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A bottega dal buon maestro

Dall’illustre antenato ha ereditato la passione per la storia. Lui stesso ha fatto storia con una fede cieca ed appassionata nell’obiettivo di recuperare un importante castello in rovina.
Ma non riuscì soltanto a ricostruire, consolidare e dare forma al Castello di Sabbionara d’Avio perché seppe anche consolidare sincere amicizie con la sua spontaneità ed intelligente ironia.

A bottega dal buon maestro

Amava la vita con entusiasmo adolescenziale
A BOTTEGA DAL BUON MAESTRO
Vincenzo Bongiovanni, il FAI ed il Castello di Avio

Raramente ci soffermiamo a ricordare qualche Collega scomparso.
Non che tutti non lo meritino, tutt’altro. Però spesso ci mancano le informazioni dirette e personali necessarie per raccontare la loro storia.
Ognuno, con la propria vita, scrive un libro immaginario con tutte le vicende, avventure, passioni, successi e delusioni. Ciascuno avrebbe una bella e suggestiva storia da raccontare…ma non sempre c’è qualcuno pronto a scriverla.
La redazione è in grado di farlo perché Vincenzo è sempre stato vicino al nostro collegio con un grande senso di appartenenza.
Vincenzo Bongiovanni ebbe una vita ricchissima di esperienze da poterci scrivere uno dei libri più avvincenti tra quelli dei nostri Colleghi.
Per prenderla alla lontana, appare doveroso un breve accenno il suo “casato”.
Era figlio di Maria Orsi, a sua volta nipote del celeberrimo Paolo Orsi (1859-1935), senatore del Regno d’Italia ed archeologo di fama internazionale per gli studi, le preziosissime ricerche ed i ritrovamenti nella Magna Grecia.
Se in Trentino Paolo Orsi ha lasciato molte memorie con strade, piazze e scuole a lui dedicate, nel Meridione –ma in particolare a Siracusa ed a Crotone– Paolo Orsi è considerato un eroe tanto da meritarsi monumenti in mezzo alle piazze principali e musei a lui dedicati per onorare una attività incessante nelle ricerche archeologiche con risultati eccezionali noti in tutto il mondo.
Chiuso questo intermezzo, torniamo a Vincenzo Bongiovanni, notissimo nel suo paese di Avio, dove aveva lo studio in una stupenda casa aristocratica del centro storico.
Era di una simpatia immediata. Sapeva coinvolgere i suoi interlocutori in discussioni a volte molto animate, sempre coinvolgenti, con toni molto accesi che immancabilmente smorzava con battute irresistibili.
Aprì lo studio nel 1960 e fin da allora il suo ufficio fu un vero e proprio laboratorio dove moltissimi futuri geometri ed architetti sono passati –appassionatamente– dalla noia dei libri scolastici alla stimolante giornata dietro le quotidiane barricate di uno studio tecnico di paese.
Puntuale, onesto, preciso, perfino pignolo quasi da rasentare il maniacale, era capace di fermarsi davanti ad un problema, sviscerarlo in tutte le sue sfaccettature, porsi mille domande, per poi adottare una precisa soluzione, mai lasciata al caso.
A parte le sue capacità professionali, Vincenzo è stato un personaggio di grande comunicativa, capace di coinvolgere nei suoi interessi molti amici e conoscenti.
Anche nella vita di categoria, non era mai assente o distratto ma sempre partecipe, in particolare nelle riunioni di zona tenute a Rovereto dove prendeva la parola con l’autorevolezza del suo senso pratico, privo di fronzoli.
Chi svolgeva il praticantato nel suo ufficio non era certo abbandonato a se stesso ma seguìto pedantemente e coinvolto in tutte le questioni e difficoltà dello studio e del cantiere.
Che io ricordi, solo uno di loro ebbe vita breve da lui.
Avvenne il primo giorno di un tirocinio. Allo squillo del telefono Vincenzo rispose alla chiamata e rimase per un po’ a conversare.
Finita la telefonata il ragazzotto chiese:
“Chi era?”
“Mia moglie; perché ti interessa?”
“Per così. Ma cosa voleva?”

Il giorno dopo l’apprendista ficcanaso era già a casa sua.
Con tutti gli altri era di una disponibilità e generosità unici, fintanto da farli entrare nella sfera dei suoi interessi e coinvolgerli nelle sue passioni: la storia, la caccia, i problemi della campagna, le eccellenze dei vini locali, i personaggi, le vicende di paese e –perché no– anche la descrizione di splendide ragazze, che punteggiavano le sue frequentazioni e rievocazioni, tale da lasciarti con l’acquolina in bocca. 
Dicevamo del nonno. Dalla sua passione ereditò l’amore per la storia ed in particolare per quella dell’insieme di ruderi che sovrastavano l’abitato di Sabbionara. Nella sua qualità di tecnico, nel 1977 assistette gli eredi Castelbarco nella delicata fase di donazione del Castello di Sabbionara al FAI, l’allora nascente Fondazione (ndr oggi conta più di 200.000 iscritti) meritoria di aver portato il castello allo splendore attuale. Si lasciò –infatti– coinvolgere nell’ambizioso progetto del FAI per la ricostruzione del Castello di Sabbionara alla quale contribuì con rilievi, ricerche e collaborazioni preziose a fianco dell’arch. Renato Bazzoni, storico segretario del FAI, con il risultato di trasformarlo nel più bel castello della Vallagarina a dominio del fondovalle per una ventina di chilometri da nord a sud.
Proprio così: se le vecchie rovine arroccate sopra il borgo di Sabbionara erano in una condizione di grave abbandono fino al 1977; l’aver portato il Castello di Sabbionara d’Avio alla situazione attuale, visitato ogni anni da decine di migliaia di persone, è in gran parte merito suo.
Eclettico, socievole, simpatico, spiritoso, ironico ed arguto non poteva non entrare a far parte delle più svariate iniziative culturali come quella del coro del Monte Vignol dove non primeggiava tanto per i vocalizzi di tenore, quanto per le iniziative ed i contatti in Italia e all’estero con apprezzate tournée attraverso le quali collezionava sempre nuove conoscenze ed amicizie, pur nella sua scarna dimestichezza con le lingue straniere.
Nel rincorrersi dei ricordi e delle emozioni, di momenti ed episodi vissuti assieme, c’era anche il progetto di un viaggio mai realizzato…
Era suppergiù l’anno 1995 ed il Collegio di Trento aveva organizzato il primo viaggio culturale della sua storia.
La meta? Parigi!
Fummo i primi ad iscriverci ed avevamo già fatto il nostro programma parallelo per visitare per conto nostro qualche luogo meno conosciuto e fuori programma.
Fatti i bagagli, alla vigilia della partenza contattammo il consigliere “organizzatore” per conoscere ora e luogo della partenza.
Candidamente ci informò che eravamo gli unici due partecipanti…gli spiaceva ma il tour era annullato: si era soltanto scordato di informarci.
Restammo di stucco, lo mandammo al diavolo ma poi ci siamo guardati in faccia per farci una bella risata.
I viaggi successivi li avremo fatti solo noi due.
L’ultimo l’ha fatto da solo, lasciando –però– dietro di sé moltissimi bei ricordi. 

RICORDANDO VINCENZO….

PER 22 ANNI NELLO STESSO STUDIO: DAI COMUNI RISULTATI SCOLASTICI ALLA PERFETTA INTESA (A COSTO DI ACCESE DISCUSSIONI) SUL LAVORO.

Era il 1989 quando un collega mi diede il contatto telefonico di Vincenzo Bongiovanni. 
Mi disse “c’è un collega di Avio che avrebbe necessità di un Tecnico preparato in ambito dei Lavori Pubblici, so che qui dal Sisto ne svolgete diversi, prova a contattarlo”.
Telefonai e mi fissò il primo appuntamento in studio ad Avio; in quel momento lavoravo presso lo Studio dell’ing. Sisto Campostrini a Rovereto.
Era un venerdì nel tardo pomeriggio.
Dopo avermi fatto accomodare, scambiati i primi convenevoli, mi chiese quali fossero le mie esperienze lavorative. 
Il colloquio andò avanti in modo fluido fintantoché non affrontammo la questione delle mie esperienze scolastiche: qualche difficoltà confesso di averla avuta al Fontana, non tanto per lo studio delle materie fine a se stesse, quanto piuttosto all’irrequietudine adolescenziale. 
Rimasi basito quando, dopo aver parlato del mio percorso scolastico, mi guardò e scoppio in una sonora risata. Gli chiesi quale fosse il motivo di tanta ilarità e lui –con il suo fare sornione– mi confidò candidamente che anche il suo percorso scolastico non era stato un esempio da “libro d’oro” dell’Istituto e che –certo– non poteva essere additato come studente modello. 
Le sue parole furono “lascia stare la scuola, un bravo tecnico si vede sul campo, la prossima settimana devo iniziare un lavoro per il Comune. Rivediamoci lunedì sera e vediamo cosa sai fare”.
Fu così che iniziò una collaborazione che durò 22 anni, fino al 2011 (anno nel quale chiuse lo Studio per problemi personali).
Pensando a Vincenzo, i ricordi affiorano, molti sarebbero gli aneddoti legati alla condivisione della lunga collaborazione professionale.
Ricordo come sempre sorridente si relazionava con colleghi, clienti, pubblici dipendenti…sempre pronto alla battuta; aveva un carattere affabile, non era certo difficile andare d’accordo con lui se si partiva da una base di sincerità nell’approcciarsi alla vita, al lavoro ed alla quotidianità dei momenti trascorsi insieme.
Uomo di dirittura morale e di onestà intellettuale, sempre pronto ad ascoltarti, col passar del tempo eravamo diventati amici; ci supportavamo e sopportavamo a vicenda, avevamo imparato a fidarci ad occhi chiusi l’uno dell’altro.
Diceva “ricordati Augusto che i consigli bisognerebbe darli metà in parole e metà in soldi” questo credo sia sufficiente per far comprendere la sua levatura morale.
Era un Tecnico molto preciso, preparato e generoso con chi sapeva cogliere le sue peculiarità caratteriali. La sua dedizione al FAI (Fondo Ambiente Italiano) era assoluta, così come l’attenzione e la cura del Castello di Sabbionara d’Avio (ne era diventato affidatario), da sempre a supporto della Delegazione di Trento. 
Al suo fianco nel seguire i lavori in Castello, a metà degli anni ’90 mi fece “innamorare” della Fondazione ed ancora oggi personalmente ne porto avanti le istanze.
Si prodigava anche per il Coro Monte Vignol (apparteneva al sodalizio da anni) attraverso varie iniziative, dalla preparazione alle trasferte, all’organizzazione delle rassegne locali. Coltivava pure la passione per la caccia, praticata da vero Signore con la caccia di selezione e un solo esemplare abbattuto all’ anno.
Un Amico e Maestro di vita, così posso definire ciò che è stato Vincenzo per me: come tale resterà sempre nella memoria, nel cuore. 
Chi lo ha conosciuto, non potrà dimenticarlo. 
Per parte mia posso solo dire…grazie Vincenzo.

 

Augusto Marasca