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Dal clima al virus: il passo è breve

Perché mai una rivista per geometri si dovrebbe occupare di clima?
Di clima e di virus. Non è forse la stessa cosa?
Semplicemente perché l’ambiente ed i cambiamenti climatici non sono affare del G9, ma affar mio e tuo…

Dal clima al virus: il passo è breve

Il virus ha messo in crisi l’economia ma anche i modi di vivere
DAL CLIMA AL VIRUS: IL PASSO È BREVE
Le ipotesi scientifiche più accreditate

C’entrano i cambiamenti climatici?
Non sappiamo fino a che punto le nostre pubblicazioni sul clima, l’ambiente ed i cambiamenti climatici abbiano –finora– coinvolto i nostri lettori.
Abbiamo l’umiltà di riconoscere di non essere all’altezza delle pubblicazioni scientifiche ma sappiamo che il nostro è stato pur sempre un contributo verso una maggior attenzione e consapevolezza nei confronti di un problema con il quale saremo costretti a fare i conti.
Entriamo in una nuova epoca. Finora i cambiamenti climatici erano in prima pagina in occasione di grandi sconvolgimenti meteorologici ma, il giorno dopo, era la politica, l’economia e la finanza a riappropriarsi delle prime pagine.
L’agenda politica poi, vedeva sempre al primo posto le beghe da cortile tra maggioranza ed opposizione mentre i problemi dell’ambiente erano sempre il fanalino di coda.
Se dovessimo attribuire qualche merito al virus dovremo riconoscergli di avere attratto l’attenzione su aspetti essenziali per la nostra vita.
Ormai da più fonti arrivano prove concrete sull’origine dei virus e sullo stretto collegamento con i cambiamenti climatici...

L’OMS: minaccia alla sopravvivenza
Da oltre un decennio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato i pericoli dei cambiamenti climatici sulla nostra stessa sopravvivenza.

Migrazione della fauna e fattori patogeni
L’alterazione dei processi di trasmissione delle malattie infettive è una delle più gravi conseguenze del collasso climatico. Infatti l’aumento delle temperature e la distruzione di habitat naturali costringe la migrazione degli animali, in particolare quelli selvatici, con il conseguente adattamento al diverso clima. Allo stesso tempo anche i fattori patogeni si adattano e di conseguenza aumenta la loro diffusione a livelli territoriale.
Questa non è una “opinione”. È ormai una certezza condivisa dall’OMS, dal WWF, da Greenpeace e della –ormai famosa– ricercatrice dott.ssa Ilaria Capua.

Più inquinamento, più virus?
Forse non è nemmeno una casualità che la concentrazione del virus abbia colpito Wuhan, la Lombardia ed aree altamente inquinate come New York ed altre.

Gli interrogativi del dopo
Il dopo pandemia è tutto una incognita. Saremo più solidali, più vicini, più consapevoli? Oppure nella profonda crisi, tutti penseranno al “si salvi chi può”?
Sicuramente sarà necessaria una maggior responsabilità e consapevolezza. Se l’ingranaggio dell’economia si è inceppato per un microscopico virus grande 20milionesimi di millimetro, è facile capire che si deve cambiare rotta. Anche i politici si dovranno arrendere ed ascoltare gli scienziati che da tempo raccomandano di non compromettere l’autoregolazione dei sistemi naturali in quanto ci espone agli enormi rischi delle ingiustizie ambientali ed ecologiche.
Poiché è la terra a garantirci la vita e la possibilità di rigenerare il nostro sviluppo sarà urgente creare una economia che difenda e garantisca la vita e non l’accumulazione di capitale.
Tutto ciò si può conseguire soltanto con uno sviluppo in armonia con il pianeta, soprattutto partendo dal principio secondo il quale le risorse naturali sono finite, mentre l’attuale liberismo economico preleva una quantità di risorse maggiore rispetto a quello che la Terra è in grado di rigenerare.

Con il senno di poi…
Forse adesso come non mai ci rendiamo conto di scelte scellerate che minacciano gli equilibri naturali quali l’urbanizzazione selvaggia, il sostegno economico alle multinazionali dei fossili e dei progetti estrattivi, l’assenza di un piano di riconversione industriale ed energetica, la realizzazione di enorme dighe con il prosciugamento di interi fiumi ma pure di un piano strategico per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici nelle aree urbane.

I comportamenti individuali non bastano
È chiaro ormai che i singoli comportamenti individuali per il rispetto dell’ambiente non bastano più.
Andare in bicicletta, mangiare vegetariano, non prendere l’aereo da parte di singoli cittadini è un comportamento responsabile ma certo insufficiente per rallentare il fenomeno del clima.
Sarebbe ora che anche la politica cambiasse pagina per scegliere ed imporre stili di vita collettivi più responsabili.
O sarà chiedere troppo a questa nostra società capitalista?