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Città del futuro? Via i parcheggi!

Le città del futuro? Non pensiamo certamente a Napoli dove scorrazzano assordanti motorini a tutta velocità, né a Roma con le auto in doppia e tripla fila.
Città vivaci sì, ma non caotiche.
Le città del futuro lasciano le auto fuori dai centri storici, utilizzano mezzi pubblici, non fanno chiudere i negozi a favore dei supermercati.
Un archi star come Richard Rogers fornisce le buone regole per una città vivibile ed -a sorpresa- svela come si lavora in Italia. 
Lo pensavamo anche noi ma Rogers ce ne dà la conferma.

Città del futuro? Via i parcheggi!

Ogni due alloggi, uno sociale
CITTÀ DEL FUTURO? VIA I PARCHEGGI!
Parola dell’archistar Richard Rogers

da “green Building magazine”
Intervista di Luigi Prestinanza Puglisi
a Lord Richard Rogers

 

Sulla rivista “green Building magazine” è stata recentemente pubblicata una stimolante intervista con Richard Rogers -architetto di fama internazionale- che con poche parole spiega come si raggiunge la sostenibilità dei centri abitati.
Non solo, ma con una battuta definisce le condizioni dell’attività intellettuale ed imprenditoriale in Italia. La sua definizione è davvero lapidaria!

In che modo è cambiato l’High Tech dai tempi del centro Pompidou a Parigi?
Oggi i materiali sono più leggeri, più trasparenti. C’è maggiore consapevolezza ambientale e in particolare del cambiamento climatico determinato dall’inquinamento. Vi è inoltre una maggiore attenzione alle esigenze della salute; pensa per esempio all’uso eccessivo dell’aria condizionata.

Cosa vuol dire oggi ecologia e sostenibilità nell’architettura? Usare molto il verde?
Non necessariamente. La prima cosa da pensare è come ridurre il consumo dei materiali, realizzando costruzioni più leggere. Poi bisogna minimizzare gli sprechi di energia per riscaldare e raffreddare l’edificio.

Una progettazione più aderente con la natura?
I tre elementi dai quali captiamo l’energia sono: il sole, il mare e la terra. Non si può fare a meno di entrare in relazione con la natura, e cioè con questi tre elementi, per realizzare un buon edificio.

Come si può migliorare la città?
La cosa più importante è costruire dentro i confini senza invadere la campagna, utilizzando gli spazi oggi sottoutilizzati o abbandonati come le aree ex industriali. Poi occorre un mix edilizio in modo da avere appartamenti, uffici, negozi e spazi per il tempo libero. 
Bisogna poter muoversi a piedi e poter trovare vicino i negozi di prima necessità, come il panettiere o il giornalaio. E anche avere un mix sociale: quartieri dove abitano persone con redditi diversi, poveri e ricchi.

Mi sembra che così avete fatto a Londra?
Sì, quando ero il consigliere del Sindaco di Londra, David Livingstone, per ogni due appartamenti se ne doveva realizzare uno sociale. È importante che entro un raggio di due chilometri al massimo debbano esserci tipologie destinate alle utenze economicamente più deboli.

A Londra si è smesso di costruire i parcheggi dentro le aree del centro storico…
Sono molti anni che non si realizzano parcheggi nelle zone centrali di Londra. È un’idea molto interessante. E ciò avviene pure nelle aree dove vivono i ceti più ricchi.

Funziona?
Sì, perché devi usare i mezzi pubblici o un taxi. Non puoi andare con l’automobile.

Quindi: meno parcheggi si costruiscono e meglio è per il traffico?
Sì, e anche le strade devono essere pensate per i pedoni. Oramai a Londra le si realizza più piccole e si sta ritornando al doppio senso di circolazione per evitare di avere percorsi troppo veloci.

Come si lavora in Italia, bene o male?
È molto difficile. Non conosco un Paese… ma prima devo dirti che amo l’Italia moltissimo…ma non conosco un Paese così. Per lavorare è probabilmente il peggiore che io conosca.

Però poi gli italiani producono prodotti eccellenti…
Siete bravissimi. Penso per esempio ai mobili. Si fa tutto bene qui. Solo che le decisioni sono lente. Io avrò disegnato in Italia più di 40 progetti e ne ho realizzato uno…due.

L’Italia? Il peggior Paese per lavorare, però…
Sir Richard Rogers è nato a Firenze nel 1933. Laureato a Londra nel 1959 è entrato a parte dei più noti esponenti dell’archystar system. La sua architettura, caratterizzata da criteri di grande leggerezza, pone le basi per la svolta high-tech. Assieme a Renzo Piano vince il concorso per la costruzione del Centro Pompidou a Parigi, nel 2016 gli viene assegnato il progetto del grattacielo “Tower 3” a Manhattan.
In questo stralcio di intervista parla delle città del futuro: fuori le auto, negozi di vicinato, ogni due alloggi uno sociale.
Ama moltissimo l’Italia ma -poi- afferma: però è il peggiore Paese per lavorarci.