Tu sei qui

Edifici green e sisma bonus: flop di adesioni

Purtroppo gli incentivi fiscali per il risparmio energetica e per il sismabonus non hanno funzionato, perché le adesioni sono insignificanti.
Abbiamo affidato al geometra Osvaldo Leoni l’ardua fatica di individuare le maggiori “resistenze” di un sistema che non funziona…a cominciare dal condominio dove l’amministratore, dotato di conoscenza e preparazione, dovrebbe essere il vero propulsore delle iniziative a miglioramento del nostro patrimonio immobiliare. Ha risposto con entusiasmo con un lungo e circostanziato resoconto che…però vale la pena essere letto fino alla fine.

Edifici green e sisma bonus: flop di adesioni

Auspicabili maggiori iniziative degli amministratori
EDIFICI GREEN E SISMA BONUS: FLOP DI ADESIONI
Proprietari immobiliari poco inclini alle migliorie

PREMESSE
“Come si può promuovere il risparmio energetico in condominio? Come verificare la “buona statica” in condominio ed adeguarlo alle norme antisismiche? 
Queste sono le domande che ha posto il geom. Silvano Contrini, serio ed eccellente direttore della rivista “Prospettive Geometri”, il quale ritiene sia rilevante informare i Geometri professionisti circa i diversi problemi presenti negli edifici “condominiali”.
A maggior ragione quando questi liberi professionisti svolgono l’attività di amministratore condominiale.

IL PATRIMONIO EDILIZIO IN ITALIA
Come si può promuovere il risparmio energetico in un condominio?
Va premesso che i “condomini residenziali” costituiscono una realtà rilevante nella maggior parte delle città italiane, sia per quanto riguarda l’aspetto sociale, sia per l’impatto degli stessi sull’ambiente a causa del forte dispendio energetico. Questa situazione è confermata dalle diffuse verifiche eseguite, ad esito delle quali risulta che in Italia un terzo del consumo di energia è riconducibile agli edifici residenziali, responsabili di “buona parte” –circa per la metà– delle emissioni di CO2 nell’aria. Va aggiunto inoltre che gli elevati consumi sono da imputare particolarmente allo stato in cui è il patrimonio edilizio: per la maggior parte, “vecchio e fortemente energivoro”. 
Basti pensare che più del 70% del predetto patrimonio risulta esser stato costruito prima dell’anno 1980, quindi con caratteristiche costruttive di scarsa, se non nulla, rispondenza alle normative energetiche. La quantità del patrimonio edilizio ad elevato consumo energetico sale in modo esponenziale se si considera quanto costruito prima del 2005, anno di adozione delle prime norme tecniche relazionate alle costruzioni con precise norme energetiche dovute alla necessaria attuazione della “direttiva europea”. 
Se ci si sofferma ai soli condomini, i numeri risultano ancora più rilevanti. 
Infatti, più dell’ 80% degli edifici condominiali appartengono a classi energetiche ad “elevato consumo”.
A questo punto è importante evidenziare la presenza delle cosiddette “detrazioni e/o bonus fiscali” che consentono la realizzazione di diversi interventi mirati alla efficienza energetica. Gran parte del consumo energetico potrebbe essere ridotto con diligenti interventi di efficientamento energetico. Le ricadute sarebbero positive su più fronti, dal risparmio in “bolletta” per le famiglie, sino all’indotto economico che è generato dai processi di riqualificazione energetica. Allo stesso tempo non vanno sottovalutati i gradevoli ed irrinunciabili benefici ambientali che derivano dalla concreta riduzione della produzione di CO2 nell’aria che si respira. 
Nonostante i numerosi benefici che gli interventi di riqualificazione energetica possono apportare al territorio, alle famiglie ed alle imprese, la realtà italiana non sembra ancora “del tutto” attratta da investimenti di questo tipo. Questo fenomeno è causato certamente da un difetto di comunicazione e di valutazione delle reali opportunità che oggi è possibile acquisire con la riqualificazione energetica degli edifici.

INCENTIVI: molla sufficiente?
Va rilevato che nei condomini il consolidato criterio delle decisioni assembleari è riferito “allo spendere meno, sempre e comunque”. Questo principio pone sempre in discussione molte innovazioni del tutto indispensabili e spesso molto convenienti. Gli interventi possono variare dal realizzo del “fotovoltaico” alla posa di una “nuova caldaia” ma pure, e più semplicemente, dall’impiego dei “contabilizzatori del calore”.
Tutto questo fruisce delle cosiddette “detrazioni fiscali” che per la materia “riqualificazione energetica” è del 65% e con adesione al “sisma bonus” può raggiungere il 75%: tutti incentivi validi sino a fine 2021. 
Tutto ciò sarebbe possibile soprattutto in ambito “condominiale”, dove ad una fattiva informazione –compito vincolante dell’amministratore (spesso poco propositivo)– si aggiunge la difficoltà d’intervenire in seguito a procedimenti complessi, a difficoltà economiche ed a diversi ostacoli normativi che pongono limiti alla possibilità di accedere agli incentivi e alle agevolazioni promosse dagli Enti pubblici per le parti ed impianti comuni dei condomini. 
È interessante segnalare anche una nuova normativa che –preso atto della necessità di intervenire soprattutto nell’area edilizia condominiale– dispone di stimolanti novità dedicate a favorire l’accesso alle agevolazioni nello specifico settore “energetico”; tra queste rilevante risulta quella possibilità per i condomini di optare per la cessione del credito (in luogo della detrazione fiscale) nei confronti delle ditte esecutrici i lavori.
Va evidenziato che, allo scopo di poter usufruire, per quanto possibile, delle citate opportunità è necessaria –o meglio “obbligata”– la collaborazione attiva degli amministratori condominiali, i quali devono presiedere in tutte le fasi: dalla constatazione del problema al momento di realizzazione degli interventi. 
Quali sono i primi passi che l’amministratore deve compiere per verificare le esigenze di riqualificazione energetica in ambito condominiale?
È certo che la prima “cosa da fare” per migliorare l’efficienza ed abbattere i consumi è procedere ad un’attenta verifica energetica dell’edificio per valutare quali siano le dispersioni termiche, le eventuali infiltrazioni ed inefficienze, le carenze tecnologiche e funzionali quindi, detto in altre parole, vanno valutati tutti gli elementi di debolezza sui quali poi predisporre un attento e diligente studio delle soluzioni tecnologiche idonee da adottare. Inizialmente si deve procedere all’individuazione delle carenze per poi predisporre un progetto articolato con diverse ipotesi d’intervento, attuabili anche per stralci, con l’individuazione specifica dei costi e dei tempi di certo recupero dell’investimento. Le soluzioni vanno quindi associate alle proposte di finanziamento delle opere da realizzare.
Ed allora viene quindi da chiedersi: quali sono gli interventi da compiere per rendere maggiormente efficienti i nostri edifici condominiali? 
In via principale sono interessati la struttura e gli impianti, con particolare riferimento agli interventi sull’involucro, che possono ridurre il fabbisogno energetico fino al 25% e fra questi l’isolamento delle pareti, delle facciate, dell’intercapedine, dei solai, e non esclusi anche gli interventi sulle aperture (finestre e portefinestre) e sulla copertura.
Può sembrare superfluo sottolinearlo, ma un’attenzione specifica meritano gli interventi eseguiti sugli impianti con l’adozione di soluzioni che consentono di apportare notevoli risparmi energetici ottimizzando gli impianti stessi attraverso sistemi definiti “intelligenti”.
Tra questi l’automazione delle tende da sole in relazione ai raggi solari, ma pure del ricambio d’aria automatico in funzione dell’utilizzo dei vari ambienti.

NEL CONDOMINIO PIÙ FACILE DELIBERARE
La realizzazione di interventi mirati all’efficienza energetica negli edifici condominiali identifica, in questo momento, la vera “sfida” che passa attraverso azioni regolate dal Codice Civile, a partire dalle decisioni assunte dall’assemblea condominiale. La legge di riforma n. 220/2012 resa esecutiva il 18 giugno 2013 ha inserito gli interventi di “efficientamento energetico” nella categoria di innovazione tecnologica, che ha facilitazioni in termini di autorizzazioni da parte dell’assemblea condominiale.
In particolare il contenimento del consumo energetico e l’installazione di impianti per produzione di energia da fonti rinnovabili, vanno identificati tramite “un attestato di certificazione energetica o una diagnosi realizzata da un tecnico abilitato nella specifica materia”.
L’assemblea può deliberare con la maggioranza degli intervenuti e almeno dei rappresentanti di un terzo dei millesimi dell’edificio. In questo caso, non è necessario che al momento della delibera vi sia già il progetto delle opere da realizzare ed allo stesso associata la relazione tecnica di conformità.
È scontato ed ovvio che il progetto dovrà essere redatto e depositato presso il Comune in cui è posto il condominio prima dell’inizio dei lavori. Tuttavia se l’intervento non fosse stato individuato mediante una verifica o certificazione energetica, ma semplicemente proposto e richiesto anche da un solo condomino, l’amministratore è obbligato a convocare un’assemblea straordinaria entro trenta giorni dalla data della richiesta.
La richiesta deve contenere l’indicazione del contenuto specifico e delle modalità di esecuzione degli interventi proposti. L’amministratore condominiale è tenuto “a giocare in questo un ruolo centrale come intermediario tra le opportunità offerte dal mercato e i condomini”. L’amministratore dovrebbe predisporre proprie iniziative mirate a sensibilizzare i condomini circa le opportunità degli interventi in termini di incentivi e agevolazioni nonché circa i benefici economici indotti dagli interventi e derivanti da una consistente riduzione dei consumi.
Vorrei terminare rilevando che l’efficienza non è mai troppa, mi riferisco a quella energetica ma pure all’efficienza degli amministratori, i quali, in questo momento devono, iniziare ad essere seri e fattivi promotori di ogni innovazione tecnologica. Infatti l’efficienza energetica non è solo motivo di risparmio ma anche e soprattutto di buona gestione e deve essere parte irrinunciabile della figura del serio e capace amministratore di condominio il quale, pur se ogni decisione spetta all’assemblea, deve essere serio e puntuale propositore.

POCHISSIMI GLI EDIFICI ANTISISMICI
Come verificare invece la “buona statica” del condominio ed adeguarlo alle norme antisismiche? Ritengo di dover preliminarmente precisare che il tipo di edificio residenziale più diffuso è certamente “il condominio” e tutti i condomini costruiti da “fine della guerra” agli anni ottanta –non risultando presenti all’epoca precise normative nella specifica materia statica– soffrono di due problemi che devono essere risolti.
Più precisamente:

  • non rispettano le attuali vigenti normative antisismiche
  • nel lungo tempo trascorso dalla data di costruzione soffrono sia le parti “strutturali” ma anche, più semplicemente, quelle edilizie.

Questi due aspetti possono sembrare afferenti a problematiche correlate, ma “di fatto” si tratta di due questioni diverse, e questo è confermato dalla tipologia degli interventi risolutivi, o comunque tali da ridurne il rischio di sofferenza. È quindi opportuno riferirsi a varie problematiche, diffuse e gravi, che compromettono lo stato dei condomini.
Ritengo sia doveroso parlarne perché, se non si provvede per tempo agli interventi necessari, si può giungere ad effetti gravi non escluso il crollo. Anche nei casi meno gravi, se non si procede ai dovuti interventi, possono emergere problematiche nelle stesse singole unità abitative. Di questo fatto ho avuto esperienza in tempo recente all’ esito di una consulenza gratuita che svolgo presso il Comune di Riva del Garda in “materia condominiale”. Mi fu infatti chiesto quale potesse essere la causa di evidente umidità che interessava alcune pareti di una unità abitativa. All’ esito dell’attenta verifica eseguita risultò che il fenomeno non era causato da perdite dell’impianto idraulico dell’unità, risultò invece evidente che il guaio era causato da un problema condominiale. Infatti la copertura era in evidente stato di degrado e permetteva all’acqua meteorica di entrare nella muratura esterna sino a raggiungere il soffitto e le pareti dell’unità sottostante. Conclusi quindi che del problema era obbligata ed urgente l’attività dell’amministratore il quale, preso atto della situazione, avrebbe dovuto procedere con l’avviso all’assemblea, per la esecuzione dei lavori necessari: lavori che l’assemblea non poteva evitare. Va anche detto che, trattandosi di danno causato da parte comune e non essendo rinviabile la sua urgente soluzione, l’amministratore può anche agire in forma autonoma, con l’obbligo di darne informazione anche nella assemblea successiva agli eseguiti lavori.
Torniamo ai due problemi che sono stati riferiti ed in particolare “come rendere sicuri gli edifici che non sono antisismici”.
In questi ultimi decenni, l’Italia è stata interessata da numerosi “terremoti” che hanno causato enormi danni in gran parte tuttora irrisolti. Proprio da questa “triste e sgradita” esperienza si è potuto acquisire una rilevante informazione circa le “sofferenze che hanno interessato le strutture degli edifici”. Questa ha permesso pure di individuare quali fossero le “pratiche costruttive” che hanno reso gli edifici nuovi più sicuri dal punto di vista “sismico”.

SOLtanto NEL 2018 UNA NORMA COMPLETA
Va ricordato che già dopo il 1970 furono assunte le prime norme tecniche riferite alla progettazione delle strutture antisismiche. Poi –sulla scorta degli eventi sismici avvenuti nel periodo 1976-1980– le stesse norme sono state riviste. Solo nell’anno 2008 si è giunti ad una normativa completa e giusta riferita all’intero territorio italiano anche se poi la stessa fu nuovamente aggiornata nel 2018. 
La classificazione sismica dell’intero territorio italiano è stata definita nell’anno 2003, ad esito dell’avvenuta presa d’atto che l’intero territorio italiano è considerato sismico, pur se con gradi differenti di sismicità. Va quindi preso atto che ogni nuovo edificio deve essere progettato nel rispetto dei criteri antisismici
E per quanto agli edifici preesistenti? È risultato da attenta e necessaria indagine che la maggior parte degli edifici sono stati costruiti in un periodo in cui non esisteva “la classificazione completa del territorio” ma ciò non significa che questi edifici siano tutti instabili. Il rischio è quello che lo diventino qualora si verificasse un altro terremoto.
Ed allora vien da chiedersi: che si deve fare? Certamente non si dovrà sostituirli con nuovi, mentre sarà opportuno intervenire sugli stessi edifici conformandoli, per quanto possibile, alla nuove norme antisismiche. Ho precisato “per quanto possibile” in quanto rendere antisismico un vecchio edificio secondo le norme antisismiche vigenti “è impossibile”.
Vediamo ora quali possono essere gli interventi mirati ad un “miglioramento concreto della sicurezza antisismica degli edifici esistenti e realizzati ante 2008” operando sulle strutture esistenti. Sotto il profilo esecutivo si suggerisce di rivolgersi a tecnici specializzati che, dopo una opportuna diagnosi statica, definiscono gli obiettivi ed identificano l’applicazione delle soluzioni più idonee. Queste modalità sono oggi economicamente realizzabili, in particolare grazie alle detrazioni previste dal “sismabonus”.
Si tratta –effettivamente– di interventi onerosi, motivo per cui molti soggetti interessati al problema vi rinunciano specialmente per mancanza di informazioni sui costi e sugli apprezzabili sconti fiscali.

ESSENZIALE LA MANUTENZIONE ORDINARIA
Per quanto si riferisce invece alla “riparazione dei danni strutturali ed edilizi causati dal passare del tempo”, le possibili soluzioni sono diverse. Spesso le soluzioni sono facilmente realizzabili e, trattandosi di interventi associati allo stato degradato di parti comuni e di impianti degli edifici, sono spesso più urgenti del miglioramento sismico. Va in tal senso evidenziato che anche le “condizione di normalità” potrebbero rendere pericolosi certi edifici. Pensiamo infatti alla pubblica incolumità di chi percorre le vie interessate.
Quando si percorre una strada, è facile accorgersi dello stato degradato di molti edifici, a causa della vetustà delle strutture ma pure dall’irresponsabilità dei condomini e trascuranza dell’amministratore. Si vedono facciate rovinate con diffuso distacco dell’intonaco, strutture in calcestruzzo con armatura “in vista” o parti della gronda con evidenti parti degradate. Non solo ma anche coperture e lattonerie in stato di degrado.
Sono situazioni frequenti e ben visibili, causate in gran parte dalla vetustà dell’edificio ma pure dall’impiego di diversi materiali che, volutamente economici, erano scadenti.
I condomini dovrebbero preoccuparsi dello stato dell’edificio dove vi risiedono, mentre quasi tutti sono attenti alla propria unità abitativa, non allo stato delle parti più importanti dell’edificio, cioè quelle strutturali. Un serio riferimento va pure associato all’amministratore che –come già detto– deve essere “propositore” mentre spesso non lo è. Infatti molti di loro non sono dei tecnici che, periodicamente, dovrebbero dedicare attenzione agli edifici e fare i rilievi aggiornati delle parti e delle strutture che evidenziano “punti critici”. 
Vorrei aggiungere che l’amministratore è “soggetto responsabile” della manutenzione ordinaria dell’edificio che amministra, ed in quanto tale deve preoccuparsi dello stato di salute del condominio. Ma proprio perché quasi tutti gli amministratori deludono questo loro obbligato impegno, la stato estetico e strutturale degli edifici è spesso di assoluta trascuratezza ed in certi casi anche “grave”. I condomini devono rendersi conto che la negligenza nella manutenzione degli edifici, può essere causa di danni anche a terzi ed infatti sono numerosi gli edifici che evidenziano problemi irrisolti.

TEMPO ED EVENTI ATMOSFERICI: CAUSA DI DEGRADO
I danni che possono formarsi “al passare del tempo in assenza di manutenzione” possono interessare

  • le parti strutturali;
  • gli impianti;
  • le finiture degli elementi edilizi.

Sono tutte carenze causate dalla trascuranza di una puntuale e corretta manutenzione, ma anche da diversi “lavori eseguiti in modo improprio”, dalle frequenti perdite d’impianti ed in particolare “idriche” (da lattoneria della copertura, da tubazioni comuni di impianti idrici).
Tuttavia l’origine può anche essere causata da “danni climatici”. 
Particolare attenzione merita la definizione di “lavori eseguiti in modo improprio”: ciò si riferisce a vari interventi che, in un edificio con l’intera struttura portante in muratura, ovvero senza pilastri e travi in calcestruzzo armato, sono state eseguite opere nella stessa muratura per realizzare delle modifiche interne, quali fori per porte e/o larghe aperture per accessi cucina-soggiorno o altro, cioè lavori tali che possono rendere i muri portanti instabili, quindi pericolosi. 
Altri guai che possono essere causati nel lungo tempo sono quelli derivanti dal deterioramento di tubazioni idriche con le conseguenti perdite d’acqua che, filtrando tra muratura e solai, possono provocare danni gravissimi. Non va trascurato che questi problemi possono anche, per molto tempo, non risultare visibili. Però se l’acqua continua a intasare i massetti sotto pavimento e le murature, può verificarsi il distacco di parti dell’intonaco a soffitto. Così la parte di laterizio o calcestruzzo del solaio interessata può giungere alla trave portante e ciò potrebbe avere gravi conseguenze. 
Questi danni, causati da infiltrazioni d’acqua, possono interessare parti interne delle unità abitative ma anche le facciate, provocando alle stesse il distacco del calcestruzzo, ossidazione dei ferri d’armatura, sino a rappresentare un vero pericolo per l’intero condominio.
La terza tipologia di danni si riferisce a quelli causati da “eventi climatici” che non sono controllabili. Il condominio è un edificio che se pur realizzato “a regola d’arte”, dopo tanti anni, subisce danni che provocati da fenomeni climatici …più semplicemente… dalle ripetute intemperie alle quali gli edifici sono inevitabilmente soggetti. L’acqua è la principale causa ma non vanno trascurati i vari cicli di gelo e disgelo e del vento: tutti eventi che si scaricano sugli edifici ed avviano il deterioramento dei materiali. L’acqua –infatti– è frequente causa di danni. Va tenuto conto che l’acqua meteorica non è “pura” ma arricchita di sostanze che, a contatto con i diversi materiali, ne causano il deterioramento; prova ne siano gli intonaci e le guaina di copertura, il cui deterioramento prosegue sino ad intaccare le strutture portanti, sgretolando i calcestruzzi ed ossidando le armature degli stessi.
Altre cause sono da imputare anche ai cicli di gelo e disgelo, eventi questi che portano i materiali alla loro espansione e contrazione, generando delle forze interne con la formazione di fessurazioni dove l’acqua si insinua.
Va detto che anche il forte vento coinvolge in modo continuo l’edificio e può portare ad un processo lento di erosione delle superfici.
Questa è la situazione in cui si trovano numerosi condomini realizzati cinquanta o sessanta anni fa, ai quali non è stata prestata una seria, concreta e fattiva manutenzione. Come ripeto questa situazione è quasi sempre causata dall’assenteismo, dinanzi a questi problemi, dell’amministratore impreparato, privo di quella competenza tecnica che in ambito condominiale è obbligata.
Infatti se non intervenisse con una certa sollecitudine, i danni sarebbero molto gravi, cioè: 

  • l’edificio condominiale potrebbe diventare pericoloso per la pubblica incolumità, con il distacco dei componenti edilizi, la caduta a terra degli stessi, su percorsi aperti al pubblico,
  • l’edificio può diventare pericoloso anche per chi vi abita, perché le strutture e gli impianti perdono nel tempo parte delle loro prestazioni,
  • le strutture o parte delle stesse avviano un processo di decadimento. In particolare gli elementi che erano protetti (ferri d’armatura) da intonaco ora sono a contatto diretto con l’aria e si ossidano in tempo rapido giungendo allo sbriciolamento. 

Quando si giunge alle condizioni che ho esposto, non v’è tempo per considerare e tergiversare, ma solo per intervenire urgentemente, con lavori da eseguire in ordine preciso ed impiegando specifici mezzi.

TEMPESTIVITÀ DEGLI INTERVENTI
La priorità va garantita per chi percorre strade e marciapiedi nei pressi del condominio, rimuovendo tutte le parti ammalorate che rischiano il distacco. Per l’esecuzione di questi interventi possono essere anche allertati i Vigili del Fuoco. È dovere dell’Amministratore, ma pure un condomino e perfino un passante può farlo. Una volta considerata la certa pericolosità segnalata, i Vigili del Fuoco intervengono immediatamente ed i costi relativi saranno poi addebitati al condominio.
Fatto questo primo intervento di emergenza, non è possibile pensare di poter avviare subito il ripristino dello stato originale perché, per risolvere i problemi, è necessaria un’analisi preventiva ed una successiva corretta progettazione.
Trattandosi di lavori che interessano un condominio abitato da molte persone è opportuno informarle tutte: è quindi necessario acquisire dei preventivi di spesa, deliberare i lavori, e conferire la esecuzione dei lavori ad un’impresa capace … nei condomini questa è un’attività lunga che solo un serio e competente amministratore soddisfare. Ma va anche detto che “se non si interviene subito il degrado dell’edificio continua e si aggrava sempre più”.
A parte le opere per garantire una buona manutenzione, gli obiettivi dai quali siamo partiti rimangono:

  • il miglioramento dell’efficienza sismica dell’edificio,
  • il miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio.

Come già detto sono interventi oggetto di detrazioni fiscali importanti ma sono spesso ignorati. Senza una seria indagine diagnostica preliminare, i condomini sono spesso esposti a spese rilevanti senza ottenere miglioramenti significativi specialmente negli edifici datati, ormai vecchi, non corrispondenti alle nuove normative ed esigenze degli stessi condomini.

ATTENZIONE AL DEGRADO ESTETICO
Sebbene i cittadini siano più propensi ad affrontare le spese per la loro unità abitativa piuttosto che a migliorare l’estetica ed il decoro della loro casa (anche condominiale) dovrebbero –invece– tenere conto delle “particolari detrazioni fiscali introdotte dall’attuale governo in ordine a lavori eseguiti nel 2020 agli edifici” per il decoro architettonico.
Migliorare l’estetica del condominio è un intervento auspicabile non solo per il valore dell’immobile ma anche per la qualità della vita delle persone, spesso afflitte dalla vita in rioni sciatti e degradati 
Questo articolo forse non sarà esaustivo degli argomenti che il direttore geom. Silvano Contrini mi aveva proposto. Dai due temi principali (efficienza energetica e conformità sismica) ho –però– allargata l’attenzione ad altre questioni che sono parte della realtà.
Come detto più volte “devono essere gli amministratori … diligenti propositori”. 

IL RUOLO FONDAMENTALE DELL’ AMMINISTRATORE
Quanto riportato in questo articolo dovrebbe stimolare gli amministratori ma pure i Condomini ad avviare quel percorso di ripristino della qualità degli edifici, “statica ed estetica”, aspetti che sono spesso “dimenticati” per una diffusa indisponibilità di tanti condomini. Non solo: spesso avviene pure “per la trascuranza” che allo stesso percorso dedicano tanti amministratori. 
Spesso è un percorso “labirintico” ma con un traguardo che renderebbe felici tutti i Condomini, ovvero aprire il percorso su un argomento ampio che è poco compreso: la sicurezza in condominio.
In questo ambito a doversi muovere è “in primis” l’amministratore, propositore del miglioramento dello stato di carente manutenzione ma a seguire sono tutti i condomini che devono condividerne il progetto proposto.

Le detrazioni fiscali hanno fatto fiasco!

Perché gli incentivi per il risparmio energetico e quelli del “sismabonus” non hanno sortito l’effetto sperato?
Gli italiani sono poco convinti della utilità degli incentivi? Non credono ad un vantaggio economico sotto il profilo del valore immobiliare? Oppure pensano che i terremoti avvengano solo nelle “terra ballerine” del sud?
Difficile entrare nei ragionamenti delle persone ma, un poco addentro nella materia, vogliamo azzardare una ipotesi ed anche proporre una soluzione…che (naturalmente) rimarrà inascoltata!
In sede provinciale si è constatato che mai come al giorno d’oggi i depositi bancari risultano così sostanziosi. 
Ciò significa –soprattutto– che la gran parte delle persone dispone di una certa ricchezza ma che non la vuole investire. Perdita di valore del mattone? Indubbiamente! Ma ci sono altre ragioni che confinano le iniziative nella pigrizia e nella immobilità.
Sono soprattutto le complicazioni burocratiche a frenare le iniziative. Troppi i passaggi burocratici, troppi i tecnici, gli uffici e le ditte da coinvolgere: chi ce lo fa fare?!
E allora ecco dove occorre smuovere le cose, cioè dove far leva!
L’ente pubblico dovrebbe monitorare gratuitamente gli edifici privati e fornire ai proprietari un check up delle loro condizioni in termini energetici e statici.
Sulla base di questa diagnostica possono inoltre suggerire le iniziative per attivare i lavori, prospettando le priorità, i costi di massima, le agevolazioni fiscali ed il tipo di ditta verso cui indirizzarsi.
Ciò solleverebbe i proprietari dalle infinite incognite, le quali sono quasi sempre le stesse e cioè: con un quid di spesa, cos’è meglio fare? Sostituire le finestre o realizzare il cappotto, coibentare il portico o cambiare la caldaia?
Nel dubbio, molto spesso non si fa nulla e così anche gli stanziamenti pubblici stanno ad ammuffire!