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L’aria che tira

I lettori ci stimolano con argomenti sempre nuovi.
Tra il resto chiedono: perché si tolgono i crediti ai tutor?
E perché le fasce di giovani ed anziani sono in crisi di lavoro?

Corsi per politici, tutor senza crediti ed altro ancora...
Esistono ancora le buone maniere?
Giovani ed anziani in crisi di lavoro

 

Le buone maniere, sono ancora di moda?
Ci sono almeno tre argomenti che “Prospettive geometri” finora ha soltanto sfiorato: la corruzione, l’etica e la buona educazione.
Sarebbero tre fiori all’occhiello da far gola a qualsiasi categoria professionale. Non si vuole classificare nessuno ma –recentemente– un iscritto ha toccato una nota dolente dei rapporti tra “colleghi”.
Così ci scrive.    
“Come chiunque altro, i miei contatti di lavoro, con ditte, artigiani e colleghi, li tengo con l’invio di e-mail.
Purtroppo ho modo di constatare che la prassi di ignorare le mail è molto consolidata. Posso capire la fatica di esaminare tutti i messaggi che arrivano con le proposte pubblicitarie e le promozioni più interessanti ma –di sicuro– tra tutte non può sfuggire la mail di un collega.
Ebbene spesso, troppo spesso la risposta (o la conferma) nemmeno arriva.
Costa molto scrivere “ricevuto”, “grazie”, “ti rispondo appena possibile”?
Invece nulla di nulla. La posso chiamare maleducazione? Sfacciataggine? O peggio?
Ritengo che anche attraverso comportamenti come questi si può misurare la maturità e la compattezza di una categoria.” .

Non più crediti ai tutor?
Un collega ci rimprovera di non stimolare un clima di schietto confronto e di non accettare le voci del dissenso che aiuterebbero a vivacizzare la categoria in un momento di vera difficoltà.
Francamente certe critiche non ci sembrano meritate e per dimostrare l’apertura ad ogni tipo di leale confronto, ospitiamo proprio la mail di un “lettore-contro”.
Lealmente prendiamo atto delle sue serie considerazioni che pubblichiamo anche per stimolare un autentico dibattito tra i colleghi spesso incolpati di curare solo “il proprio orticello”.
“Prendo lo spunto da alcune manifestazioni di categoria dove ho visto più sedie vuote che occupate.
Il mio dispiacere e disappunto è profondo anche perché dalla pubblicazione di alcuni dati ufficiali non mi sembra che la categoria goda ottima salute.
Senza voler lanciare inutili critiche mi sono chiesto perché tra gli iscritti manchi un autentico dibattito di rinnovamento. Non lo so di preciso ma credo che le sincere ed oneste voci di dissenso non trovino il giusto humus per farsi sentire. Probabilmente molti non hanno voglia di spendere il proprio tempo per dedicarlo alle varie forme partecipative del Collegio.
Non so se serva a vivacizzare un dibattito, però stavolta prendo lo spunto da una informazione che, personalmente, ritengo di non poter sottovalutare.
Anzi la ritengo una notizia che dà un segnale, certo non positivo, della politica di categoria.
Mi riferisco al mancato riconoscimento dei “pochi” crediti formativi da riconoscere ai tutor.
Dopo la lettura “esterrefatta” della informazione mi sono posto diversi interrogativi.
In primo luogo, da quando in qua quando si è in corso d’opera si possono cambiare le regole?
Come mai il mancato accreditamento dei c.f. deve iniziare da due anni fa?
Con quale logica si decide di escludere quel modesto riconoscimento ai tutor i quali si fanno carico di educare i giovani che si accingono ad affrontare gli esami?
Non si pensa alla delusione dei tutor ed alla reale possibilità che qualcuno rinunci ad accogliere nel proprio studio qualche giovane che vuole affrontare gli esami di abilitazione?
Sinceramente non saprei chi possa rispondere alle mie domande.
Sarei però impaziente di conoscere quale logica abbia ispirato una decisione del genere, soprattutto con un suo effetto retroattivo.
Personalmente seguo le informazioni di categoria ma non riesco a trovare delle spiegazioni a questa discutibile innovazione.”.

Un giovane ed un anziano davanti allo stesso problema
Ci sono pervenute due missive con un problema analogo ma in situazioni opposte.
Sentite anche voi queste due storie emblematiche che, per necessità di spazio, abbiamo sintetizzato.
Scrive F.G.
“Sono un neo-iscritto. Ho fatto tutte le cose in regola: esami, corsi formativi, aggiornamenti e chi più ne ha più ne metta.
Per il momento tengo lo studio a casa mia.
Tutto a posto e tutto in regola ma incarichi non ne ho.
Sia i contatti con i Colleghi che conosco sia quelli con gli enti pubblici e le aziende non hanno dato risultati: la mia agenda di lavoro è immacolata.
Seguo con grande interesse “Prospettive Geometri” però nessuno mi ha mai spiegato come un libero professionista riesca a ricevere qualche incarico. Me lo potete spiegare voi?”.

L’altra mail ci è pervenuta da un collega “anziano”: le condizioni sono diverse ma il problema è lo stesso. Anche il suo è uno sfogo molto interessante:
“Sono un collega “anziano”. Vi posso assicurare che l’età anagrafica non condiziona né la mia lucidità, né la prontezza di riflessi e tantomeno l’aggiornamento professionale.
Ciononostante negli ultimi anni mi sono accorto di essere finito sul “binario morto”.
Il cellulare non suona, il telefono non squilla, il postino non bussa, mail non ne arrivano: nulla di nulla.
Allora mi chiedo: come è mai possibile? Di esperienza ne ho da vendere. Solo 5-6 anni fa avevo una giornata piena. Come mai adesso ho davanti solo il deserto; si fa così presto ad essere “fuori gioco?”".

Solitamente non diamo risposte ai Colleghi che scrivono. La nostra redazione lascia sospesi i molti interrogativi posti dai nostri Colleghi. Anche perché spesso le risposte le danno loro, assieme ai loro quesiti.
Stavolta la redazione fa uno sforzo e tenta alcune risposte: non è detto che siano le uniche e quella più giuste.
Due Colleghi, un unico problema: l’assenza di lavoro. Non è né una novità, né una cosa rara. È di qualche giorno fa la pubblicazione di una rivista di Categoria con tre intere pagine di “cancellazioni” e solo mezza pagina di “iscrizioni”.
Attualmente il lavoro è merce rara: ci sono studi stracolmi di incarichi ed altri tentati di lasciar perdere ed abbandonare la professione.
Certamente i tentennamenti della politica giocano molto nella propulsione che dovrebbe esserci verso l’aggiornamento degli immobili sotto il profilo statico, impiantistico, energetico eccetera. Molte cose ruotano attorno alla ripresa dell’edilizia che invece è al collasso. Dalle statistiche risulta però che la gente è rassegnata, preferisce mettere i risparmi in banca piuttosto che far girare l’economia.
Ma nel nostro Paese gioca molto anche il fattore “corruzione”: non per nulla stiamo pubblicando a stralci l’ultima opera di Raffaele Cantone. Non parliamo solo di favori e mazzette; sappiamo che nel nostro Paese “una mano lava l’altra”, una conoscenza non guasta, una capatina ogni tanto dalla persona che conta può essere utile.
Ma poi i fattori sono molti altri. Nei giovani c’è fiducia ma “con prudenza”. Per gli anziani valgono altre realtà: con gli anni la rete economica e di contatti umani si sfibra e, presto, il tuo nome diventa quello di un ignoto qualsiasi.
Non per questo bisogna arrendersi: il 50% di non votanti dovrebbe creare un partito della speranza, dei progetti, della salvaguardia dell’ambiente e non dei proclami, delle ingiurie e diffamazioni. 
Per dirla con un motto dei nostri vecchi: “chi semina vento, raccoglie tempesta”.
Non è un Paese diviso che riuscirà a riemergere.
Forse il movimento del “non odio” ci può salvare? Che siano le sardine?

Obbligatori i corsi per i politici
Sempre più brillanti sono i nostri lettori, stuzzicati dalle notizie sempre più scombinate della nostra politica.
È certo che le bizzarrie viste dagli italiani negli ultimi sedici mesi ci fanno veramente riflettere. Ed ecco un nostro iscritto che lancia una sfida veramente provocante ed al tempo stesso intelligente.
Sentite cosa scrive.
“Leggo costantemente “P.G.” e sempre più mi rendo conto come la politica intercetti tutte le nostre attività e bisogni.
Non vado a commentare tutti i proclami dei nostri politici ma, nell’insieme, abbiamo una bella collezione di corbellerie e di scelte che non favoriscono la crescita.
Poiché tutte le categorie di lavoratori, professionisti ed imprenditori sono costrette a frequentare i corsi formativi, io lancio una proposta ed una sfida: 
“Facciamo frequentare i corsi anche ai nostri politici”. 
Non è possibile che il calzolaio ed il contadino vadano ai corsi di formazione ed i politici –che tengono in pugno il nostro destino– vadano a governare senza la minima conoscenza né della Costituzione, né della economia.”.