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L’aria che tira

I nostri lettori – davvero entusiasti della forma digitale – intervengono con questioni, problemi e storie spesso insolite.
Ma sollevano anche dibattiti su questioni locali, come quella della funivia del Bondone.
Altri interventi riguardano l’ambiente: dalle parole ai fatti. E poi la privacy: quando diventa alibi e scudo per sottrarsi ai propri doveri.
Infine arrivano le proposte per evitare i costi dei “mancati crediti” e perfino il lettore alto atesino che saluta con soddisfazione le pubblicazioni dalla sua provincia.

L’aria che tira

Troppo ottimista Savoncelli?
Clima, più proclami che fatti.
Riparte l’Alto Adige.
Quei benedetti 60 crediti.
Privacy di comodo.

 

L’ottimismo di Savoncelli
La recente pubblicazione della nostra intervista esclusiva al Presidente del Consiglio Nazionale Maurizio Savoncelli non è passata inosservata. Anzi la sua diffusione si è ampliata perché diffusa anche sui canali di categoria e sui canali social FB e TW.
A seguito di tutti i riscontri espressi dalla Categoria, abbiamo scelto un intervento quanto mai “suggestivo” sui massimi problemi in questione.
"Ritengo oltre modo apprezzabile l’iniziativa di P.G. di rivolgere al Presidente Maurizio Savoncelli tutte le domande più scomode circa i destini della categoria in una fase critica come l’attuale.
Il panorama rappresentato da Savoncelli è – a dir poco – lusinghiero. Espone infatti su tutto il fronte un futuro di grande affermazione e crescita per la categoria.
Noi, invece, siamo purtroppo troppo inclini alla rassegnazione ed al pessimismo anche se abbiamo grande stima nel Presidente sempre entusiasta ed effervescente.
Vogliamo però ricordargli che le sue previsioni richiedono il giusto clima politico, economico e sociale.
Se la politica continuerà a litigare, a sparare slogan ed insulti ed invece di ricucire i rapporti sociali tra le persone non si creerà il clima adatto per inseguire le vere priorità del Paese. Constatiamo purtroppo che tali priorità non sono certo quelle di mandare in pensione persone di 60 anni o di pagare gente disoccupata alla quale si dovrebbero invece offrire prospettive di lavoro".

La differenza tra “gretino” e “cretino”
Un’ondata di entusiasmo e di emozioni hanno accompagnato l’arrivo in Italia di Greta Thunberg, la ragazzina svedese di 16 anni diventata simbolo nella lotta per l’ambiente.
Finalmente il messaggio ed un atto di accusa che parte dai giovani verso un mondo (adulto) che – per i propri comodi – fa orecchi da mercante.
Stavolta arriva in redazione una testimonianza veramente scomoda, molto ma molto più scomoda della voce di Greta.
Eccola integralmente per voi.
“Sono un Collega che cerca di prestare la giusta attenzione ai problemi ambientali. Sono cosciente di non poter cambiare un gran ché se non nelle piccole cose che mi circondano.
Sì è vero: ho lanciato qualche appello – inascoltato – per contrastare il degrado della mia città ma non mi sono mai impegnato nelle battaglie di grande risonanza sui media.
Eppure, tento di fare del mio meglio, come spiegherò tra poco: per questo posso davvero definirmi un “cretino”.
Sentite il perché.
Andando in ufficio raccolgo i pacchetti vuoti di sigarette e li metto nei cestini. Le bottiglie vuote lasciate in giro le metto nelle “campane” prima che qualcuno le infranga sui muri. 
Se ci riesco, elimino i manifesti – anche vecchi di mesi – lasciati ad imbrattare i muri. In definitiva faccio piccoli gesti che nessuno, ripeto “nessuno” vedo fare in città.
Ed eccomi al punto.
Le grida di protesta dei fan di Greta Thunberg – i cosiddetti “gretini” - fanno notizia sui media. Però loro non soltanto non si chinano a raccogliere barattoli e pacchetti di cicche ma sono loro stessi che prendono a pedate i barattoli, gettano le bottiglie nelle siepi dei giardini pubblici ed incrementano lo sporco in città. 
Invece il “cretino” è il solo che fa piccoli gesti concreti, aiuta l’ambiente molto più di loro, rimane solo e, anche agli occhi di tutti, è davvero un “cretino”.
Questa è una bella differenza!”

Finalmente l’Alto Adige
Evidentemente tra i nostri lettori c’è qualcuno molto attento ed anche preciso nel segnalare la provenienza delle nostre pubblicazioni.
Scrive infatti:
“Ho notato che le pubblicazioni di “prospektiven geometer” riguardano notizie di categoria di carattere generale ma solitamente di provenienza “trentina”.
Adesso vedo con soddisfazione che si cominciano a pubblicare notizie e resoconti che riguardano l’Alto Adige.
In particolare ho apprezzato la breve storia dei Masi alto atesini abitati fino ai 2000 metri dove le stentate risorse erano limitate ad allevamenti e legname.
Ma anche i resoconti del grande Collega Johann Lun mi hanno fatto molto piacere.
Siamo solo all’inizio, oppure “P.G.” si accorge solo ora che le notizie da Bolzano servono per mantenere più saldi i rapporti della categoria?”

Funivia del Bondone
Sollecitati dalle nostre pubblicazioni di tema ambientale, anche un lettore trentino ha voluto esprimere la sua posizione in merito all’ attuale tema che fa discutere la città di Trento.
Investimenti, strutture, ambiente e cosa ancora si può dire sul progetto della valorizzazione del Bondone?
Questo intervento – forse – aggiunge qualcosa di nuovo a quanto già detto e scritto.
"Ricordo che negli anni ’60 l’imperativo era sempre lo stesso: “valorizzare”. Valorizzare specialmente la montagna, quasi che alla montagna mancasse qualcosa! Spesso con questa operazione si portava l’urbanizzazione in quota lasciando dietro una scia di inutili seconde case chiuse tutto l’anno.
Adesso sul monte Bondone si ipotizza una funivia ed un lago per l’innevamento artificiale.
In questi momenti in cui tutto il mondo si interroga sui cambiamenti climatici, sul risparmio del suolo, sul mantenimento dell’ambiente naturale, non sarebbe il caso di abbandonare i vecchi schemi di “valorizzazione” e pensare al riuso delle vecchie strutture abbandonate, come l’ex centro Degasperi di Candriai, l’Hotel Panorama di Sardagna e le casermette austriache delle Viote?
Ormai Trento è il polo economico e turistico di maggior attrazione in Provincia. È proprio necessario riesumare prospettive defunte per la sfortunata località a ridosso di una città fortemente attrattiva con il costante flusso dei “100.000” turisti che vanno e che vengono?"

Quei benedetti 60 crediti 
L’intervista al Presidente della Commissione di disciplina di Trento, Fabrizio Calzà, ha sollevato parecchio clamore specie con riferimento ai malumori espressi dall’assemblea dello scorso 12 aprile.
È per questo che, tra tutte, abbiamo scelto di dare spazio a questa mail.
“Durante la scorsa assemblea abbiamo appreso della variazione di bilancio dovuta agli ingenti costi delle Commissioni di disciplina che – secondo l’intervista al Presidente Fabrizio Calzà – dovrebbe riguardare ben 400 iscritti.
Poiché i costi dei “sanzionandi” ricadrà sui tutti, cioè su gran parte degli adempienti, viene da chiedersi se questa conseguenza non richiami alla memoria il vecchio motto: “Paga sempre Pantalone!”.
Per evitare il ripetersi di simili antipatiche conseguenze, non sarebbe il caso che – a metà periodo – i Colleghi in ritardo fossero richiamati sulla opportunità di mettersi in regola con l’acquisizione dei crediti?
Si farebbe un favore ai ritardatari ma – soprattutto – la conseguenza per i più diligenti non sarebbe – come ora – l’appesantimento delle quote di iscrizione”.

Privacy, oppure omertà di comodo?
Molti misteri avvolgono la nebulosa della privacy in tempi dove si può sapere tutto di tutti.
Privacy: significa garanzia della riservatezza oppure è un comodo alibi per schivare precisi obblighi?
Se lo chiede G.D. che in poche righe riassume il suo caso personale proprio in tema di privacy.
"Ho una piccola casa nell’Italia “insulare”.
Ad ogni stagione estiva torno nel piccolo residence turistico e trovo qualche novità: un barbecue del vicino sotto la mia finestra, alberi capitozzati nel mio giardino, appropriazione con recinti delle aree comuni e via dicendo.
Appena l’ultimo villeggiante prende il traghetto esce fuori “l’impresa della mano nera” che sferra il suo colpo e poi -immancabilmente prima della stagione successiva - torna nel proprio covo.
Lavori senza permesso, inosservanze del regolamento condominiale, violazioni dei rapporti di vicinato: tutte cose che aiutano la lieta e pacifica convivenza!
Per farla breve, stavolta ho trovato demolita una parte della mia parete esterna per installarvi la doccia in modo che il vicino possa provvedere alle sue pulizie personali ad un palmo dalla mia veduta.
Per richiamare il vicino ai suoi obblighi in materia di distanze ho chiesto il suo indirizzo all’amministratore che – con tono altezzoso e perentorio – ha semplicemente risposto: “Non posso: c’è la privacy!”.
Allora mi chiedo: per fare i misfatti e le trasgressioni c’è il silenzio ma per denunciarli e reprimerli, c’è la privacy?
Sarà vera privacy?"