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Il CTU: Pagato in tutti i casi

La fatica più ingrata del CTU è quella di incassare il compenso.
Molti CTU hanno dato per perso il compenso quando la parte soccombente non è più solvibile.
Denaro perso irrimediabilmente?
Questo articolo vi spiega come recuperare comunque la vostra parcella.

Il CTU: Pagato in tutti i casi

Sentenze utili quando nessuno vuole pagare
IL CTU: PAGATO IN TUTTI I CASI
Il compenso è dovuto se il soccombente non è solvibile?

Molte, anzi, troppe volte il CTU rimane a bocca asciutta senza riuscire a portarsi a casa il sudato compenso.
Avviene quando gli acconti stabiliti dal giudice non sono corrisposti. Avviene quando il Giudice, in sentenza, dimentica di liquidare le sue competenze.
Ed avviene quando la parte soccombente non è più solvibile.
È proprio questo il caso che vogliamo trattare oggi, anche perché troppo spesso gli avvocati (volutamente) ignorano due sentenze di Cassazione che rendono giustizia al CTU, il quale deve sempre poter portare a casa il suo compenso. Il caso è classico: il signor “A” vince la causa, il signor “B” la perde e la sentenza pone a suo carico le spese di CTU.
Il CTU, dopo vani solleciti viene informato che il signor “B” non è solvibile (perchè fallito, perchè fuggito in Siria per combattere la guerra santa, oppure scomparso, inghiottito in qualche terra lontana dei suoi paesi dell’Est dai quali proveniva).
In questi casi il CTU cerca di arrabattarsi e non vuole arrendersi: insiste presso l’avvocato che ha vinto la causa il quale -con tono trionfale- respinge le richieste al mittente in quanto la sentenza (chiarissima in merito) ha condannato la controparte al pagamento delle spese, CTU compreso.
È una situazione classica nella quale il povero CTU -il più delle volte- si dà per vinto e mette l’importo della sua parcella nella voce contabile “perdite e profitti”.

Però...
Però, non tutto è perduto, infatti proprio la redazione del nostro notiziario “Prospettive Geometri” ha scoperto due piccole perle di giurisprudenza che lasciano aperta la porta della speranza. Più precisamente, proprio l’autore di questo testo ha fatto le spese più volte della mancata conoscenza di questo legittimo principio giuridico, tenuto ben nascosto dai legali che avrebbero dovuto far aprire la borsa dei loro assistiti ed a maggior ragione ritiene che, una volta tanto, una buona notizia possa essere data anche ai propri colleghi.
Esistono almeno due sentenze della Cassazione le quali ribadiscono come il principio della solidarietà non interferisce in alcun modo con quello della soccombenza.
In altre parole, anche se la Sentenza definitiva ed esecutiva attribuisce la spesa del CTU alla parte soccombente, il CTU stesso si può avvalere del principio di “solidarietà” per chiedere il suo compenso alla parte vincente.

In tutto questo meccanismo complicato e farraginoso, c’è sicuramente qualcosa di perverso: è il destino della parte che, vinta la causa, non solo non sarà risarcita ma si vedrà inseguita dal CTU il quale, con il suo titolo, riuscirà a recuperare il suo compenso, lasciando l’interessato con il danno ed anche le beffe.
Abbandonando i contendenti al loro destino, torniamo piuttosto alle nostre due sentenze utili al CTU. Qui di seguito si trascrivono gli estremi delle due sentenze, nonché i principi appena espressi e quindi ribaditi con dovizia di principi dottrinali e giuridici.
Cass. Civile sez. II 15.09.2008 n. 23586
“...secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità che il Collegio condivide, la prestazione del consulente tecnico d’ufficio è effettuata in funzione di un interesse comune delle parti del giudizio nel quale è resa: la consulenza tecnica d’ufficio, fornendo un ausilio al giudice, costituisce -piuttosto che un mezzo di prova- un atto necessario del processo, che è compiuto nell’interesse generale della giustizia.
Ne consegue che l’obbligazione nei confronti del consulente per il soddisfacimento del suo credito al compenso deve gravare su tutte le parti del giudizio in solido tra loro, prescindendo dalla disciplina in ordine alla ripartizione delle spese processuali fra le parti, che è regolata dal principio della soccombenza: quest’ultimo attiene, infatti, al rapporto fra le parti e non opera nei confronti dell’ausiliare (Cass. 6199/1996, 1022/1994, 573/1973).
Cassazione civile sez. II 30.12.2009 n. 28094.
“...il principio di solidarietà, costantemente affermato da questa Corte, fra le parti del processo civile in relazione al compenso dovuto al CTU, che ha il suo fondamento nella peculiare natura della prestazione, effettuata a favore di tutti i partecipanti al giudizio in funzione del superiore interesse di giustizia (art. 61 cpc), ...non interferisce in alcun modo, ponendosi su tutt’altro piano, con quello della soccombenza che presiede la regolazione delle spese fra le parti. Il primo attiene al rapporto fra il CTU ed i soggetti che, beneficiando della sua attività sono ex art. 1294 cc tenuti in solido al pagamento del corrispettivo dovutogli.
Il secondo invece alla cui sfera di efficacia la dedotta situazione giuridica del CTU è completamente estranea (il CTU non può in alcun modo interferirvi) riguarda i rapporti interni fra i condebitori, donde è del tutto irrilevante, per il creditore precedente, che successivamente abbiano avuto regolazione giudiziale, con conseguente costituzione di un titolo esecutivo nei confronti di un coobbligato, risultato insolvente”.