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Il DURC da incubo

Non serve a nulla lamentarci delle nostre battaglie quotidiane oppure covarle con rabbia dentro noi stessi.
Però metterle in comune con gli altri serve a tranquillizzarci e pensare che in fondo… “mal comune è mezzo gaudio”.
L’amaro sfogo di un collega abbiamo voluto proporlo ai lettori per constatare come un piccolo, minuscolo, insignificante DURC ti possa rovinare la giornata.
 

Il DURC da incubo

Fatti di vita vissuta
IL DURC DA INCUBO
L’Odissea del DURC in tempi di Covid
 

Quanti giorni di lavoro vanno perduti per la confusione dei decreti, circolari ed interpretazioni che si susseguono e lasciano sgomenti gli addetti ai lavori?
Nessuno ha documentato questo deprimente aspetto della nostra professione.
Però un collega ci ha segnalato perché il DURC è diventato il suo incubo.
Vi proponiamo la sua odissea sperando che non possa succedere ad altri.

“Per una “modestissima” pratica edilizia ho chiesto alla ditta il suo DURC aggiornato.
Dopo averlo ricevuto ed accompagnato da una smisurata quantità di documenti e dichiarazioni, l’ho trasmesso in Comune dove il tecnico ha rilevato che, nel tempo impiegato per compilare i moduli (nel frattempo superati ed usciti in nuova versione) il DURC era scaduto.
L’ho fatto presente al titolare della ditta il quale –con tono piuttosto infastidito– mi ha risposto che il DURC con scadenza 30.5.2020 si doveva intendere valido, causa Covid, fino al 15 ottobre.
Ho verificato la cosa su internet ed infatti la notizia risultava confermata.
Di conseguenza comunico la cosa al Comune che, di rimando, mi fa notare che i DURC prorogati erano quelli che scadevano il 15 aprile e non il 30 maggio 2020.
Quindi, verifico il decreto e trovo conferma alla tesi del Comune venendo così a smentire la notizia che avevo ricavato da internet.
I giorni passano ed invito la ditta a dotarsi del nuovo DURC.
Il titolare viene in ufficio e mi mostra la risposta “automatica” dell’ente giustificando il ritardo con “il sistema è troppo saturo e con tempi di attesa prolungati”.
Passano i giorni ed anche qualche settimana così, non convinto, chiedo alla Cassa Edile quali siano i tempi di rilascio di un DURC.
La risposta è pressoché immediata: in caso di posizione regolare, il DURC viene rilasciato il giorno dopo.
Trasalisco ed informo il titolare dell’impresa che la sua richiesta avrebbe dovuto essere evasa da molti giorni e quindi si rivolgesse a chi di dovere reclamando il DURC nei tempi dichiarati dalla Cassa Edile.
La sua risposta è stata altrettanto pronta: “Il Durc non viene emesso solo dalla Cassa Edile ma congiuntamente da INPS ed INAIL”.
Verificando la situazione delle altre ditte, gli chiedo perché mai le altre imprese entrate in cantiere abbiano chiesto il DURC e lo abbiano ottenuto in tempi ristretti o comunque accettabili mentre il suo era ancora in alto mare.
L’impresario fa spallucce e mi rinvia al suo consulente del lavoro.
Così interpello il consulente del lavoro il quale chiarisce che è stata disposta una sospensione fino all’autunno per il pagamento dei contributi INAIL e che nel frattempo il DURC si doveva considerare valido.
Valido o non valido, sto ancora aspettando il DURC e mi sto ancora chiedendo se, tra impresa, INAIL, INPS, Cassa Edile e Comune, debba essere proprio io a dover districare la ingarbugliata matassa in un Paese dove non si è mai sicuri di nulla.
Una cosa è certa: tra Impresa, Comune, Cassa Edile, Inps, INAIL e ministeri competenti quello che si trova a risolvere il “DURC da incubo” sono io.