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Ancora sul regime forfetario

Il tema dell’anno in materia fiscale riguarda il “regime forfetario”. 
La scelta tra regime forfetario ed ordinario è dovuta avvenire ad inizio anno e comunque –pur non essendoci nulla da aggiungere ai due importanti interventi del dott. Ghidoni– c’è sempre qualcosa da conoscere.
Come, ad esempio, le voci a favore e contrarie, intercettate –stavolta– dalle pubblicazioni di altri ordini professionali.

Ancora sul regime forfetario

Non trascurabile la concorrenza sleale
ANCORA SUL REGIME FORFETARIO
I pro ed i contro per imposta, reddito ed IVA

Premesse
La flat tax autonomi al 15% prevede disposizioni di fatturazione che comportano distorsioni della concorrenza nei settori delle prestazioni tecnico professionali.
I titolari di partite IVA individuale che non partecipano a società o studi associati e che nell’anno 2018 hanno avuto ricavi inferiori a 65.000 euro possono emettere fatture in esenzione di IVA. 
Dal prossimo anno l’esenzione verrà estesa anche alle partite IVA che nel 2019 avranno un fatturato tra 65 e 100mila euro a cui sarà applicata una imposta sostitutiva del 20%.
C’è anche il rischio che il nuovo regime dei minimi, originariamente pensato per soggetti realmente tali e per questo esclusi dagli studi di settore, dall’anno fiscale 2020 possa diventare il nuovo regime ordinario con l’80% delle partite IVA.
L’attuale regime forfetario del 15% è pensato per contribuenti medio-piccoli: alzare la soglia di applicazione dell’aliquota scontata fino a redditi da 100mila euro rischia di avere effetti distorsivi
Gli effetti distorsivi e le incoerenze che il nuovo regime forfetario dei lavoratori autonomi potrebbe generare sono diversi: si va dal disincentivo alle aggregazioni al nanismo imprenditoriale professionale. Infatti restare in proprio sarebbe più conveniente che associarsi o aggregarsi ma l'effetto potrebbe essere non solo quello di limitare la crescita dimensionale, anche a costo di produzioni di nero, ma pure una concorrenza sleale. Comunque c’è pure il rischio di spingere lavoratori dipendenti verso attività fintamente autonome.
Infine la concorrenza sleale che consiste nella differenza di oltre il 22% diventa un problema notevole nei confronti di chi non “scarica” l’IVA, cioè i privati e gli enti pubblici.

Imposta: pro e contro
L’aliquota fissa al 15% è certamente vantaggiosa, soprattutto se si dichiarano redditi non bassi. Di contro, la tassazione sostitutiva comporta l’impossibilità di detrarre oneri sostenuti dal contribuente. Il regime forfetario rischia dunque di diventare poco attraente per: 

  • coloro che hanno effettuato interventi sulle abitazioni (bonus ristrutturazione ed ecobonus)
  • quelli che pagano interessi passivi sul mutuo 
  • ed anche per chi ha spese sanitarie sostenute, effettua versamenti alla previdenza complementare oppure ha familiari fiscalmente a carico.

Redditi: pro e contro
Essendo il reddito determinato in modo forfetario, avranno maggiore convenienza i soggetti che, nell’ambito della propria attività, si trovano a sostenere pochissimi costi perché ne vedranno riconosciuta “gratuitamente” una quota maggiore. Va da se che chi sostiene invece costi significativi, avrà interesse ad applicare gli ordinari regimi di determinazione del reddito. Un altro fattore negativo è rappresentato dall’impiego di beni strumentali in quanto il loro costo non è deducibile.

IVA: pro e contro
Il regime forfetario esegue operazioni fuori dal campo IVA, ciò significa che se da un lato, all’interno delle sue fatture, non esporrà l’IVA, al tempo stesso non ha diritto a detrarre l’importo legato alle spese sostenute, trasformandosi così in puro costo.