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L’aria che tira

Il penoso calvario delle marche da bollo.
Grazie per gli “incoraggiamenti”.
Presenti ma invisibili.
L’orso trentino troppo casalingo.

Da Cavour in poi poco è cambiato
Qualcuno ha provato a misurare il tempo “produttivo” e quello “improduttivo” della propria giornata?
Forse molto pochi; ed è proprio questo il problema. In Italia c’è bisogno di lavoro, quello vero e non di lavoro inutile e parassitario.
Ebbene un Collega ha voluto cercare delle analogie tra l’attività veramente “produttiva” e quella “parassitaria” che…si faceva anche 150 anni fa.
Ecco cosa ha voluto dire.
“Nella mia giornata lavorativa mi accorgo ogni giorno di più quanto sia il tempo “sprecato” per attività non produttive che chiamerei parassitarie oppure ornamentali.
Ore ed ore impiegate per cercare la modulistica in continua trasformazione, autocertificazioni, dati, nomi scritti a ripetizione, procedure informatiche sempre diverse. E poi dichiarazioni, autocertificazioni, assunzioni di responsabilità: alla fine rischi lo sfinimento e certificheresti anche la tua infermità mentale.
Non solo ma recentemente ho toccato con mano quanto sia diventata macchinosa l’asseverazione di una qualsiasi perizia.
A mio avviso, ai tempi di Cavour, le cose non erano molto diverse.
Innanzitutto la impaginazione: venticinque righe per pagina, non una di più.
Poi c’è il verbale: una volta lo riportavamo noi con la solita frase di rito, mentre adesso lo predispone il Cancelliere con tutti i dati identificativi, la carta di identità, il numero, la scadenza e via dicendo.
L’operazione più impegnativa arriva con l’apposizione delle marche da bollo: ogni quattro pagina una marca da € 16. Anche sul verbale? Ecco una incognita da risolvere con il Cancelliere.
E se ci sono allegati? Allora basta una marca da € 0,52 ogni quattro pagine. Non però se si tratta di foto perché in questo caso ne devo mettere una per pagina.
Fatto un rapido conto, servono 8 marche da € 16 e 24 marche da € 0,52.
Non è finita: il tabaccaio non ha marche da € 0,52. Non sa nemmeno se esistano. Risolve il problema stampando 48 marche da € 0,26: basteranno? Meglio arrotondare, non si sa mai...”me ne dia 50”.
Torno dal Cancelliere e pazientemente sotto il suo sguardo inquisitore apro la perizia e comincio ad incollare le 56 marche. Sono impacciato in quanto nel poco spazio del tavolo “da Covid” ci deve stare la perizia, la busta con le marche, il timbro professionale ed il tampone. Sto cominciando a sudare e le marche adesive mi si strappano dal loro supporto. C’è un altro problema. Sono troppo grandi e vanno a coprire il testo. Non potevano farle più piccole?
Dopo varie acrobazie riesco ad appiccicarle tutte, ma ne manca una.
Per fortuna ce l’ho nel portamonete ma reca la data di quattro mesi fa. Sarà valida? Mi viene la febbre, temo di avere sbagliato e doverla togliere.
Per fortuna il Cancelliere mi rassicura: è soltanto se la data sulla marca è posteriore alla data della perizia che sorge la incompatibilità... e forse rischi la galera.
Finita l’operazione esco dalla Cancelleria con l’animo sollevato. Respiro la buona aria fresca del mattino e rimugino cattivi pensieri: credo che dai tempi dell’Unità d’Italia ben poco sia cambiato per quanto riguarda le marche da bollo ed i riti arcaici che le accompagna.
L’Italia dell’era digitale si porta dietro una bella zavorra di burocrazia!

Le e-mail: ma quando le leggi?
È certo il fatto che con l’avvento delle “e-mail” molto è cambiato.
Non aspettiamo più il postino, che porta solo fatture e conti da pagare, ma appena entriamo in ufficio –dopo aver acceso il computer– normalmente controlliamo la posta elettronica in arrivo.
Non tutti però lo fanno.
Il solito attento lettore esprime delle constatazioni che confermano come una certa “disattenzione” corrisponda anche al mancato rispetto per gli altri.
Ecco il perché.
“Tralascio tutte le premesse ed i convenevoli per lamentare un fenomeno troppo diffuso anche tra i Colleghi.
È ben vero che il nostro computer è invaso da messaggi promozionali, avvisi più o meno utili, appelli eccetera.
Però non è difficile individuare le mail di lavoro, quelle che arrivano dai Colleghi, da altri uffici o da tutto il mondo con il quale intratteniamo rapporti di lavoro.
Ebbene, a mio avviso una e-mail dovrebbe trovare riscontro entro un giorno o due al massimo.
Invece, nella mia esperienza, trovo di tutto.
A parte i casi eccezionali dove la risposta arriva nel giro di poche ore, in altri casi arriva –se arriva– dopo 2-3 giorni ed anche più.
Oppure non arriva per niente.
Io trovo normale che la posta elettronica venga aperta ogni giorno, ma non è così per tutti.
Non ho ancora capito se si tratta di scarsa educazione o di una sorta di superficialità nei confronti degli altri.
Sarebbe così semplice rispondere. Molte volte basta fare clich: “Ricevuto, grazie”.
Ma evidentemente non è così”.

Geometri sempre più assenti
Un attento lettore affronta ancora una volta il tema (troppo trascurato) della visibilità.
Lamenta che i “geometri” sono sempre più invisibili ma aggiunge dell’altro…
“Leggo con sempre maggior interesse gli interventi di “P.G.” sulla presenza dei geometri nel mondo degli “invisibili”.
Dico invisibili perché il problema non è mai stato risolto.
La nostra categoria ha sempre maggior necessità di essere “visibile”, ancor più dal momento che gli Istituti “CAT” si sono mangiati il nome di geometra.
Ebbene, al tassello degli “invisibili” si aggiunge una notizia di cronaca dove un Comune ha costituito un laboratorio per raccogliere le idee dei professionisti riguardo al post-Covid. L’obiettivo è quello orientare le risorse pubbliche per soddisfare “i mutati aspetti fruitivi” della collettività.
Ho notato con rammarico che tra i professionisti con nuove idee spiccano ingegneri, architetti, paesaggisti ma nessun “geometra”.
Siamo a corto di idee, oppure abbiamo scelto ancora una volta l’anonimato?

Programmi elettorali molta fantasia, poco realismo
Finalmente è finita la campagna elettorale e già si pensa al varo delle rinnovaste amministrazioni comunali.
Ormai anche i programmi sbandierati sono stati dimenticati ma qualcuno ha voluto stigmatizzare la natura dei programmi spesso poco realistici e fuori dalle urgenze del momento.
Così scrive:
“A riflettori spenti ho voluto rileggere i programmi elettorali della mia città. Non sono uno scrupoloso seguace di Greta ma i problemi ambientali sono cronaca di tutti i giorni perché ci accerchiano sempre da più vicino: ghiacciai scomparsi, scioglimento dell’Antartide, della Groenlandia e via dicendo suggeriscono una vera svolta green. Non tra 20 anni ma entro 5-10 anni.
Pertanto mi aspettavo programmi all’insegna di città senza veicoli, emissioni zero, più verde e così via.
Invece cosa trovo?
Più aree video sorvegliate. Nuovo centro sportivo. Interramento ferrovia Verona-Brennero, interramento SS 12, Funivia Rovereto Folgaria. Ferrovia Rovereto Riva. Circonvallazione ovest, circonvallazione est. Funivia Rovereto – bosco della città e tante altre amenità che…non verranno mai realizzate.
Allora mi sono chiesto se i candidati sono davvero la migliore rappresentanza di gente che si comporta come gli struzzi oppure se quelli che hanno a cuore i problemi ambientali hanno già rinunciato a mettersi in gioco e proporsi per un vero cambiamento intelligente.
Non sarà che le prossime elezioni verranno troppo tardi?

L’orso conosce la geografia?
Ed eccoci al lettore che si meraviglia del nostro avviso di attenzione nel caso qualcuno si imbatta nell’orso.
Non senza un certo spirito di ironia egli ci scrive.
“Ho apprezzato le avvertenze pubblicate su “P.G.” con le istruzioni per evitare spiacevoli inconvenienti o incomprensioni quando ci si imbatte in qualche orso trentino del quale non si conoscono le intenzioni.
Personalmente non credo che fingerei di fare il morto, anche perché recentemente i nostri plantigradi non hanno risparmiato, colpendo alla schiena, anche chi passeggiava tranquillamente.
Invece, a proposito di orsi, sorge spontanea una domanda:
Avete notato che i nostri orsi non vanno mai oltre i confini provinciali e si dimostrano molto casalinghi?
Confiniamo con le province di Brescia, Verona, Vicenza, Belluno e Bolzano.
Personalmente non ho mai sentito dire che un orso abbia “sconfinato” fuori dal Trentino.
Mi viene un dubbio ed ipotizzo due spiegazioni: gli orsi conoscono molto bene la geografia, oppure in caso di sconfinamento, si imbatte in qualcuno di scarsa sensibilità animalista.
Ragioniamoci su, direbbe l’amico confinante Luca Zaia”.