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Corruzione? Parliamone

La nostra redazione era in dubbio se affrontare un tema tanto importante: la corruzione. Forse il fenomeno che maggiormente penalizza il nostro Paese. Corruzione non è solo “Mani pulite” ma anche “malasanità”, “abusivismo edilizio”, “terre dei fuochi”, “evasione fiscale”, “trucchi negli appalti”
E allora perché non parlarne se il tema “corruzione” è entrato perfino nelle cronache locali?

Corruzione? Parliamone

Appalti, affido di incarichi, territorio, posti di lavoro
CORRUZIONE? PARLIAMONE
Un recente libro di Cantone spiega perché è un problema di tutti

Perché parlarne?
Corruzione. Perché parlare di corruzione in una realtà locale come la nostra che appare del tutto legale e rispettosa dei comportamenti più ortodossi?
Soltanto perché la corruzione dilaga ed anche se non ci tocca direttamente è già entrata nelle cronache provinciali essendo diventata un fenomeno dilagante ed apparentemente incontrastabile. Non c’è TG che non apra con qualche arresto per corruzione. Ed allora perché non affrontare l’argomento?
Abbiamo pensato di dedicare due o tre numeri alla questione prendendo lo spunto da un recentissimo libro di Raffaele Cantone, fino a poco fa Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.
Chi più esperto di lui per affrontare un argomento che “fa male anche a te”, “uccide il territorio”, trasforma le opere pubbliche in “affari privati”, “entra negli ospedali” e “soffoca la giustizia”?
Ora come puoi dire che il fenomeno della corruzione non ti tocca?

Un problema di tutti
La corruzione è soprattutto un furto del futuro perché, proprio ai giovani, pone un numero inaccettabile di cancelli chiusi, produce un mondo peggiore, saccheggia le risorse pubbliche, crea l’ambiente malato, devasta il territorio, rende inefficiente la sanità, rende drogato il mercato degli appalti, mette i cervelli in fuga, ferma l’economia e fa dilagare la disoccupazione.

Si può misurare la corruzione?
C’è un termometro per misurarla: si chiama Cpi (corruption perceptions index) e tra i 167 Paesi scrutinati risultiamo al 60° posto in Europa solo davanti a Grecia e Bulgaria. Negli ultimi anni l’Italia ha scalato sei posizioni e questo dato è incoraggiante perché significa che qualcosa sta pur cambiando. 
Recentemente Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) ha voluto rientrare in magistratura deluso, non poco, dal calo di attenzione sul fenomeno da parte del Governo.
Papa Francesco è il primo a scagliarsi contro la corruzione perché viola il principio di uguaglianza e fa rimanere al palo chi non ha i soldi per comperare un favore o un vantaggio.

Per la “bellezza” nessun pietà
La corruzione e la sete di denaro non hanno alcuna pietà per la bellezza.
Palermo è stata deturpata con il rilascio di ben 4000 licenze nelle gestione Ciancimino di cui 1600 rilasciate solo a tre persone, cioè un muratore, un pensionato ed un venditore di carbone.
La notte del 29 dicembre 1959, due giorni prima che scattasse la salvaguardia per la tutela di pregevoli palazzi, Villa Deliella, la più straordinaria del Liberty palermitano, finisce sotto i colpi delle ruspe assieme ad un intero affascinante quartiere che combinava neoclassicismo, Art Nouveau ed il Liberty siciliano.
Le gente per bene della città rimane scioccata ma soffre in silenzio davanti alle intimidazioni e la ferocia dei corrotti che hanno “le mani sulla città”. 

Non solo criminali e politici corrotti…
La colpa della corruzione e dei suoi effetti devastanti non è soltanto degli “addetti ai lavori”, cioè politici corrotti, affaristi spregiudicati e criminali, la responsabilità appartiene anche a noi, gente comune, cittadini che non vedono o fingono di non vedere, si arrendono e si abbandonano alla rassegnazione.
È così che sono avvenuti gli scempi più selvaggi nella Valle dei Templi di Agrigento, oppure sulla Costiera Amalfitana con l’hotel Fuenti in pieno vincolo paesaggistico: 7 piani, 34.000 metri cubi e 150 metri di lunghezza.
Ma gli esempi abbondano: non soltanto il Sud primeggia negli scempi edilizi.
Ma al Sud la predazione del paesaggio e dei tesori culturali ferisce di più, non solo per le criminalità organizzate che vi operano (mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) ma specialmente perché natura e patrimonio culturale sono una ricchezza smisurata per il turismo, una delle poche risorse che creerebbero speranza in una terra della rinata emigrazione. 

Eroi d’Italia: non c’è solo Garibaldi
Sarà il retaggio della piccola dispettosa Italia dei Comuni ad impedire il sentimento di unità nazionale: le rivalità, i sospetti, Nord contro Sud e viceversa.
Quando mai saremo tutti uniti per salvare le straordinarie bellezze del nostro Paese invece di lasciarle in pasto a criminali e speculatori?
Tra gli eroi d’Italia non c’è solo Garibaldi e nomi noti del Risorgimento. C’è Renata Fonte, donna coraggiosa alle quale sarebbe giusto intitolare le nostre strade piuttosto che sanguinari generali che hanno portato alla morte migliaia di uomini.
Era Assessore alla Cultura e pubblica istruzione del Comune di Nardò (Lecce). 
Era alla testa del comitato di difesa di Porto Selvaggio minacciato da scellerati progetti di cementificazione.
Una perla paesaggistica tra l’azzurro del mare, la verde macchia mediterranea e l’oro della sabbia finissima.
La sensibilità, il coraggio e la determinazione di Renata Fonte è stata ripagata con tre colpi di pistola sparati da due sicari il 31 marzo 1984 mentre rincasava dopo il Consiglio Comunale.
Il mandante di primo livello era un collega di partito, primo dei non eletti, ma poi succedutole nella carica di assessore.
Non dovrebbe succedere in Italia: la pena di morte per chi si impegna per la difesa dell’ambiente contro troppe speculazioni a danno delle nostre coste. È inaccettabile in un’era in cui il maltrattamento di un animale fa cronaca per giorni sui nostri giornali.