Tu sei qui

Cartelli di cantiere: trascurarli costa caro

I cartelli di cantiere negli appalti pubblici assumono dimensioni enormi, perfino esagerate. Quelli dei cantieri privati sono spesso nascosti, lontani dalla pubblica via se non addirittura cancellati dal primo acquazzone.
Qual’ è il parere della Cassazione? È un reato oppure una omissione trascurabile?
Potrà continuare questo “andazzo”?
Leggete questo articolo e…presto vi affretterete a rimediare ai vostri cartelli sbiaditi.

Cartelli di cantiere: trascurarli costa caro

Le trasgressioni sono reato edilizio
CARTELLI DI CANTIERE: TRASCURARLI COSTA CARO
Né nascosti, né lontani o cancellati

RISCHIA GROSSO CHI NON ESPONE IL “CARTELLO DI CANTIERE" 
Il comune esercita il controllo e la verifica sull'attività edilizia svolta sul proprio territorio; tale attività può comportare accertamenti su aspetti sia sostanziali, sia formali. La mancata affissione del "cartello di cantiere" con l'indicazione del titolo abilitativo dei lavori e dei tecnici incaricati «secondo le modalità stabilite nel regolamento edilizio», ovvero il fatto che esso non sia ben visibile può costare caro. Secondo la Cassazione, si tratta di un vero e proprio reato edilizio sanzionato, nel caso in esame, con un'ammenda di € 3.000,00.

Tutto nasce dalla mancata esposizione in cantiere della tabella indicante gli estremi degli atti abilitativi dei lavori. Il tribunale si mostra intransigente e la Cassazione persegue la linea dura. 
Viene chiamato in gioco l'art. 44, lett. a), del D.P.R. 380/2001: insomma si tratta di un reato edilizio. 

Il parere della Cassazione 
La Corte di Cassazione, con la sent. n. 38380 del 22 settembre 2015, richiama un costante orientamento giurisprudenziale, sorto in vigenza della legge 47/1985. In particolare, l'art. 4 (il cui contenuto è stato trasfuso nell'art. 27, ultimo comma, del T.U. dell'edilizia) prevedeva che «gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, ove nei luoghi in cui vengono realizzate le opere non sia esibita la concessione ovvero non sia stato apposto il prescritto cartello, ovvero in tutti gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all'autorità giudiziaria, al presidente della giunta regionale e al sindaco, il quale verifica entro trenta giorni la regolarità delle opere e dispone gli atti conseguenti». In verità, l'art. 4 della legge 47/1983 prevedeva due diversi obblighi, ovvero la tenuta in cantiere della concessione edilizia e l'esposizione del cartello contenente gli estremi della concessione e degli autori dell'attività costruttiva. 
La norma è stata abrogata dall'art. 136 del D.P.R. 380/2001, ma il principio è stato comunque assorbito dal Testo Unico; attualmente l'ultimo capoverso del comma 6 dell'art. 20 del T.U. stabilisce che «gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio». 

Vietato ostacolare l'attività di controllo 
La giurisprudenza considera la violazione all'obbligo di esporre il cartello di cantiere come una vera e propria violazione edilizia, in quanto viene ostacolata una rapida vigilanza sull'attività edificatoria in atto. Conseguentemente trovava applicazione l'art. 20 (abrogato dall'art. 136 del T.U. e trasfuso nell'art. 44), che prevede l'applicazione di specifiche sanzioni penali, ma solo nel caso in cui l'obbligo di affissione sia espressamente previsto dei regolamenti comunali o nella concessione (Cass., Sez, III, sent. 4 giugno 2013, n. 29730; sent. 15 ottobre 2009, n. 46832 e sent. 7 aprile 2006, n. 16037). Tale interpretazione ha radici profonde, risalendo addirittura a una decisione delle Sez. Unite 29 maggio 1992; n. 7978, poi confermata dalla Sez. III pen., sent. 5 ottobre 1994, n, 10435. 

Il requisito della colpa 
La sanzione penale richiede un giudizio sulla condotta dell'imputato. 
Nel caso in esame, la Cassazione ha sottolineato che, per la configurabilità del reato, è sufficiente anche una colpa generica. Ciò vuol dire, in altri termini, che le manette scattano ai polsi anche quando la mancata esposizione del cartello sia dipesa da semplice trascuratezza o negligenza, a prescindere da ogni indagine sulla volontà del soggetto di non adempiere alle norme. 

Anche il committente è responsabile 
Il Palazzaccio sottolinea che, nel caso in esame, trovava applicazione l'art. 6 della legge 47/1985, mentre oggi scende in campo l'art. 29, comma 1, del D.P.R. 380/2001, che prevede la responsabilità del titolare del permesso di costruire, del committente, del costruttore e del direttore dei lavori.
Nel caso di mancata esibizione del cartello, quindi, sarebbe configurabile una violazione delle norme edilizie, la cui responsabilità verrebbe a cadere sui soggetti sopra indicati. In particolare, la Corte di Cassazione, con sent. 4 giugno 2013, n. 29730, in un caso analogo, ha riconosciuto espressamente la responsabilità del committente-proprietario. Quest'ultimo non può farla franca assumendo di avere affidato la responsabilità del cantiere a persona esperta e competente come il direttore dei lavori. 
Il proprietario sarebbe comunque responsabile per culpa in vigilando, ovvero per non aver vigilato sull'attività dei tecnici e degli operai. 
Il committente, infatti, ha l'obbligo di accertarsi che i lavori siano eseguiti in conformità alle prescrizioni amministrative e tale obbligo non può essere delegato ad altri (Cass. Sen., Sez. III, sent. 24 novembre 2011, n. 47434 e sent. 4 ottobre 2006, n. 37299). 

Il parere della giurisprudenza 
La giurisprudenza si è occupata in varie occasioni delle conseguenze derivanti dalla mancata esposizione del cartello di cantiere. Quello che può sembrare un semplice "peccato veniale", in realtà, è stato spesso sanzionato duramente dalla Cassazione penale (Sez. III, sent. 11 maggio 2006, n. 16037 e sent. 9 dicembre 2009, n. 46832). 
L'art 44 del T.U. è stato chiamato in campo anche quando sia stata omessa semplicemente la data di inizio dei lavori o l'indicazione della ditta esecutrice delle opere, dati, questi ultimi, rientranti tra quelli indicati nel permesso di costruire (Cass. peni., Sez. III, sent. 23 febbraio 2012, n. 7070).

E se il cartello è poco visibile? 
L'importanza del cartello per il nostro legislatore appare ancora più evidente quando si pensi che, secondo la Cassazione, non solo deve essere esposto, ma deve essere anche ben visibile. "Nascondere" il tabellone equivale a non esporlo (Cass. Pen., Sez. III, sent. 11 ottobre 2012, n. 40118). Si rammenta che al vaglio della terza sezione penale della Corte di Cassazione (sent. 9 gennaio 2015, n. 537) è recentemente finito un caso analogo relativo all'amministratore di una società che, quale proprietaria del suolo, era stata ritenuta colpevole, in quanto «il cartello prescritto dal regolamento edilizio risultava bianco, completamente illeggibile e le conseguenze non mutavano anche in caso di eventuale deterioramento della scritta originaria per effetto di agenti atmosferici». 
Peraltro il Palazzaccio, nel caso in esame, ha sentenziato che il proprietario non è automaticamente responsabile per la mancata installazione del tabellone, in quanto è necessario che egli sia anche titolare del permesso di costruire o committente. In sostanza, la circostanza che il cartello sia assente o non sia leggibile è comunque fonte di responsabilità, ma il proprietario del suolo risponde solo nella misura in cui sia anche titolare del permesso di costruire ovvero committente. 

Donato Palombella 
da "Consulente Immobiliare" n. 987