. E io spero che ci arrivino”
Che significato può avere un messaggio del genere oltre al fatto che i dipendenti statali e parastatali sono sempre ben protetti dalle mazzate della pandemia?
Il significato che l’intera macchina dello Stato negli anni ha creato muraglioni di carte, passaggi burocratici, complicazioni, enti inutili e figure parassitarie per bloccare qualsiasi opera.

Fermi ben 120 miliardi
Come sarà possibile spendere 287 miliardi se già sono fermi 120 per opere finanziate, appena iniziate oppure nemmeno iniziate?
Una approfondita indagine giornalistica ha recentemente messo a nudo una realtà da brivido.
Eccone un assaggio:

  • 50 mld di fondi UE 2014-2020 non ancora spesi
  • 40 mld per grandi opere
  • 11 per il dissesto idrogeologico
  • 20 mld per piani nazionali, comuni, province e comuni

Gli esempi non si contano.
A Milano sono disponibili 120 milioni per le vasche di compensazione masi spesi. Così il Seveso ogni autunno esonda puntualmente ed esonderà indisturbato per molti anni ancora.
Anche i 400 milioni per la messa in sicurezza del Tagliamento sono inutilizzati.
Stessa sorte per i 200 milioni necessari al fiume Astico.
Dal 2016 l’ANAS ha “in pancia” ben 30 miliardi per monitorare 3.500 ponti di tutta la penisola ma finora è riuscita a spendere solo poche centinaia di milioni.

Cosa sa fare la macchina dello Stato?
Perché un esercito di dipendenti pubblici produce così poco?
Nessuno si è chiesto quanto tempo e quante energie i funzionari pubblici abbiano impiegato per alzare muri e barricate tra loro (per immunizzarsi dalle responsabilità) ed il pubblico continuamente alle prese con leggi, regolamenti e procedure complicate, inutili e superflue?
Ed intanto le amministrazioni locali assumono colletti bianchi senza avere un operaio per riparare una buca stradale oppure un idraulico per tappare una falla dell’acquedotto.
Anche le opere più banali, come l’asfaltatura di una strada rimane incompiuta perché le amministrazioni non hanno i tecnici per fare il progetto.
Il Comune di Palermo, la quinta città d’Italia, ha un solo dirigente tecnico (fonte L’Espresso 1.11.2020), Nicola di Bartolomeo, per occuparsi di PRG, centro storico, edilizia, urbanistica ed appalti pubblici.
Le opere, grandi e piccole, restano al palo perché non si utilizzano nemmeno i tecnici professionisti esterni, troppo occupati a risolvere i rebus del cervellotico “Superbonus” trasformato dai geni della complicazione in “Super slalom”.

La ricetta del Ministro
L’attuale Ministro Provenzano ha un proprio piano.
Prima che sia sostituito dal prossimo, il quale allargherà le braccia rassegnato difendendosi e lamentando che… “Abbiamo ereditata una situazione disastrosa…”, l’attuale ministro Provenzano ha sottolineato come si debba aiutare la macchina amministrativa.
Occorrono più assunzioni, servono giovani e tecnici preparati che possono aiutare le Amministrazioni.
Noi potremmo aggiungere: “Cercate anche di abbattere il muro di burocrazia che avete eretto tra voi e la gente comune”.
Qualsiasi sarà la ricetta, l’Italia non può permettersi di rimanere impantanata sotto una montagna di soldi che nemmeno riesce a spendere.