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90 anni di “gloria”

Se fosse una persona, festeggiare i 90 anni sarebbe un bel traguardo, anche se… gli anni pesano.
Ma stavolta su parla del nostro Albo: 90 anni di vita, una splendida vita fino all’età di 80 anni. 
Ma poi che succede?
I numeri diminuiscono. Assieme alla crisi aumentano le nostre preoccupazioni. Riuscirà il progetto scuola ad arginare la diminuzione dei numeri che preoccupa la Cassa ma soprattutto ad incoraggiare i giovani che faticosamente versano contributi sempre più pesanti per la pensione?

90 anni di “gloria”

Come arriveremo al centenario del 2029?
90 ANNI DI “GLORIA”
La bella età dell’albo professionale

Un tempo l’11 febbraio era festeggiato, a scuola, con un giorno di vacanza.
La ricorrenza però riguardava l’anniversario del Concordato tra Lo Stato e la Santa Sede mentre l’11 febbraio 1929 ricorda anche un altro anniversario: quello del nostro Albo professionale.
Lungi dalle commemorazioni, dalle celebrazioni e dagli spunti retorici, non è nemmeno assennato gettare alle nostre spalle questa ricorrenza come un vecchiume di cui disfarsi.
Infatti, chi non conosce la propria storia non è nemmeno in grado di immaginare e comprendere il proprio futuro.
Quindi, senza insistere sull’anniversario che coinvolge tutti noi, è del tutto lecito fermarci un attimo per guardare alla nostra storia per prendere fiato e rivolgerci al futuro.
Nessun azzardo, per carità, il futuro è tutta una incognita e siccome i cambiamenti climatici incombono su di noi, i mercanti di odio e di armi hanno un successo strepitoso e l’uomo moderno si accorge di non essere nemmeno in grado di riparare ai propri vecchi errori (Chernobyl insegna) figurarsi se l’autore di queste righe si azzarda a fare previsioni per i prossimi 90 anni.
Si limita a chiedere una breve pausa: quel tanto da raccoglierci dinanzi ad una fugace commemorazione e ricordarci che, solamente uniti, riusciremo a salvare una professione che sta affondando pericolosamente nei numeri.
Sono trascorsi 90 anni dalla istituzione giuridica della nostra professione e dalla costituzione dell’Albo.
Era il 1929: con il R.D. 11 febbraio 1929 n° 274 i diplomati agrimensori e quelli che avevano ottenuta l’abilitazione di geometra hanno potuto fregiarsi del titolo e quindi, dapprima presso l’associazione sindacale e successivamente presso il “Collegio” veniva costituito l’Albo per tutti coloro che avevano i requisiti previsti dalla legge.
Tale norma istitutiva è stata poi modificata con il D.Lgs 23 novembre 1944 n° 382 costituendo –in parte tuttora– lo schema di riferimento per la categoria.
Questa ricorrenza non è passata del tutto inosservata ed in più sedi è stata celebrata anche con una serie di iniziative appropriate.
Se nei primi 80 anni della professione la figura del “geometra” è sembra apparsa in crescita fino a sfiorare i 100.000 iscritti, il destino (o la signora Gelmini?) doveva riservarci un’amara sorpresa.
Nell’ambito della nostra storia il colpo più desolante e penoso è infatti avvenuto nel 2010 quando, dal vecchio ma tanto amato “Istituto tecnico per geometri”, siamo passati al CAT, Istituto Tecnico Settore Tecnologici indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio.
Molte parole per dire poco. Infatti si sono ridotte, se non perdute, importanti materie professionali come l’estimo ed il diritto mentre la formazione ha preso una impronta molto più generica.
Ed ecco i nuovi CAT, usciti da un percorso di studio, non si sa fino a che punto professionalizzante, in cerca della loro identità. Quella identità che faticosamente –ora– si sta cercando di creare attraverso i corsi universitari.
In un momento come questo è quanto mai necessario l’appello alla unità dei geometri sui quali ricade il grave compito e responsabilità di orientare i giovani verso il nuovo percorso di studi (CAT e percorso universitario) prima che i numeri precipitino a livelli preoccupanti per la nostra sopravvivenza.
Se alle votazioni politiche ed amministrative partecipa poco più del 50% dell’elettorato ma gli Organi rappresentativi funzionano ugualmente, forse è il caso di chiamare a raccolta quel 60-70% di colleghi che disertano costantemente le assemblee di categoria e coinvolgere anche loro in un progetto gravoso che richiede idee e fatiche per evitare che la nostra professione affoghi nell’anonimato dell’acronimo che ne sta segnando il destino creando ragionevoli preoccupazioni non solo per i prossimi 90 anni ma perfino per il centenario del 2029.