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Estensione del regime forfetario

Di certo la principale novità fiscale per la categoria riguarda il nuovo regime forfetario.
Se, infatti, il reddito medio nazionale è nettamente inferiore a 40.000 euro, significa che la quasi totalità degli iscritti possono rientrare nel nuovo regime fiscale.
Non è molto chiara la logica dello Stato che -in momenti come questo- rinuncia ad introitare diversi milioni di IVA da questa “nuova fascia protetta”.
Come non è facile comprendere perché un contribuente con un introito di 5.000 euro/mese sia da considerarsi protetto.
Anche sotto un mero profilo deontologico vengono a crearsi incomprensibili disparità con il regime normale che, davanti al Committente, deve applicare accessori maggiori nella misura di circa il 23%.
Se queste sono le perplessità di ordine generale, il dott. Ghidoni fornisce di seguito circostanziate spiegazioni ed indicazioni circa il nuovo regime per il quale, con la prima parcella emessa, ognuno di voi avrà già effettuata la scelta più opportuna.

Estensione del regime forfetario

L’art. 1 co. 54 - 89 della L. 23.12.2014 n. 190 disciplina il regime fiscale agevolato per autonomi (c.d. “regime forfetario”), destinato agli esercenti attività d’impresa, di arti e professioni in forma individuale, le cui caratteristiche principali sono riassunte nello schema di seguito riportato.

Estensione del regime forfetario

La legge di bilancio 2019, non incidendo sull’impianto del regime sopra indicato, ha modificato i requisiti di accesso e le cause di esclusione, che vengono di seguito descritti.

 

Soglia di ricavi/compensi fino a 65.000 euro

Dall’1.1.2019, possono accedere al regime le persone fisiche con ricavi e compensi non superiori, nell’anno precedente, a 65.000 euro. Sono, invece, rimossi i limiti connessi al sostenimento di spese per lavoro dipendente (5.000 euro) e per beni strumentali (20.000 euro), le quali, quindi, non devono più essere computate ai fini dell’accesso e della permanenza nel regime dall’1.1.2019.
Nel caso di esercizio contemporaneo di attività contraddistinte da differenti codici ATECO, ai fini del computo del limite di ricavi o compensi, si assume la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.
La seguente tabella indica, per le diverse tipologie di attività individuate tramite i codici ATECO 2007, i limiti di ricavi o compensi ai fini dell’accesso e della permanenza nel regime agevolato, nonché il coefficiente di redditività per la determinazione del reddito imponibile da assoggettare ad imposta sostitutiva. Come si vede, nonostante l’unificazione della soglia di ricavi dal 2019, permane la differenziazione dei coefficienti di redditività in base alla tipologia di attività.

Estensione del regime forfetario

Possesso di partecipazioni

La causa ostativa connessa al possesso di partecipazioni viene modificata come segue. Non possono utilizzare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività:

  • partecipano a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari (art. 5 del TUIR);
  • controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Rispetto alla versione previgente della disposizione è stato aggiunto in modo esplicito il riferimento alle imprese familiari, alle s.r.l. non in regime di trasparenza e alle associazioni in partecipazione.
La causa di esclusione va riferita al momento di applicazione del regime (ad esempio, il 2019) e non all’anno antecedente l’ingresso nel medesimo.
Dalle prime indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nel corso di incontri con la stampa specializzata, si è appreso che la causa ostativa deve cessare di esistere prima dell’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato in quanto la previsione normativa, come formulata, non ammette l’esercizio di attività d’impresa, di arti e professioni in forma individuale e la contemporanea partecipazione alle formazioni societarie indicate dalla norma.
Conseguentemente, è stato precisato che, per accedere o per continuare ad applicare il regime agevolato nel 2019, la partecipazione inibente avrebbe dovuto essere ceduta entro il 31.12.2018. Sembrerebbe, quindi, che la nuova causa ostativa vada valutata esclusivamente con riferimento al possesso della partecipazione, a prescindere dal tipo di reddito che dalla stessa scaturisce.

 

Partecipazioni in s.r.l.

La partecipazione in s.r.l. (trasparenti o non trasparenti) preclude l’utilizzo del regime solo al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • deve determinare, direttamente o indirettamente, il controllo della società;
  • la s.r.l. deve operare in realtà economiche riconducibili, direttamente o indirettamente, a quelle della persona fisica in regime forfetario.

Conseguentemente, sono compatibili con il regime le partecipazioni in s.r.l.:

  • di controllo con attività della società diversa da quella individuale;
  • minoritarie con attività della società affine a quella individuale.

 

Nozione di controllo diretto o indiretto

In assenza di riferimenti normativi e diversi chiarimenti ufficiali, la nozione di controllo, rilevante ai fini del regime agevolato, potrebbe essere quella definita dall’art. 2359 c.c. Ai sensi di tale norma, sono considerate società controllate:

  • le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (c.d. “controllo interno di diritto”);
  • le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (c.d. “controllo interno di fatto”);
  • le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (c.d. “controllo esterno di fatto”).

Nelle ipotesi di controllo interno, devono essere computati anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e a persona interposta.
Al di là dell’ipotesi più semplice in cui sia detenuta la maggioranza del capitale della società (51%), il riferimento al controllo indiretto amplia notevolmente l’ambito di operatività della causa ostativa, imponendo di considerare fattispecie diversificate.
Allo stato attuale, tuttavia, appare difficile definire la nozione di controllo indiretto rilevante ai fini della disposizione in questione. Ad esempio, è incerto se assumano rilevanza le partecipazioni detenute da familiari del socio-contribuente forfetario e come trattare le quote di partecipazione dotate di diritti particolari.

 

Settori economici riconducibili a quello individuale

La riferibilità, diretta o indiretta, dell’attività della società a quella individuale va valutata caso per caso, avendo riguardo all’attività effettivamente esercitata, piuttosto che alla classificazione ATECO (risposta all’interrogazione parlamentare 23.1.2019 n. 5-01274).
Conseguentemente, pur in presenza di due codici attività distinti, qualora l’attività svolta in forma individuale sia, di fatto, collegata a quella effettivamente svolta dalla s.r.l., l’accesso o la permanenza nel regime è esclusa.
Sarebbe opportuno che venissero definiti degli elementi al ricorrere dei quali due attività possano dirsi correlate; diversamente, l’assenza di criteri predefiniti espone a successive contestazioni sulla configurabilità della condizione.

 

Fuoriuscita dal regime per acquisto della partecipazione in corso d’anno

Come confermato da Telefisco 2019, il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui viene superato il limite di 65.000,00 euro di ricavi e compensi, ovvero si verifica taluna delle condizioni ostative (art. 1 co. 71 della L. 190/2014).
Così, l’acquisizione, nel corso del 2019, di una partecipazione di controllo in una s.r.l. da parte del soggetto forfetario determina la fuoriuscita dal regime agevolato a decorrere dal 2020, qualora attività svolta dalla società sia riconducibile a quella svolta dal socio e lo stesso non la dismetta entro il 31.12.2019.

 

Contestuale o precedente attività di lavoro dipendente

La causa ostativa connessa allo svolgimento di attività di lavoro dipendente viene modificata come segue. Non possono utilizzare il regime le persone fisiche la cui attività d’impresa o di lavoro autonomo sia esercitata, prevalentemente, nei confronti di datori di lavoro, o soggetti direttamente o indirettamente ad essi riconducibili, con i quali:

  • sono in corso rapporti di lavoro;
  • oppure erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.

Rispetto alla versione precedente della norma, non sussistono più limitazioni circa l’ammontare di redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti, in quanto ciò che rileva è che l’attività non sia svolta prevalentemente nei confronti dell’attuale, di eventuali altri datori di lavoro dei 2 anni precedenti, oppure di soggetti comunque agli stessi riconducibili.

 

Prevalenza dell’attività

La prevalenza dell’attività svolta nei confronti di uno o più soggetti va misurata sulla base dei ricavi o dei compensi percepiti.
È stato posto il dubbio se tale condizione vada intesa:

  • in senso assoluto (51% dei ricavi o compensi);
  • oppure in senso relativo, in termini di maggior incidenza di ricavi o compensi sul totale (es. ponendo ricavi totali per 100, 40 di questi sono percepiti dall’ex datore di lavoro ed il restante da altri soggetti).

Sulla base della ratio della nuova causa ostativa, sembrerebbe preferibile dare rilevanza anche alla prevalenza relativa. Inoltre, anche il frazionamento del fatturato tra una pluralità di soggetti facenti parte di un gruppo societario (di cui fa parte anche il datore di lavoro) dovrebbe essere considerato cumulativamente ai fini della valutazione della prevalenza e dell’applicazione della condizione ostativa.

 

Nozione di datore di lavoro e rapporto di lavoro

L’attuale formulazione legislativa non si presta ad un’interpretazione univoca: adottando un criterio letterale, i riferimenti "datori di lavoro" e “rapporti di lavoro” porterebbero a limitare la causa ostativa ai soli rapporti di lavoro subordinato, mentre un approccio “a-tecnico” consentirebbe l’espansione dell’ambito operativo anche a forme lavorative ulteriori.
Come si evince dalle risposte alle interrogazioni parlamentari 23.1.2019 n. 5-01179 e 31.1.2019 n. 5-01345, dovrebbe essere quest’ultima l’interpretazione adottata dall’Agenzia delle Entrate: viene, infatti, precisato che la nuova norma interesserebbe “l’attività di lavoro dipendente o attività a questo assimilate”.

 

Tirocinio obbligatorio per l’abilitazione all’esercizio di arti e professioni

Il praticantato professionale non è di ostacolo all’accesso al regime forfetario per i giovani professionisti che, a seguito del superamento dell’esame di Stato, si iscrivano ad un Ordine o Collegio professionale, fermo restando il rispetto delle condizioni previste nella causa ostativa (risposta all’interrogazione parlamentare 23.1.2019 n. 5-01179). Sulla specifica questione, l’art. 1 co. 57 lett. d-bis) della L. 190/2014 è integrato dalla legge di conversione del DL 14.12.2018 n. 135 con il seguente inciso "ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni". L’inciso riprende quello già contenuto nell’art. 1 co. 65 lett. b) della L. 190/2014, relativamente al requisito della mera prosecuzione dell’attività per l’utilizzo dell’aliquota d’imposta al 5%.