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Il virus entra nel mattone

Quanto incide la pandemia sul mercato immobiliare?
A sorpresa, numeri e nuove esigenze modificano i prezzi e le esigenze degli italiani.
Il distanziamento sociale, le quarantene, l’illusione di essere usciti dalla pandemia e l’impatto dei nuovi contagi fanno la differenza in un clima ancora di grande incertezza.
Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala ha invitato i suoi cittadini ad “uscire dalla grotta”. Ed ecco un altro grave aspetto della nostra vita che sta cambiando abitudini, gusti ed esigenze: il lavoro intelligente, con tutti i vantaggi e svantaggi anche nel mondo del mattone.

Il virus entra nel mattone

Cambiano i gusti di chi cerca casa
IL VIRUS ENTRA NEL MATTONE
In picchiata gli scambi, contenuto il crollo dei prezzi
 

Tutto l’universo che ruota attorno al mercato immobiliare rimane ancora a guardare, a chiedersi se lo tsunami sia passato e se quello che resta sono soltanto macerie.
Ma le statistiche non sono per nulla catastrofiche.
È ben vero che anche prima della pandemia questo particolare mercato non gioiva di entusiasmo, però è inutile nasconderlo, il Covid 19 ha dato uno scossone non solo alla vivacità del mercato ma perfino al gusto degli acquirenti.
Dalle prime statistiche vediamo cosa e come il mercato del mattone sta cambiando.

Meno scambi
Nei primi sei mesi dell’anno 2020 gli scambi sono diminuiti sensibilmente.
La diminuzione registrata è del 29,2%, dato non proprio trascurabile pensando che le previsioni per il 2020 fornivano dati incoraggianti in crescita.

Prezzi in calo? Non sembra
Le previsioni circa i prezzi erano se non pessimistiche, almeno prudenziali.
Inaspettatamente i prezzi hanno sostanzialmente tenuto.
In generale il calo si attesta nell’ordine dello 0,8%.
Tutto sommato i prezzi hanno mediamente mantenuto le loro posizioni, con differenze minime nelle varie realtà geografiche e nelle diverse realtà di grandi città, medie o piccole.
Attualmente il prezzo medio richiesto per l’usato si attesta in 1.722 euro al metro quadrato.

Gusti ed esigenze
Le sorprese però non vengono da movimenti sussultori dei prezzi ma piuttosto da esigenze e gusti diversi.
Il potenziale cliente ha infatti modificato in poco tempo il tipo di richieste.
In altre parole, le richieste post virus sono sostanzialmente diverse da quelle ante virus.
Le tendenze registrate dagli operatori del settore sono abbastanza particolari, quasi sempre suggerite dal prolungato tempo di isolamento causa Covid.
Non solo ma anche il “lavoro intelligente” da casa ha segnato le nostre abitudini e le richieste.
Vediamole in dettaglio.

Più spazio
In generale, condizionati dalla necessità di “stare a casa”, i nostri alloggi sembrano più piccoli.
I bambini non hanno la superficie sufficiente per giocare ed il lavoro da casa implica uno spazio isolato dove mantenere un minimo di concentrazione.
Questi motivi orientano le richieste verso alloggi più grandi per soddisfare le esigenze di restare più isolati.
Da qui la necessità di avere almeno una stanza in più.

Più verde
Anche la richiesta di “verde” aumenta. Come minimo si chiede un balcone dove prendere un po’ d’aria, avere un contatto –almeno visivo– con l’esterno.
Però l’ideale è lo spazio verde con un giardino purché sia; meglio se in posizione centrale ma pure in zone periferiche.
Lo spazio esterno deve consentire di uscire di casa e non sentirsi reclusi tra le mura domestiche.

Più piccolo? Anche!
L’abitazione più piccola non è più richiesta?
Non proprio.
Nelle grandi città cresce la ricerca di immobili di piccole dimensioni.
Spesso è la richiesta di chi non può esercitare lo smart working ed è costretto a restare in città. In questo modo cerca di ridurre la spesa per la casa.
Del resto, anche la Germania sta andando in questa direzione ed attualmente l’economia tedesca è proprio impegnata a realizzare migliaia di alloggi in città sempre più piccoli.

Gli uffici diventati superflui?
Se non superflui, gli uffici sono entrati in una grave crisi.
Non soltanto gli uffici sono in sofferenza ma con loro soffre anche tutta quella economia che ruota attorno al mondo impiegatizio con i suoi ritmi ed abitudini nei centri direzionali: i trasporti, il cappuccino, il caffè, la spesa in centro ed altro.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala aveva invitato i suoi cittadini ad “uscire dalla grotta” ed il suo obiettivo è quello di far tornare al lavoro 11.500 dei 15mila dipendenti comunali.
In Italia la scoperta del lavoro da remoto crea un sussulto notevole nel mercato immobiliare degli uffici, sia nelle vendite che negli affitti.
Se il lavoro da casa rimane una realtà, gli uffici diventano inutili o comunque meno richiesti.
Probabilmente si andrà verso soluzioni di nuovi spazi, strutture moderne e modulabili.
Ma gli immobili non sono ancora fatti di “Lego”: i tempi ed i costi sono e rimangono una pesante realtà anche nel convertire il mondo del mattone alle urgenti sopravvenute esigenze pandemiche degli ultimi mesi.