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Equo compenso

Liberalizzate le tariffe, si è giunti all’assurdo di piani urbanistici a compenso “zero”, oppure stime pagate 100-200 euro.
Prima arriva l’equo compenso per gli avvocati poi arriva per tutti.
Abolite le tariffe, ora occorre inventarle?

Equo compenso

Dopo gli avvocati, esteso a tutti.
L’EQUO COMPENSO
Finita la vergogna di bandi ad un euro.

 

Con l’equo compenso, spazzate via le clausole vessatorie.
Era chiaro fin dall’inizio che la eliminazione delle tariffe professionali avrebbe creato il caos.

Non solo si è dovuti correre ai ripari con complicati parametri per giungere –tutto sommato– alle tariffe cancellate, ma si è dovuto assistere ad episodi inverecondi, tra i quali l’affidamento “a titolo gratuito” di un bando a Catanzaro per la redazione del Piano Strutturale Comunale.

Non solo, anche due bandi indetti dal Comune di Solarino per la direzione lavori di interventi di efficientemente energetico sono stati promossi con il compenso indecente di 1 euro.

Siccome i professionisti non sono proprio scaduti al ruolo del mestiere più vecchio del mondo, dopo anni di accese battaglie e di campagne per l’equo compenso, si è finalmente giunti ad un ordinamento dignitoso.

Pertanto analizziamo, in questo sintetico resoconto, quale sia la portata del dispositivo riportato nella L. 4.12.2017 n° 172, nei passaggi essenziali di questo atteso riconoscimento, in quanto – come afferma il vertice dell’ordine degli ingegneri – “l’equo compenso è un diritto non è un regalo”.

L’equo compenso supera il problema verificatosi in seguito all’abolizione delle tariffe professionali, ponendosi anche come un completamento del Jobs Act del lavoro autonomo.

Dal 2006 al 2012, soprattutto i grandi committenti avevano festeggiato la cancellazione delle tariffe professionali e si era assistito a liquidazioni assolutamente non remunerative.
La sintesi del nuovo dispositivo.

In sintesi l’equo compenso è inserito nella L. 4 dicembre 2017 n° 172 cioè nella legge di Bilancio 2018; in buona sostanza disciplina “banche, assicurazioni, grandi imprese” ma pure la “Pubblica Amministrazione” nei rapporti con i professionisti.

È stabilito che il professionista ha diritto a un equo compenso, tutelato dal divieto di clausole vessatorie (L. n° 247/12 art. 13 bis comma 4 e 5).

Una volta accertata la non equità del compenso e/o la presenza di clausole vessatorie, il Giudice determinerà un nuovo compenso per il professionista e la nullità delle stesse clausole, mantenendo valido il contratto.

Quali sono le clausole vessatorie?
Le clausole vessatorie, inizialmente riguardanti soltanto gli avvocati, sono ora estese a tutti i professionisti.

Equo compenso

Vediamole nell’insieme.

Comma 4
Si considerano vessatorie le clausole contenute nelle convenzioni di cui al comma 1 che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato  (1)

Comma 5
In particolare si considerano vessatorie le clausole che consistono:

a) Nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contatto
b) Nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto
c) Nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che “l’avvocato” (*) deve eseguire a titolo gratuito
e) nella previsione di clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese direttamente connesse alla prestazione dell’attività professionale oggetto della convenzione
f) nella previsione di termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente

 

(*) N.B. come già precisato il riferimento agli “avvocati” risulta ora da intendersi esteso a tutti i professionisti