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L’urbanistica periagricola

Non stiamo esagerando. L’ambiente è minacciato ma non rientra in alcun serio programma politico. 
Finora gli urbanisti sono spesso intervenuti a seguito dei danni di un sistema urbanistico che “aggiusta” l’ambiente dopo gli eventi negativi, anziché prevenirli.
Ora la “urbanistica periagricola” mette a punto programmi coordinati e fattibili per recuperare il nostro patrimonio edilizio ed urbanistico anche con l’obiettivo di consumo del suolo pari a “ZERO”.
Ecco lo stralcio di una pubblicazione che tratta di periagricoltura, un argomento di cui – nel prossimo futuro – sentiremo parlare molto spesso.

L’urbanistica periagricola

Equilibrio tra costruito ed ambiente
L’URBANISTICA PERIAGRICOLA
Sarà la salvezza del domani…se ci arriveremo

Premesse
Il “Geometra Bresciano” è spesso all’avanguardia nell’ affrontare nuovi temi dei più svariati argomenti.
Quello che riguarda l’ambiente, l’urbanistica, la natura ed il costruito è indubbiamente un tema attuale ed anche “vitale”.
Forse i politici, troppo impegnati in comizi, beghe e proclami, non sanno nemmeno cosa sia la periagricoltura” ma se loro lo ignorano, noi non possiamo trascurare questo argomento, proprio perché dovremo ripensare alla rigenerazione dei nostri spazi urbani per il futuro delle nostre città e della nostra salute.
Quello che vi proponiamo ora affronta soltanto alcuni passaggi di questa pubblicazione.
Per questo motivo abbiamo riportato la sintesi di alcune parti, che riteniamo essere le più importanti e significative.

Quale necessità dell’urbanistica periagricola?
Dobbiamo partire da alcuni dati di previsione che non possiamo ignorare.
Nel 2050 la popolazione mondiale sarà pari a 9,15 miliardi ed il 70% vivrà in aree urbane.
L’altro fattore è quello del consumo del suolo che, al ritmo attuale, non è più sostenibile non solo perché divora aree agricole dalle quali otteniamo il sostentamento, ma anche perché con lo sviluppo economico “a tutti i costi”, e l’ espansione urbanistica fin qui attuata lascia dietro di sé milioni di kmq di scheletri abbandonati di aree industriali e urbane dismesse senza funzioni fruibili e sostenibili generando degrado, vuoti urbani e svalorizzazione.

Una svolta nell’urbanistica
Purtroppo l’urbanistica è spesso intervenuta per compensare a posteriori i disastri delle trasformazioni che, invece, avrebbe dovuto controllare.
L’urbanistica arriva “dopo”: dopo i terremoti, dopo l’inquinamento delle falde, dopo le piogge distruttive, dopo il crollo di case, strade e ponti.
Per cambiare rotta è quindi necessario riprendere la strada della convergenza tra normazione pianificatoria e progettualità urbana adottando con urgenza scelte di sostenibilità ambientale e politiche urbanistiche.
La valorizzazione di un’urbanistica periagricola ha – inoltre - lo scopo di conseguire gli obiettivi dell’ONU della Agenda 2030.
All’interno di un equilibrio ambientale si manterranno le risorse agro alimentari locali nell’ambito della macro economia rendendo possibile lo sviluppo urbano e quello periagricolo che si possono auto alimentare in un processo di sostenibilità.
Su questo argomento Stella Agostini, docente al Politecnico di Milano, ha pubblicato “Urbanistica periagricola-pratiche di rigenerazione territoriale” (ed. Moggioli) che costituisce una pietra miliare in questo processo virtuoso.

Quali le tappe?
Se questo processo entrerà nella logica e nelle priorità delle pianificazioni urbanistiche ciò dovrà avvenire attraverso diverse fasi, cambiando il modo di abitare, potenziando la condivisione, la responsabilità e la sostenibilità.
Non solo ma pure prevenendo e sanando, attraverso quattro diverse fasi qui sintetizzate:

  1. Rigenerando singoli edifici, interi quartieri e spazi pubblici riqualificando l’edilizia esistente ed effettuando manutenzioni sistematiche dei servizi e delle aree verdi;
  2. Definendo gli ambiti di rigenerazione con competenze ben definite tra quella statale, provinciale e comunale;
  3. Definendo una agricoltura urbana e periurbana così da avvicinare la filiera produttiva al consumatore finale. Attuando la bio-diversità dei prodotti e rigenerando spazi pubblici e privati ad uso agricolo e di verde urbano integrando la produzione agricola nell’ambiente urbano e periurbano;
  4. Programmando in connessione lo sviluppo delle comunità urbane con nuove forme di convivenza e consapevolezza ambientale a sostegno delle risorse sostenibili.

Soltanto utopie del futuribile?
Si tratta di sole utopie? Non tanto perché deve arrivare un momento in cui si riflette sul nostro futuro e sulla sostenibilità delle limitate risorse del pianeta.
Siccome non si può divorare il territorio all’infinito, sarà di vitale importanza utilizzare al meglio lo spazio urbanizzato dando finalmente all’urbanistica il suo obiettivo di programmare e coordinare la pianificazione del territorio allo scopo di realizzare le condizioni più favorevoli alla vita dell’uomo.