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L'aria che tira

Sbloccato il cantiere dei “nati stanchi”
Il burocrate è andato in tilt: il sottoscritto delega il sottoscritto
Una idea intelligente per il traffico
Panchine, scomode per forza
La collegialità. Esiste ancora?

Prosegue nella nostra rivista questo dialogo a distanza con gli iscritti, alcuni sempre più entusiasti della formula digitale, altri un po’ delusi per avere perso il gusto di trovarsi tra le mani la rivista tradizionale, liberarla dall’involucro in plastica e correre all’editoriale del direttore.
Allo stesso modo del “non voto”, altri ne ignorano perfino l’esistenza magari pagando lo scotto per avere perso qualche passaggio importante, come certi obblighi “previdenziali”, certi “corsi formativi” ed altro, che -prima o poi- qualcuno dovrà pagare.
Ad ogni buon conto in compagnia dei “digitali”, dei “cartacei” o degli “assenti”, la rubrica prosegue con spunti tutt’altro che banali. Spesso si tratta di mettere in evidenza fenomeni curiosi del nostro tempo, altre volte di soffermarsi su problemi comuni ma sempre si tratta di stimoli nel (forse inutile) tentativo di portare un po’ di regole in questo nostro universo così pieno di leggi, norme, proclami e slogan dove però la confusione regna sovrana.
Iniziamo da...

L'aria che tira

Il cantiere dei nati stanchi
Sblocco dei cantieri in Italia? Sentite questa arrivata fresca, fresca da un nostro Collega che ha osservato un cantiere molto interessante.
“Nella mia città assisto ad una vicenda paradossale ma che forse è il segno dei tempi.
Nello scorso ottobre nel cortile di un edificio pubblico è stato allestito un cantiere con tanto di recinzione, due baracche-spogliatoio ed un bel cartello in vista con scritto: “Progetto di qualificazione del giardino…”.
Sì è vero il giardino c’è: si tratta di un fazzoletto di terra di circa 80 mq. In quanto a riqualificazione, sentite un po’ l’andamento del cantiere.
Cinque persone di mezza età per i primi 60 giorni si sono aggirati tra le baracche ed il cortile. Occupazione principale? Chiacchierare, fumare e discutere sull’opera di “qualificazione” da fare.
È seguita la interruzione invernale fino a metà febbraio.
Poi ecco rispuntare la squadra della “qualificazione”, primi incerti passi attorno alla povera aiola da “qualificare”.
Qualcuno aveva un badile cui appoggiarsi ma quelli senza badile si appoggiavano con aria stanca e meditabonda addosso a qualche ringhiera dei paraggi. È metà aprile ma i lavori non sono ultimati: se qualcuno ha voglia di smuovere la terra, gli altri si fanno attorno con curiosità morbosa per capire come mai non sia ancora stancato.
Questo è il cantiere dei “nati stanchi” ma per me è motivo di tanta tristezza perché l’impiego non deve essere beneficenza ma operatività e creatività anche se chi lo svolge è una persona che aspetta solamente la pensione.
Invece lo Stato ci insegna l’assistenzialismo che non giova a nessuno. Di certo non ad ottenere dignità e soddisfazione”.

L'aria che tira

Il sottoscritto delega il sottoscritto
Non si sa quando avverrà una tregua nella guerra continua contro l’inerme cittadino da parte della macchina della burocrazia.
Certamente né il 2018 né il 2019 portano buone notizie con riferimento alla semplificazione.
Un nostro Collega ha puntualizzata questa situazione ormai esasperante ed ha scoperto che il burocrate è, a sua volta, uscito dal seminato.
Provate a leggere.
“Ho appena trascorsa una intera giornata in studio per completare l’inizio lavori da depositare in Comune dopo aver ottenuto il permesso di costruire.
Ero certo che dopo il tour de force per ottenere il permesso, il più fosse fatto e si potesse facilmente compilare un modulo con il nome del proprietario, direttore lavori ed impresa.
Ero sicuramente un povero illuso perché dopo aver riempito fogli su fogli pieni di dati e crocette non sono sicuro di avere finito.
Oggi però ho fatto una bella scoperta ed ho capito che anche il mio vessatore, il nemico di sempre, cioè il burocrate che ne inventa una al giorno, è caduto in una défaillance incredibile.
A forza di inventare complicazioni, dichiarazioni di responsabilità, privacy ed altro, sentite cosa ha inventato.
Niente meno che “il sottoscritto delega il sottoscritto”.
Si tratta di un modulo con il quale un tizio può andare al Catasto per ottenere la planimetria della proprietà.
Il modulo, qui riassunto per necessità, riporta testualmente: “Il sottoscritto ... delega il sottoscritto ...”.
Francamente ho creduto di non aver capito bene ed ho riletto più volte il testo.
Però ora non ho alcun dubbio: effettivamente il sottoscritto delega il sottoscritto.
Mi sono fatto una bella risata ed ho proprio pensato che la macchina del burocratese si è finalmente inceppata non riuscendo nemmeno più a capire che se “il sottoscritto delega il sottoscritto...” non è nemmeno necessaria alcuna delega.
Qualcuno ha qualche interpretazione diversa?”

L'aria che tira

Una idea intelligente sul traffico
Riportiamo una “memoria storica” che ci fa riflettere sui problemi del traffico “intelligente”. È un Collega che scrive e che da bambino stava a guardare l’unica strada che passava in regione a collegamento con il nord Europa.
Così si chiede: ci sarà una soluzione al problema del traffico congestionato?
“Ero bambino e ricordo perfettamente i pomeriggi d’estate in cui raggiungevo il ciglio della statale Abetone - Brennero per osservare il traffico. Era la sola strada esistente per raggiungere l’Austria, la Germania ed i Paesi del nord passando attraverso il Trentino.
Non esisteva la A22, la Destra Adige era poco più di una stradella di campagna polverosa.
In un’ora si potevano contare si e no, cento - centocinquanta mezzi tra camion e vetture.
Se ora contassimo lo stesso flusso sulla SS 12, la A22 e la strada S.P. 90 Destra Adige arriveremo a migliaia di mezzi.
Ma non basta, le strade non bastano mai e si deve bucare la montagna per la A31, poi per il tunnel Monaco - Verona, poi verso il Basso Sarca.
Ma sarà un traffico intelligente?
Me lo chiedo non solo per un aspetto ambientale ma anche per capire quali merci scendono dal Nord per andare al Sud e quali salgono dal Sud per andare al Nord.
Certo, gli scambi commerciali sono aumentati in modo esponenziale ma quando al ristorante vedo l’acqua minerale “Hidria” (CT) mi chiedo: valeva la pena prenderla a 2000 chilometri?
Lo stesso quando sono in Sicilia e vedo l’acqua della Plose, mi chiedo se era proprio necessario.
Un mondo così strano e confuso che crea bisogni artificiali e dimentica quelli essenziali, di quanti TAV avrà bisogno nei prossimi secoli, se ci arriveremo?".

Arredo urbano: panchine per forza scomode?
I geometri, qualche volta, si occupano di arredo urbano.
Non per sostenere ad ogni costo le qualità della categoria ma quando progettano qualcosa hanno un occhio di riguardo per la sobrietà e, quando serve, anche per la praticità.
Non sembra succedere nella città del nostro corrispondente che lamenta: “Il bello deve essere necessariamente scomodo?”.
Sentite cosa propone.
“La mia città -credo- abbia raggiunto il record delle stranezze. La viabilità è un labirinto inestricabile dove anche il satellitare vi porterà fuori strada o in un cortile condominiale. Gli alberi secolari servono per far legna e mettere al loro posto fuscelli malati o rinsecchiti dopo qualche mese.
La stranezza maggiore è però quella delle panchine. Sì, proprio questo modesto ed utile elemento di arredo urbano, tanto comodo per il vecchietto che fa due passi in città o per il turista che ristora i piedi stanchi per tanto girovagare.
Per quanto riguarda le panchine, la mia città è campione di stranezze. Di panchine ce ne sono di tutte le fogge. Dai cubi di granito a quelli di cemento colorato, dalle sedute a listelli alle panchine che non assomigliano a panchine ma bizzarre sculture dove è difficile adagiare decentemente un sedere in genere. Ce ne sono altre che somigliano perfino a vecchie cassette della legna delle cucine di case contadine. Ce ne sono davvero per tutti i gusti: basta girare l’angolo per vederne di nuove, diverse e bizzarre.
Francamente a me non piace nessuna. Ma a parte il senso estetico che si può ritenere soggettivo, non ce n’è una, dico una che sia comoda. Sedili freddi e piatti, sedute larghe un metro, schienali inesistenti o verticali: su ognuna non è umanamente possibile resistere più di 3-4 minuti.
Saranno anche tutte opere d’arte ma allora vi chiedo.
C’è qualche collega che vuole fare un reportage da pubblicare sul nostro notiziario?
Chi si farà avanti, potrà avere i miei contatti attraverso la redazione.
Forse sarebbe una sfilata di oggetti d’arte ma di sicuro non qualcosa da imitare per il vostro giardino”.

Il funerale ed il principio di collegialità
Esiste un grande problema all’interno della Categoria. Ne ha parlato recentemente il Presidente Cova ed è oggetto di serie riflessioni da parte del CNG e della Cassa. Si tratta della consistente perdita di numeri degli iscritti.
Si indagherà sui motivi. Si proporranno progetti ed iniziative, ma alla base del contrasto a questo fenomeno ci deve essere qualcos’altro? Che cosa? Lo individua forse un Collega che ha partecipato ad un...funerale.
“Caro Notiziario. Non ero convinto di volervi scrivere ma poi ho pensato che era mio dovere segnalarvi un fenomeno strisciante che rischia di compromettere seriamente l’unità della Categoria.
Nei giorni scorsi è deceduto un giovane Collega. Stroncato da un infarto nel suo studio, viveva in un paese, aveva molti amici, molti clienti ed era generoso.
Aveva perfino fatto parte di alcune commissioni del Collegio. Quindi non si risparmiava per gli altri inoltre aveva un carattere socievole e bonario.
Saputo della sua morte ho ritenuto importante partecipare al suo funerale.
Il paese era pieno di auto parcheggiate in ogni dove e la chiesa, sebbene non proprio piccola, era così affollata che un centinaio di persone sono rimaste fuori, sul sagrato.
Una partecipazione corale dunque. Eppure. Eppure i colleghi che io ho contato saranno stati 5 o 6, non di più.
Era sabato e quindi i cari colleghi era liberi da impegni ufficiali.
Per me è stata una constatazione triste e questo fatto mi ha spinto ad interrogarmi seriamente sulla “collegialità” della categoria. Non solo va diminuendo la “cultura della partecipazione” ma anche i contatti relazionali ed amicali diminuiscono.
Non vado a fare prediche a nessuno. Rilevo semplicemente che, la mancanza di rapporti di solidarietà ed amicizia tra colleghi, sarà di grave danno per la categoria. Specie quando sta attraversando momenti cruciali come questo”.